PALERMO – Da qualche giorno io, che abito all’interno dell’area relativa al centro storico di Palermo, noto una città che oscilla tra la modalità “coprifuoco” e quella “deserto”. Un’atmosfera surreale, imparagonabile persino a quella tipica delle giornate a ridosso del ferragosto, quando Palermo si svuota di palermitani ma si riempie di turisti.
La paura del Covid-19 determina un clima da “Apocalypse now” che non ricordo di aver mai vissuto in oltre cinque decenni di vita.
Ora, riflettendo razionalmente dopo aver approfondito l’aspetto scientifico della faccenda, attraverso le informazioni dei più accreditati esperti, e, pertanto, non minimizzandola per nulla, ci si pone solo una domanda: “perché tanto terrore compulsivo?”.
Il Covid-19 è un’infiammazione virale con un tasso di mortalità solo un pizzico superiore a quello della comune influenza, che si attesta all’incirca intorno all’1% (che non è da sottovalutare). Tale percentuale è riferibile (come avviene anche per le complicanze della comune sindrome influenzale) a soggetti anziani con comorbilità o immunodepressi.
Le misure restrittive prese giustamente dal governo (scuole e università chiuse, attività limitate etc.) e l’invito a osservare norme igieniche scrupolose, tendono al fatto di preservare tutta la popolazione, in particolare la fascia più debole, e non sono state avviate come tentativo di sbarramento, in extremis, nei riguardi di una presunta e incalcolabile strage.
Sono semplicemente delle misure forti, poste in essere per un motivo che appare più che ovvio, ovvero: data la facilità di trasmissione del Covid-19, se dovessimo ammalarci tutti e soprattutto tutti insieme, il nostro sistema sanitario nazionale (che non è affatto da buttare, come molti pensano) andrebbe in tilt, a discapito principalmente di coloro che necessitano di essere supportati con maggiore accuratezza.
Pertanto il coprifuoco, le razzie al supermercato, il panico inconsulto, non trovano giustificazione se non nelle nostre ansie più recondite e ancestrali.
Il coronavirus rimane, nella maggioranza dei casi, confinato nei limiti di una sintomatologia piuttosto blanda e di una guarigione spontanea. La sua trasmissione è sicuramente contenibile ma è bizzarro pensare che si possa bloccare del tutto, fermando il mondo, l’economia, la vita stessa di intere popolazioni.
L’Italia, accertato come terzo paese al mondo per presenze di soggetti positivi al virus, è anche lo Stato che ha avviato controlli veramente seri e a tappeto. È difficile ipotizzare (se non comico) che metropoli come Londra o New York, dove il miscuglio multietnico comprende l’universo mondo persino di quelle infinitesimali etnie, sconosciute ai più, abbiano meno contagiati di Codogno o di Casalpusterlengo. Oltretutto non siamo a conoscenza, mi pare, di particolari e severissimi controlli a Heathrow o al J. F. Kennedy.
L’attenzione sul virus deve rimanere massima. Ma a “darci tutti una calmata” oggi ci invita persino il quotidiano “Libero”, famoso per le sue prime pagine non proprio sobrie e moderate. Ciò significa che tra l’attenzione e l’esasperazione è davvero solo un attimo.
