Commemorazione omicidio Giuseppe Di Matteo. Nicola Di Matteo: “Avrei voluto morire io al posto di mio fratello”

Fava: “La mafia non è cambiata, c’era e c’è ancora, ha solo cambiato strategia”

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SAN GIUSEPPE JATO Con un omaggio floreale sulla brandina dove riposava quando veniva tirato fuori dal pozzo è stata ricordata oggi la memoria del piccolo Giuseppe Di Matteo. Il bambino, venne ucciso 24 anni fa, l’11 gennaio del 1996, in un casolare nelle campagne di San Giuseppe Jato, strangolato e poi sciolto nell’acido dai suoi carcerieri: Giuseppe Monticciolo, Enzo Brusca e Vincenzo Chiodo.

“È prima volta che partecipo a iniziative che ricordano la memoria di mio fratello perché ancora oggi provo un dolore enorme per quanto è accaduto. Mio fratello è vivo nella memoria di tutti, ma avrei preferito morire io al suo posto”, ha dichiarato Nicola Di Matteo, il fratello trentottenne del piccolo Giuseppe.

Una mattinata emozionante, con diversi messaggi rivolti alla memoria del piccolo Di Matteo e di coloro che hanno sacrificato la loro vita per un ideale di verità e giustizia superiore.

«La mafia non è cambiata, c’era e c’è ancora – ha sottolineato con forza Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana  -. Ha solo cambiato strategia, ma è presente come e più di prima. Tutti vanno ad Auschwitz per vedere i forni crematori, provando inevitabile orrore.  Eviteremmo di vendere chiacchiere, se andassimo nei luoghi in cui la mafia ha seminato orrore, come il Giardino della Memoria, accorgendoci delle atrocità di quanto è accaduto».


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La vera sconfitta alla mafia passa attraverso la cultura – ha aggiunto Roberto La Galla, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale – mettendo in campo iniziative che non consentano di dimenticare il sacrificio di queste persone».

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