“Da domani inizierò una nuova avventura”, il saluto a Monreale della dirigente Chiara Di Prima

“L'unico obiettivo su cui vale la pena puntare sono le nuove generazioni, il nostro futuro...la nostra unica e impareggiabile speranza”

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PALERMO – Sei anni alla guida dell’Istituto monrealese Pietro Novelli, poi, da settembre 2019, l’incarico al MIUR. Da domani la Prof.ssa Chiara Di Prima tornerà alla direzione di un istituto scolastico, il Galileo Galilei di Palermo.

“Una nuova avventura”, scrive la Di Prima nella lettera che ha voluto indirizzare alla città di Monreale, e soprattuto agli studenti, nei quali vede il futuro sul quale è necessario investire.

 

Sono passati già sette anni dal giorno in cui apposi la firma su quel contratto che mi avrebbe consentito di assumere il ruolo di Dirigente Scolastico, determinando un cambiamento radicale del mio percorso professionale. Un cambiamento frutto di studio intenso, impegno e sacrificio, sognato e perseguito con l’entusiasmo di chi mantiene inalterati il cuore, la passione e l’umanità dei numerosi docenti che respirano “aria di scuola” in ogni anfratto della propria vita.

Un giorno importante che avrebbe inaugurato il lungo sodalizio con Monreale, una cittadina che prima di quel fatidico 29 agosto 2013, conoscevo, come tutti, prevalentemente per la maestosa bellezza della sua Cattedrale.

Dopo più di un lustro, in un torrido fine agosto, si conclude un percorso appagante anche se faticoso, colmo di incognite, di imprevisti, di complessità ma anche e soprattutto di fermento pedagogico, di armonia d’intenti, di sfide accettate e vinte in una istituzione scolastica tra le più longeve e prestigiose del territorio. 

Solitamente non amo fare bilanci, non perché non ne riconosca il valore, ma perché in realtà tendo sempre a volgere lo sguardo al futuro più che fermarmi ad analizzare il passato. Sono convinta, tuttavia, che la ratio autentica di ogni bilancio, nonché la sua utilità sia direttamente proporzionale alla prospettiva con cui si intende avviare il bilancio stesso, ovvero il cercare di non soffermarsi sul “cosa” si è fatto negli anni, ma sul “come” si è affrontato il percorso, su quanta bellezza, determinazione e tenacia si è profusa passo dopo passo, giorno dopo giorno, rimanendo costantemente “sul pezzo”, senza cedimenti né demotivazioni, consapevoli tutti di quel potenziale pedagogico che solo una comunità educante efficace e coesa sa propagare intorno a sé.

Una comunità aperta al territorio, in costante osmosi con le famiglie, in sinergia con le Istituzioni, con le associazioni e con numerose altre realtà educative del contesto locale e nazionale. Una fucina di esperienze, un laboratorio di idee, un luogo privilegiato di confronto aperto e dialettico, un contesto virtuoso ed inclusivo nel quale gli studenti sono sempre stati protagonisti nella costruzione del loro essere futuri cittadini attivi e consapevoli.

Da domani inizierò una nuova avventura, in una nuova scuola, in un’altra città. Non potevo, tuttavia, varcare un’altra soglia senza chiudere delicatamente un uscio importante per la mia formazione professionale e  umana. Non potevo andar via in silenzio, senza salutare gli alunni che con i loro sorrisi e le loro espressioni spontanee sono stati per me “maestri”; senza ringraziare le famiglie, che hanno avuto fiducia in un modo nuovo d’intendere la scuola, e senza abbracciare tutti i docenti, che mi hanno offerto la loro incessante collaborazione in un clima talmente familiare da farmi fondere e confondere ciò che ho condotto per onorare la mia professione con ciò che appartiene alla parte più vitale e propositiva della mia stessa esistenza. Ultimo, non per importanza, il saluto affettuoso a tutto il personale ATA, fedele e impagabile presenza, discreta e necessaria per ogni istituzione scolastica  e il saluto alla cittadinanza tutta, nonché alle varie amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli anni. Non ho mai ritenuto che i saluti debbano essere necessariamente tristi o malinconici, perché quando arriva il momento di voltare pagina, mi piace vivere pienamente lo slancio per ciò che è ancora in fieri in sintonia con la memoria di ciò che è stato, in modo che i due momenti confluiscano nella medesima direzione, quella della speranza che si unisce al   piacevole ricordo. Sono perfettamente consapevole di lasciare in questa cittadina un segmento fondamentale del mio percorso professionale. Un tratto marcato e profondissimo che, insieme ai vissuti passati e a quelli futuri, tracceranno il  senso reale di ciò che ho saputo offrire con amore e spirito di servizio e di ciò che invece mi è sfuggito o non sono riuscita a cogliere fino in fondo. 

È questo l’augurio che desidero rivolgere alla Città di Monreale: sia sempre al centro di ogni scelta istituzionale esclusivamente il perseguimento del bene comune e sia garantito un futuro migliore a tutti e a ciascuno attraverso un’attenzione reale e operosa alla formazione delle giovani generazioni, unica garanzia di sopravvivenza dei valori cardine della nostra Carta costituzionale. 

E proprio agli studenti voglio porgere il mio più affettuoso saluto e augurio per l’anno scolastico che sta per iniziare e per tutti quelli che seguiranno: sia la conoscenza a farvi da guida, siano le vostre azioni a rendervi operosi, sia la coerenza tra l’una e le altre a rendervi testimoni credibili.

A tutti voi e a me stessa auguro un percorso colmo di esperienze significative e traboccante di coerenza e dignità, un’evoluzione che possa continuare a garantire alla scuola, nella fattispecie quella monrealese, la sua centralità, perché l’unico obiettivo su cui vale la pena puntare sono le nuove generazioni, il nostro futuro…la nostra unica e impareggiabile speranza.

“Dite: E’ faticoso frequentare i bambini.

Avete ragione.

Poi aggiungete:

perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.

Ora avete torto.

Non è questo che più stanca.

E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.

Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”.

Janusz Korczack

1 Commento
  1. Lorenzo Canale scrive

    Buona vita e in bocca alla lupa per tutto! Che il futuro ti riservi sorprese, crescita, soddisfazioni.
    Non permettere mai a nessuno di chiamarti “il dirigente”, “il coordinatore”, “il funzionario”, “il responsabile”, pretendi sempre che si parli alla dirigente, alla responsabile, alla coordinatrice, alla funzionaria, magari alla sindaca o alla presidentessa di regione.
    Hai dimostrato di essere una grandissima donna e una grandissima professionista, non accettare che ti riducano ad un uomo.
    😉

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