L’Arte Rotta di Francesca Vaglica: i gioielli che danno nuova vita all’arte musiva

“Voglio far conoscere il mosaico come una realtà viva, che può continuare a vivere e che deve avere un futuro”

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MONREALE – Giusto dietro le absidi della Cattedrale, sulla soglia del quartiere della Ciambra, si trova la bottega di Antonina Parisi, mosaicista, e Angelo Cangemi, professore e storico mosaicista. È qui che incontriamo Francesca Vaglica, giovane artista monrealese. Come ci racconta lei stessa, Francesca non avrebbe mai pensato di percorrere la strada nell’arte nella sua vita. Eppure, da qualche anno si è appassionata all’arte musiva, facendola sua e mettendole una veste innovativa. 

“Ho studiato qui a Monreale, al liceo classico. Studi umanistici, niente che facesse pensare a un mio lavoro con l’arte. Per l’arte credo di avere sempre avuto una passione celata, che si è rivelata solo negli ultimi anni. Dopo l’università, che non ho mai terminato, ho cominciato a frequentare questa bottega. 

Ho lavorato qui per tanti anni, ma con disinteresse totale verso il mosaico. Lo facevo per guadagnare qualche soldo. Nel frattempo ho imparato la tecnica del mosaico che, ci tengo a specificarlo, è quella tradizionale utilizzata per decorare il Duomo. Ho cominciato per necessità. Poi, circa sei anni fa, ho capito che il mosaico poteva entrare a far parte della mia vita in maniera diversa. Ho iniziato a viverlo diversamente quando ho capito che potevo essere io la protagonista del mosaico. Che potevo creare qualcosa che mi rappresentasse.”

Francesca ha iniziato a creare gioielli artigianali tramite il suo innovativo utilizzo del micromosaico. I suoi lavori, unici ed eleganti, sono un ottimo esempio di come un’arte secolare possa essere riadattata alle richieste della modernità. Si chiama “l’Arte Rotta” il suo sito web dove oggi vende anelli, collane, bracciali e accessori di ogni sorta.

“Ho iniziato a pensare che poteva essere la mia strada. Ho cominciato a realizzare dei monili, roba di poco costo. Mi sono detta: “proviamo”. E ho visto che il risultato era buono. È stata una sfida, che, però, ha portato buoni risultati. 

Piano piano ho visto che la richiesta iniziava a crescere, e il lavoro si è fatto sempre più impegnativo. Da quando ho aperto il sito mi arrivano anche richieste da fuori. Dall’estero devo dire non tantissime, qualcosa dall’America e dalla Germania. Però dal resto d’Italia assolutamente sì, e ancor di più da tutta la Sicilia. Il mio obbiettivo è di far conoscere le mie creazioni, credo che valgano. Sono qualcosa che non si trova comunemente. E poi io ci metto tutta me stessa nei miei lavori, tutto quello che ho.”

Francesca ha intrapreso questa strada in maniera estremamente creativa. Oggi crea anche monili 3d, coadiuvata in questo dal marito, Simone Cangemi. In passato aveva già avviato un progetto con l’architetto Rosanna Romano, sempre per la progettazione e la stampa di monili tridimensionali, al momento interrotto. Così anche in paese hanno iniziato ad apprezzare il suo lavoro. 

“Anche il monrealese ha cominciato ad interessarsi. Dalla gran parte dei monrealesi il mosaico è purtroppo visto, in un certo senso, come un souvenir. Non c’è grande interesse del monrealese in quest’arte. La si vive e la si vede come una decorazione del Duomo e come un oggetto per il turista. Invece non è così.

Voglio far conoscere il mosaico come una realtà viva, che può continuare a vivere e che deve avere un futuro. E lo faccio dandogli io stessa una nuova vita, una nuova veste.

Vedo che l’interesse c’è, anche se purtroppo non si capisce il lavoro che c’è dietro. Poi io faccio gioielli, sono fatti per essere indossati e quindi serve una particolare attenzione nel crearli. Però essendo oggetti piccolini, che magari costano poco, non si immagina lo sforzo che c’è dietro. Per questo, quando faccio una mostra o un’esposizione, ci tengo a fare vedere cosa si cela dietro al mosaico. Il lavoro minuzioso, Il taglio di ogni singola, piccola tessera, andarla ad accostare, la cura nei colori, l’attenzione nel non farla sporgere in fuori…”

L’arte musiva ha dunque, in qualche modo, perso la centralità e l’attenzione che le erano riservati in passato. Complice forse anche l’assenza di un modo per far conoscere ai giovani artisti questa strada e incentivarli a intraprenderla.

“Non ho mai pensato all’aiuto del Comune, però tanto si potrebbe fare. Organizzare mostre, mostre mercato o anche supportare attività come Ciambr’art. Sarebbe meraviglioso, si potrebbe partire da queste banalità per arrivare a, per dirne una, a creare siti commerce fatti proprio dal Comune. 

All’Istituto d’arte, a mio avviso, è un peccato che siano diminuite le ore di mosaico vero e proprio. La scuola funzionava tanto quando si praticava il mosaico: là nasceva l’artigiano. E l’artigiano ha bisogno di confrontarsi con quella che è l’arte pratica”.

Talento, creatività e voglia di mettersi in gioco. Sono queste le caratteristiche che hanno portato Francesca a creare opere originali e esteticamente affascinanti. 

“È questo il mio intento. Dare nuova vita al mosaico, un nuovo lustro attraverso di me – senza essere pretenziosi! Con tutta l’umiltà di quello che riesco a fare. Devo dire che sono soddisfatta, credo fortemente nelle mie creazioni. Li vedo come miei figli questi oggetti”. 

Quest’ultimo concetto ci tiene a riportarlo anche nella descrizione del suo sito, dove spiega: “È singolare l’esperienza di assistere alla nascita di un oggetto minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, e la soddisfazione di vedere ultimata un’opera che non è più solo materia, ma diventa un figlio, un po’ come Geppetto con il suo ciocco di legno”.

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