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Arriva Elettra Lamborghini … e per molti giovani la paura da Coronavirus scompare

Chissà se sono gli stessi che  guardano di traverso chi ha gli occhi a mandorla o chi viene dal Nord Italia

Parafrasare il titolo dell’ultima hit di Elettra Lamborghini da “Musica e tutto scompare” in “Musica e il virus scompare” diventa l’incipit per descrivere un fenomeno che, per certi versi, risulta bizzarro, dato il periodo.

Come ho potuto appurare personalmente, la paura del covid ha davvero paralizzato la città: gente nel pieno delirio di sopravvivenza ha fatto incetta di cibo, mascherine e amuchina, come se non ci fosse un domani. I locali del centro storico di Palermo, meta costante di un pullulare di turisti, in ogni stagione, sono deserti.

Possiamo affermare, dunque, che le prime vittime accertate del covid in città sono sicuramente il turismo, il commercio e tutto ciò che ruota intorno ad essi. In via Lincoln e in via Archirafi alcuni cinesi sono stati costretti ad affiggere il cartello “chiuso per ferie” sull’uscio dei loro negozi, nella speranza e nell’attesa di tempi migliori. Le scuole e l’università hanno chiuso battenti. Eventi e spettacoli sono stati annullati o rimandati.

Un clima surreale, in cui la paura del virus e la necessità di prevenirlo diventano anche il riflesso dello sconforto tangibile di tanti commercianti. Ne risente la cultura in senso lato, dato che anche i teatri, già di norma non proprio frequentatissimi, sono in stand by per la sospensione degli spettacoli, taluni anche importanti. Persino le partite di calcio hanno avuto luogo in stadi privi di pubblico, a porte chiuse.

Tutto ciò enfatizza la necessaria e auspicabile prudenza, che non va intesa come esasperazione al limite del terrorismo psicologico, ma supporta involontariamente anche certi comportamenti che appaiono incoerenti, che lasciano perplessi e che fanno riflettere.

In un noto centro commerciale palermitano ieri 500 giovani,  incuranti del periodo a dir poco complesso, si sono ammassati, stratificandosi l’uno sull’altro come una setteveli, in uno spazio piuttosto limitato, disubbidendo palesemente alle raccomandazioni nazionali per una corretta prevenzione dal coronavirus. Tale “disubbidienza” nasce dalla voglia prorompente di ammirare, dal vivo, il loro idolo: Elettra Lamborghini.

Essere giovani significa anche attraversare tutto questo… significa voler appartenere a un gruppo, per poter condividere con esso idoli e passioni comuni. Ciò fa parte integrante della crescita di una persona. Quello che mi fa riflettere non è tanto il fatto che, a mio avviso, se uno decide di sfidare la sorte, il destino o il Karma, dovrebbe farlo andandosi a vedere per lo meno i Pink Floyd, ma piuttosto l’ipotesi che una parte (spero infinitesimale) di giovanissimi fan della Lamborghini, sia, a rigor di statistica, figlia di chi ha deciso di accaparrarsi litri di amuchina, di chi ha fatto razzia di cibo o di chi si è allontanato in fretta alla vista di un cinese per strada.

È sempre difficile azzardare una congettura personale (quindi opinabile) senza sembrare inutilmente saccente, ma il mio pensiero nasce spontaneo dal fatto che giro tanto e osservo ancora di più. Dunque credo che quei giovani incollati l’uno all’altro come gemelli siamesi, pronti a passare sul cadavere di chiunque per un selfie con la star dei loro sogni, siano abbastanza fuori luogo, in un periodo come quello che stiamo vivendo.

Questo perché parecchie persone, a causa del panico generale, tanto esasperato quanto immotivato, stanno incassando rapidamente il contraccolpo di una crisi economica tra le più rapide e, per questo, pericolose dell’ultimo decennio. Spero che questi ragazzi gioiosi e pieni di vita, dopo essersi divertiti un mondo, dopo aver sfidato paure e prevenzione, non abbiano poi guardato di traverso l’individuo con gli occhi a mandorla e non abbiano diffidato di chi parla con un’inflessione linguistica tipica degli abitanti di quella parte del nostro Paese, posta al di sopra della Capitale. Mi auguro davvero che alcuni scalpitanti e temerari estimatori della Lamborghini non siano poi gli stessi che avrebbero disertato, indignati e impauriti dall’epidemia, le aule scolastiche, qualora i provvedimenti d’urgenza avessero previsto la normale apertura e non la chiusura delle scuole di Palermo e provincia. Gli stessi che avrebbero auspicato un’Italia ultra-blindata…chissà!

Una cosa è certa (e fa comunque piacere): fu così che dove non poté il virus, poté la musica e la voglia di divertirsi, oltre ogni paura… ed il resto? Ma il resto scompare, of course.

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