Sappiamo molto bene che i programmi televisivi e le testate giornalistiche che parlano di sciagure sono quelli di più grande successo. Ma questo giova? Il martellamento continuo di contagi e morti finisce per diventare un tarlo per le nostre menti.
La nostra è una società fatta di molte solitudini e nei palazzi e nelle case tante persone vivono senza i loro cari, così come i più giovani, e quando si condivide l’intera giornata con lo schermo televisivo il mondo reale diventa quello che ti entra in ogni cellula dal canale televisivo.
L’effetto della paura si amplifica, lo scoramento è palpabile e questo non aiuta.
Io sono per natura una “positiva”, anche se in questo periodo forse è preferibile usare un sinonimo per non confondere la mia propensione alla resilienza con la positività al tampone del Covid-19. Ecco, staccare per un attimo e fare ironia, sdrammatizzare con un battuta, aiuta il nostro umore.
Sono una pedagogista, non una psicologa, ma stando continuamente in relazione con il pubblico percepisco che giorno dopo giorno in tanti cominciano a vacillare, la paura dilaga e si rischia di cadere nelle grinfie della depressione. Non è sicuramente questo il tempo per fare orecchie da mercante e chiudersi agli appelli dei nostri governanti che ci vogliono al sicuro dentro le nostre case rispettando le norme imposte, ma dobbiamo anche tendere l’orecchio alle vecchie storie che spesso non ricordiamo più.
Non sono storie distanti toponomasticamente perché la loro ricaduta ha cambiato la vita dei nostri bisavoli.
A Monreale la popolazione ha affrontato tante calamità come il tifo e la pestilenza. Mia nonna Maria Martinelli, una donna brillante per l’epoca, insegnante e direttrice didattica, perse il primo figlio a soli tre anni nel 1927, per il tifo. Soffrì maledettamente, e come lei tante famiglie che videro morire i loro cari a causa della stessa malattia infettiva. Ma la vita non si è fermata e questo lo testimonia anche la mia esistenza.
A Monreale la popolazione ha affrontato tante calamità come il tifo e la pestilenza
Il percorso dell’esistenza in tutto il suo esplicarsi nelle pagine della storia ha scritto pagine indimenticabili sia di gioia che di strazio per il genere umano. Calamità, carestie e terremoti ci hanno provato, ma quello spirito cosiddetto di perpetuazione della specie produce nella mente dell’uomo un effetto simile a quello delle donne in gravidanza che secernono l’ossitocina e dimenticano il dolore del parto. Anche a noi succederà.
Noi uomini abbiamo affrontato guerre e dolori che hanno piagato la gente di tutto il mondo ma chi è rimasto ha addolcito il dolore metabolizzandolo e spesso è stato fatto attraverso la poesia e la narrazione. Un narrare la storia con la voce di nonni, di madri e padri, un racconto educativo che pedagogicamente può essere capace di dare alle future generazioni indicazioni importanti su comportamenti da adottare per il bene dell’uomo.
L’Occidente avvolto dal benessere economico e sanitario credeva di essere immune dal contagio
Questa nuova epidemia, che da ieri è stata dichiarata pandemia, ci spiazza perché l’Occidente avvolto dal benessere economico e sanitario credeva di essere immune dal contagio. Ora le strade sono semideserte, i luoghi di aggregazione chiusi e i nostri giovani soffrono più di noi il carcere della propria casa. Cosa fare, come vivere e affrontare queste giornate, con la speranza che non deve mai spegnersi, con la propositività che deve spingerci a produrre ciò che sappiamo fare meglio. Dipingere, suonare, telefonare ai meno fortunati, scrivere, cantare e pensare che ciò che rimane, anche quando i pub, i negozi, i luoghi di aggregazione sono chiusi e il silenzio avvolge le nostre città, è il calore dell’Amore.
Anche dietro la mascherina cerco di fare brillare i miei occhi perché il sorriso dà coraggio anche a chi sta per crollare e in un tempo impensabile per aprirsi all’altro fisicamente. È un momento terribile per l’economia, oggi anche gli esercizi al dettaglio non apriranno ma non possiamo cedere allo sconforto. Dobbiamo essere una catena che ci lega l’uno all’altro e se qualcuno di noi avrà bisogno non dovrà sentirsi mai solo. Non vergogniamoci di aver paura, è naturale, ma non sentiamoci mai soli. Telefonate e esternate ciò che vi fa star male, insieme ce la faremo.
Non vergogniamoci di aver paura, è naturale, ma non sentiamoci mai soli
Che dirvi, cari lettori, per concludere, sono certa che questa bruttissima epidemia passerà e mi auguro che questo momento divenga una possibilità data a tutti noi per comprendere ciò che realmente è vitale e ciò che di contro nei momenti bui è insignificante a preservare la preziosità della vita.
Vi invio una preghiera nella nostra lingua.
I Monrealesi quando chiedono la “Grazia” si rivolgono a Gesù sulla Croce e a Maria, Madonna del Popolo.
Frevri, tussi e malatia
Oh Signuri mannatili via.
Preu matina e sira, Marunnuzza
Pi sta matri e Pi la so nichuzza.
Picciotti Vecchi e picciridduzzi
‘Nchiusi rintra na aggia comu acidduzzi.
Nenti travagghiu e nenti scola
E mancu l’aeroplano rumani vola.
Semu scantati pi sta pesti ca’ nni fa curcari
Gesuzzu e Maria scanzatici ri stu mali.
Fati chioviri acqua biniridda
pi lavari sta granni minnitta
ca’ sta ‘mpuvirennu lu nostri paisi
e tanti cristiani ‘nun ch’arrivanu a fini misi.
Protiggiti li nostri cari e
li figghi luntani e li vicchiareddi
li duttura, l’infermera e li malateddi.
Stu malu morbu scunfiggiti
Signuri sarvati lu nostru Paisi.
Maria Sapienza