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Diario di bordo, attività fisica, relazioni, come contenere l’isolamento da Covid19

Emicranie, difficoltà ad addormentarsi, sonnolenza, stanchezza, confusione: la parola allo psicologo

A seguito dell’emergenza virale che ha colpito gravemente il mondo, rigorose sono state le misure governative adottate anche nel nostro Paese, al fine di delimitare il più possibile l’espansione dei contagi da Covid19; seppur consapevoli della necessità di rispettare le disposizioni contenitive, è palese il disagio di cui i cittadini risentono a causa del doveroso e responsabile permanere in casa che ha ridotto al minimo le uscite, se non comprovate da reali motivazioni di prima necessità. 

Sebbene l’adesione di massa all’appello social #restiamoacasa abbia rispettosamente riconosciuto il senso delle restrizioni, nonché la giusta rilevanza del sacrificio offerto da chi ogni giorno come medici, infermieri e operatori sociali lavora e combatte in prima linea per sconfiggere il comune nemico Coronavirus, è innegabile che le note ed odierne misure protettive da contagio abbiano stravolto quelle che erano le abitudini quotidiane e gli stili di vita a cui eravamo abituati prima dello scoppio dell’emergenza epidemica.

Nello specifico la perenne permanenza in casa ha sicuramente rivoluzionato in particolare  l’equilibrio psicofisico e relazionale delle fasce sociali più delicate e sensibili quali bambini, adolescenti, anziani e disabili. A tal proposito, l’interruzione della didattica frontale presso i plessi scolastici per via delle misure protettive adottate sin dall’esordio dell’epidemia in Italia, ha stravolto la routine di milioni di studenti, insegnanti e genitori: il carico emotivo e cognitivo ha segnato un’impennata all’insegna dell’incertezza, della frustrazione e della confusione, vissuti che solo la didattica a distanza ha potuto seppur in parte contenere; allo stesso modo anziani e disabili hanno visto ridurre drasticamente la disinvoltura e la sicurezza che caratterizzavano in passato l’apporto e la frequenza delle visite dei parenti e dell’assistenza domiciliare, vedendo così ridurre le occasioni di incontro e l’efficacia di intervento dei propri care-giver e persone di riferimento. Non di meno i lavoratori che hanno dovuto attenersi al riposo forzato contenitivo hanno assistito ad uno stravolgimento della propria routine quotidiana e dei ritmi abituali. 

Il disorientamento che è seguito a questo sconvolgimento della comunità e delle sue consuetudini e certezze, assume tutt’oggi le sembianze di un inatteso e sconcertante  jet-lag, quel vissuto tipico dei viaggi intercontinentali, una sorta di comune e perenne “mal di fuso orario” che, seppur in presenza di scenari sociali ben diversi, presenta la stessa sintomatologia: forti emicranie, difficoltà ad addormentarsi, sonnolenza, stanchezza, confusione. Ai vissuti di ansie e preoccupazioni, legate allo stress da rischio di contagio ed ai pesanti disagi economici da molti subiti, si aggiunge quindi un fastidioso sfasamento del ciclo sonno-veglia, segnale della perdita di quei punti di riferimento oggettivi resi ancor più gravosi dall’isolamento sociale dettato dalle misure di distanziamento vigenti. Tali vissuti e sintomi, ancor più articolati se si riscontrano in particolare in bambini, anziani e disabili, rendono fondamentale l’attuazione di strategie di contenimento, volte a tentare di ripristinare il più possibile una regolarità ed una scansione temporale giornaliera, nonché una progettualità nel medio e lungo termine temporale.

Al fine di restituire una funzionalità ed un senso più pratico e meno disorientante alla giornata tipica da quarantena, risulterebbe utile seguire quella che potremmo definire una Tabella di Marcia, una sorta di mappa psicofisica e relazionale che stabilisca alcune coordinate da seguire, che assicuri un adeguato e funzionale ciclo di alternanza sonno-veglia e che scandisca più adeguatamente i momenti della giornata in modo da renderla più produttiva. Tale scansione temporale, oltre alle misure di protezione ad oggi in vigore per ridurre al minimo il rischio di contagio, dovrebbe altresì includere l’attività fisica da intercalare alle attività quotidiane svolte da ciascuno di noi, quali ad esempio la didattica a distanza o lo smart–working (il cosiddetto telelavoro): come suggerisce altresì il Ministero della Salute, l’esercizio fisico da svolgere in casa, almeno in un’ora per tre volte a settimana, insieme ad attività correlate come il ballo, il gioco, la lettura, l’ascolto della musica e l’apprendimento sul web, si configurano come momenti essenziali al fine di mantenere uno stato di buona salute psicofisica a fronte dell’immobilità osservata; aumentare le prestazioni del corpo nonché quelle cognitive, potenzia l’umore e l’autostima di chi le pratica, consentendo al contempo di scaricare le tensioni accumulate nel corso della quarantena. 

La nostra tabella di Marcia dovrebbe senz’altro includere momenti destinati agli affetti e alla coltivazione dei legami relazionali, seppur nel rispetto dell’osservanza dell’isolamento sociale protettivo ad oggi in vigore; l’inserimento nella nostra mappa di momenti dedicati all’uso delle tecnologie social (Facebook, Whatsapp, Instagram etc.) ci consente di vivere in maniera meno invalidante la separazione fisica che viviamo con i nostri cari e con le figure amicali di riferimento: l’utilizzo responsabile e controllato del mezzo interattivo, attraverso la funzione di condivisione della nostra quotidianità, ci permette di sopperire ai momenti di necessità e di apprensione. In tal  modo l’isolamento può essere eluso: sebbene il mezzo di comunicazione che usiamo sia virtuale, autentiche sono le relazioni e i legami che manteniamo all’interno della nostra giornata, reali sono le stimolazioni affettive e cognitive che possiamo trarne nel succedersi delle ore vissute.  

Un altro strumento volto alla attribuzione del senso del tempo che trascorriamo in condizione di restrizioni, che si addice in particolar modo per coloro che presentano una certa introspezione, è senz’altro quello del diario di bordo: valorizzando il tempo che trascorriamo inevitabilmente in casa, trasformandolo in occasione di crescita personale, possiamo avvalerci della scrittura narrativa, visualizzando i nostri pensieri e mettendovi ordine, come se li perlustrassimo dall’alto per averne una visuale più chiara e globale. L’autoriflessione, in questo periodo così limitante e angoscioso, ci permetterà di scaricare le tensioni emotive, dare un nome ai vissuti riconoscendoli attraverso la forma creativa che più ci aggrada, dalla scrittura su carta e penna a quella digitalizzata,  dal disegno con carta-matita e colori alla produzione di video e fotografie che raccontino lo  scandire del tempo che ci attraversa con i suoi densi vissuti.

Organizzare i nostri pensieri attribuirà più senso ai vissuti che li riguardano, favorendo un’elaborazione più strutturata delle esperienze provate, dalle più semplici alle più complesse, conseguendo una maggiore consapevolezza di noi stessi e acquisendo un maggiore possesso del nostro mondo interno. 

A tal fine, sulla scia dello strumento Five Minutes Journal, ideato nel 2013 da Uj Ramdas e Alex Ikonn, suggerirei di dedicare anche soltanto 5 minuti al mattino alla scrittura di almeno tre cose di cui si è più grati, evidenziando altresì i buoni propositi per la giornata ed una considerazione positiva su stessi; in tal modo il passaggio da facile rammarico a gratitudine autentica sarebbe molto produttivo e gioverebbe anche alla nostra autostima. Infine ulteriori cinque minuti potrebbero essere destinati alla sera, per fare il punto della situazione relativo alla giornata vissuta, sottolineando gli accorgimenti eventualmente adottabili per renderla più gradevole, nonché segnalando obiettivi e propositi per la giornata successiva o per il medio lungo termine temporale. Non di meno il diario di bordo ci consentirà di individuare quei disagi e quei limiti sui quali sentiamo la necessità di confrontarci con i nostri pari. Qualora ne sentissimo la necessità, nel periodo post emergenziale il diario di bordo si configurerebbe quale strumento preliminare per affidare la gestione dei propri vissuti di malessere alle figure professionali preposte all’ascolto psicologico e clinico.  

Infine ritengo che la forma narrativa del diario personale, insieme alle altre forme artistiche espressive sopra citate, ci consentiranno di esprimere e dare un senso al nostro vissuto temporale conferendogli maggiore coerenza e continuità; inoltre tali produzioni creative rappresenteranno preziose testimonianze storiche di uno dei periodi più complessi degli ultimi tempi che il genere umano stia vivendo anche sul piano esistenziale.

La consapevolezza di noi stessi e della realtà esterna ci aiuta a tollerare l’incertezza temporale che oggi fa da sfondo alla nostra fragile esistenza quotidiana; la graduale riconquista della libertà sarà il nostro ambito premio, previa l’osservanza responsabile delle regole sociali oggi più che mai salvifiche.

A cura del dott. Giovanni Ferraro

Psicologo Psicoterapeuta

Dottore di ricerca in Psicologia

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4319

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-stili-vita-attivita-fisica-12-17-anni.pdf

https://www.pensarecreativo.com/scrivere-un-diario/

 

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