“Nonno, hai mai chiuso l’agenzia per più di tre giorni?” “No, mai. Questa è la prima volta in quarant’anni.” La storia di Gino Campanella

Storie come queste vanno raccontate, perché la bellezza, la cultura e la legalità hanno il potere di salvare il mondo

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MONREALE L’emergenza Covid-19 ha costretto l’intero mondo a fermarsi, ogni singola persona, nel suo piccolo, ha subito gli effetti della pandemia. Anche la piccola cittadina monrealese ha dovuto bloccare le sue attività, le famiglie si sono chiuse in casa, in quello che è sembrato un arresto forzato, per cause di forza maggiore.

Ci sono state famiglie che hanno atteso con ansia di rivedere i propri cari, figli bloccati in città del Nord Italia, nonni che non hanno visto i propri nipoti per diverse settimane, le strade vuote e silenziose, le case piene e rumorose, in certi casi allegre, in altri preoccupate. Molti lavoratori hanno visto le proprie ore ridotte, c’è chi ha perso il lavoro, chi ancora aspetta da mesi una cassa integrazione che non arriva. Tutti i settori stanno soffrendo.

Siamo entrati in piena Fase 2, lentamente stiamo cercando di ricominciare, di riappropriarci di una vita che sembra quasi non appartenerci più. Le attività riaprono, le famiglie si incontrano, gli amici si scambiano sguardi colmi di affetto, si mandano abbracci a distanza. Ci sono tante storie da raccontare, alcune belle di chi ha ritrovato vecchie passioni in questo periodo di stacco dalla frenesia quotidiana; altre storie sono meno belle, più pesanti, sono storie di stenti, di sacrifici, di chi fatica a campare senza lavoro. La storia di cui vogliamo parlare è una storia di sacrifici, di difficoltà, ma è anche una storia bella, piena di poesia, passione e amore per il lavoro di una vita. 

Qualche giorno fa Noemi Pittalà ha pubblicato una lettera sul social Facebook (vedi lettera integrale), una lettera indirizzata a suo nonno, ma destinata ad un pubblico più ampio, ma solo a chi ha voglia di ascoltare, in questo caso di leggere.

Gino Campanella è un instancabile lavoratore monrealese, che ha organizzato la sua vita portando avanti la sua splendida agenzia, la Conca D’Oro Viaggi, sacrificando se stesso per questo lavoro in cui continua a credere, trasmettendo la stessa passione alla sua famiglia, nipoti compresi. Lo zio Gino sorride sempre, ama raccontare storie, storie vere, storie inventate, le storie dei suoi paladini. Appassionato cultore dei pupi siciliani, ha realizzato diverse ricerche su questa tematica, coinvolgendo tutte le fasce d’età; abile maestro nell’arte della vita, incanta con i suoi racconti di viaggi, di incontri fra uomini e culture, è uno stimato professionista nel settore del turismo.

Lo zio Gino sorride sempre, ama raccontare storie, storie vere, storie inventate, le storie dei suoi paladini

Di seguito riportiamo alcune righe della lettera, scritta con un ironia e umorismo, diverte ma fa riflettere:

Luigi Campanella, per chi lo conosce è lo zio Gino, ha 85 anni, è un fan sfegatato della cultura siciliana, un abile scrittore, un eccezionale pittore, un inguaribile burlone, un cuoco goloso (nonostante il suo diabete) ed è l’amministratore di un’agenzia di viaggi di Palermo. Ah, è anche mio nonno, purtroppo (per lui). Inutile dire che il settore della cultura e del turismo è quello più colpito economicamente dalla pandemia: questa tiritera nauseante ormai la leggiamo e sentiamo tutti i giorni. Lamentele, proteste, richieste urgenti al Governo sono entrate nelle case (anche nella mia, mannaggia) di chi del turismo ha fatto mestiere e, soprattutto, passione.

La famiglia Campanella è molto conosciuta a Monreale, molto amata e stimata. In questo periodo di forte difficoltà lo zio Gino non si è fermato, ha continuato a lavorare a distanza, disturbando le ore di studio della nipote, ha continuato a fare beneficienza e ad occuparsi delle sue associazioni, con lo scopo di fare sempre il bene verso il prossimo, di strappare un sorriso anche ai più piccolini. Purtroppo, però, anche lui ha dovuto fare i conti con il lockdown, ha chiuso la sua agenzia, ma non ha mai dimenticato i suoi lavoratori. Come si può portare avanti un’agenzia di viaggi, in un momento come questo, quando a farne le spese più di altri è proprio il settore turistico, vitale per la nostra bella Trinacria?

Sicuramente mi farebbe comodo se mio nonno andasse in agenzia a lavorare, come ha fatto negli ultimi 40 anni ininterrottamente, ma evidentemente non è possibile. Non perché l’agenzia non possa aprire, attenzione. Il nuovo decreto, infatti, prevede (forse) l’apertura di agenzie di viaggi e tour operator per il 18 maggio.
Ma come fa un’agenzia di viaggi come quella di mio nonno, con più di 20 impiegati, tra cui i miei genitori (che gioia le conversazioni in casa mia!), ad alzare la saracinesca dopo due mesi di stop ai lavori?
Agenzie di viaggi e tour operator sono attività che ragionano per programmazione, cioè non danno ai fruitori un servizio immediato, ma un servizio che si sfrutterà due, tre, sei mesi dopo la prenotazione. Significa che queste attività hanno perso almeno i sei mesi di lavoro antecedenti alla chiusura del 9 marzo che, purtroppo, non saranno facilmente recuperabili.
– Nonno, hai mai chiuso l’agenzia per più di tre giorni?
– No, mai. Questa è la prima volta in quarant’anni. La domanda è: l’agenzia dovrebbe aprire per vendere cosa esattamente, senza voli disponibili e strutture chiuse

In agenzia lavora anche la figlia di Gino, Eleonora, una donna instancabile, forte, positiva.
Mia madre, rispondendo da casa alle telefonate (anche queste disturbano ripetutamente il mio studio) di clienti che chiedono rimborsi non accettando i voucher, che cercano collegamenti tra nord e sud e che spesso desiderano conforto, dice: “Cchiù scuru i menzannotte un po fare”, come una sorta di tentativo di speranza da memorizzare.

 “Ora o mai più” è il grido che ripetutamente scrivo sotto dettatura di mio nonno nelle sue lettere alla FIAVET e ai colleghi di agenzie e tour operator, incastrati nella stessa difficile condizione. È un invito per tutto il settore ad agire, a proporre, a fare sentire la propria voce, tutti insieme, sperando che arrivi all’assessore siciliano al Turismo Manlio Messina o al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini.
“Non posso pagare gli stipendi”, mi confessa mio nonno, del quale l’obiettivo primario è sempre stato quello di contribuire a evitare la disoccupazione e a creare posti di lavoro.

Sembra che la possibilità di trovare una soluzione da parte di chi – dicono – abbia le competenze per farlo sia pari alla possibilità di Orlando di trovare e sposare Angelica nei primi tre canti dell’Orlando Furioso. Ma chissà, forse da questa condizione nefasta ne uscirà fuori un capolavoro ariostesco.

Ho avuto anche io la fortuna di lavorare per la Conca D’Oro viaggi, anche a me lo Zio Gino ha dato un lavoro. Grazie a questo ho conosciuto persone meravigliose, guide appassionate, professori attenti, autisti gentili e professionali, che porto sempre nel mio cuore, come l’affettuoso signor Giuseppe, che mi chiama ancora per sapere come va la mia vita. Entrando a lavorare in questo mondo ho scoperto posti magici, storie della nostra Italia, raccontate con la passione che solamente chi ama il proprio lavoro può fare.

Eleonora mi ha guidato all’inizio di questo percorso come una vera e propria maestra, insieme alla preparatissima Lucia. Da queste ho solamente ricevuto cose belle. Lavorare con loro non è essere alle dipendenze di qualcuno, ma lavorare insieme, costruire, crescere. Non ho mai avuto paura di ammettere di non sapere fare qualcosa, ho sempre ricevuto incoraggiamenti costanti. Chiamavo Eleonora in preda alla confusione e ricevevo risposte come “Sii forte e determinata, ne sei in grado”, Lucia non mi lasciava mai sola, chiedeva sempre come andasse il viaggio, come si stessero trovando i clienti, sempre attenta e paziente.

La Conca D’Oro non è solamente un luogo di lavoro, diventa una famiglia, ti accoglie con sorrisi, affidandoti voucher e linee guida per il viaggio, ti dà fiducia, ti fa sentire capace e apprezzata. Chiunque vorrebbe lavorare in un ambiente così sincero e professionale. Non ti guardano dall’alto verso il basso, ti guidano passo dopo passo, come solamente i veri leader sanno fare. 

Storie come queste vanno raccontate per raddrizzare le brutture che il mondo ci pone davanti, perché la bellezza, la cultura e la legalità hanno il potere di salvare il mondo

Storie come queste vanno raccontate per raddrizzare le brutture che il mondo ci pone davanti, storie di criminalità, di caporalato. Dobbiamo raccontarle e commuoverci, perché la bellezza, la cultura e la legalità hanno il potere di salvare il mondo. Dobbiamo ripartire, ma dobbiamo essere migliori, dobbiamo seguire i buoni esempi che la nostra società, nel piccolo la comunità monrealese, ci regala. Solamente allora potremo cominciare a dire che, forse, andrà tutto bene.

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