Gestione del servizio idrico in house, a chi conviene?

La sentenza del TAR ha "solo" ritardato il trasferimento del servizio all'AMAP

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MONREALE – Il trasferimento del servizio idrico del comune di Monreale all’AMAP, come quello di diverse decine di altri comuni, è solo rinviato. Chi esulta per la sentenza del TAR della Sicilia che ha sospeso gli effetti della delibera dell’ATI Palermo del 25 giugno scorso dovrà a breve ricredersi. Il TAR ha ritenuto fondate “le censure del Comune di Terrasini legate a vizi procedimentali che vanno ad inficiare la bontà della deliberazione ATI”. Non viene cancellata la legge che impone il trasferimento del servizio, e delle infrastrutture comunali, alla società che svolgerà il servizio per tutto il territorio dell’ambito. Semmai ne vengono rallentati i tempi di esecuzione.

Sono diversi i comuni che, proprio con la delibera del 25 giugno, avevano ottenuto il riconoscimento della salvaguardia della gestione del servizio.

Campofelice di Roccella, Caltavuturo, Castelbuono, Collesano, Contessa Entellina, Gangi, Geraci Siculo, Giardinello, Isnello, Misilmeri, Montelepre, Palazzo Adriano, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, Prizzi e Roccamena. In questo caso si tratta dei comuni che presentano contestualmente le seguenti caratteristiche: approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate; sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette ovvero in siti individuati come beni paesaggistici; utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico. Anche Castronovo di Sicilia e Villafrati potrebbero ottenere la salvaguardia per gli stessi motivi, ma si attende il parere favorevole del Ministero dell’Ambiente.

I comuni Gratteri, Scillato e Sclafani Bagni continueranno pure a fornire il servizio autonomamente, poiché posseggono il requisito di avere una popolazione residente inferiore a 1.000 abitanti. 

Invece, il comune di Monreale, come anche quelli di Altofonte, Bagheria, Baucina, Belmonte Mezzagno, Bisacquino, Borgetto, Campofiorito, Castellana Sicula, Cefalù, Cerda, Ciminna, Cinisi, Giuliana, Godrano, Mezzojuso, Roccapalumba, Termini Imerese, Terrasini, Trabia, Ustica, Valledolmo, Ventimigliadi Sicilia e Vicari, dovranno confluire nella Gestione Unica d’Ambito affidata ad AMAP spa, previo specifico atto deliberativo adottato in Consiglio Comunale.

Passare ad una gestione non comunale potrebbe significare un aggravio dei costi per i concittadini. Ed è essenzialmente questo il motivo dei ricorsi presentati dai diversi comuni per ostacolare il passaggio. Ma nella previsione della legge, il trasferimento del servizio di più comuni ad un soggetto unico porterebbe ad un efficientamento generale dello stesso, di cui potrebbero godere innanzitutto quei comuni, come quello di Monreale, che, per motivi contingenti, ma soprattutto remoti, hanno una qualità del servizio scadente. Esultare dinanzi alla recente sentenza del TAR avrebbe un senso solo nel momento in cui si disponesse già di un piano concreto finalizzato al  miglioramento della gestione in house del servizio. La scorsa estate le notizie sull’emergenza idrica nel vasto territorio comunale monrealese erano all’ordine del giorno. Reti colabrodo, pozzi a secco, e le casse del comune vuote che non consentono di affrontare nel futuro più prossimo interventi strutturale. 

E allora, a chi giova il mantenimento dello status quo? Riuscirà l’amministrazione comunale (come anticipato questa mattina dal Mosaico) a coglierne l’opportunità per migliorare il servizio, o significherà per tanti cittadini continuare a ricevere (o a subire) un servizio inadeguato e inefficiente?

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