PALERMO – Ultimo scorcio di febbraio, un sabato caldo e illuminato dal sole, come quasi tutte le giornate cui ci ha abituato questo strano inverno. Solitamente, quando non ho impegni scolastici, amo uscire presto e godermi la città.
In questo periodo Palermo sembra, però, immersa in una dimensione surreale. È diventata una sorta di luogo sospeso in un limbo fatto di attesa, paura e voglia di vita normale.
Poca gente in giro, traffico ridimensionato, bar e locali semivuoti. Dappertutto si avverte un certo disorientamento misto alla volontà di attivarsi per archiviare in fretta quest’inverno particolare e non solo per il clima.
Camminando distrattamente lungo la via Mariano Stabile mi viene in mente che proprio in questa zona è ubicato l’hotel che ospita la comitiva bergamasca in quarantena. Ieri mi è capitato di vedere su fb il video del direttore della struttura: un messaggio colmo di speranza, un concentrato di umanità, quel tipo di umanità fatta di gesti concreti e di presenze reali, più che di parole. Il breve giro su Google per informarmi sul numero civico del Mercure hotel precede di pochissimo il fulmineo desiderio di conoscerlo, per cogliere in loco un’energia positiva semplice e potente, quella di tutto il personale che invece di rimanere a casa, decide di farsi il periodo di quarantena in struttura per non abbandonare al loro destino i signori di Bergamo.
Sull’ampia vetrata l’hastag #QuiVaTuttoBene sovrasta un numero notevole di messaggi. Inizio a leggerli, rappresentano la voce di quelle persone che il destino ha relegato in quarantena. Leggo le loro parole affettuose, i ringraziamenti ai commercianti palermitani che si sono attivati per “deliziare” giornate tristi, con cibo e dolci di ogni genere.
#QuiVaTuttoBene
Da quei pezzi di carta, intercetto le loro speranze, la loro gratitudine, le loro paure sempre più sopite e mi si riempiono gli occhi di lacrime. Una commozione che mi coglie di sorpresa e che tengo a bada per non piangere senza ritegno.

Mi emoziono non solo per ciò che sta succedendo ma perché intorno a ciò che sta succedendo colgo, finalmente, ulteriori sprazzi di bellezza, che credevo sempre più rari. Mentre assorta continuo a leggere, una signora distinta di mezz’età mi affianca, anche lei visibilmente commossa: “Sa, io abito proprio di fronte, li vedo ogni mattina che fanno ginnastica sul terrazzo, chissà se ce li faranno salutare, quando andranno via!”.
Ecco, al netto degli atteggiamenti compulsivi e fuori luogo, delle battutacce e dell’individualismo, noi siamo anche questo…anzi siamo soprattutto questo. Noi siamo l’altruismo del direttore del Mercure, la solidarietà dei commercianti e gli occhi lucidi della signora che spera di stringere la mano ai bergamaschi, prima che un aereo li riporti nella loro terra.

Me ne ritorno a casa con l’animo più leggero accompagnata dall’immagine semplice di un messaggio scritto su un tovagliolo di carta attaccato alla vetrata:
“Siete stati gentilissimi,
grazie!
W Palermo!
W Mercure hotel!
W Il Golosone!”