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“Cimitero degli orrori” di San Martino delle Scale, i familiari dei defunti: “Le bare spostate, chi c’è nei loculi?”

SAN MARTINO DELLE SCALE – Anche quest’anno i fiori verranno lasciati su una tomba ma senza sapere se dentro c’è il proprio caro. Le famiglie dei defunti sepolti in quello che è stato definito il “cimitero degli orrori” dovranno ancora una volta affidare al vento il loro pensiero verso il familiare scomparso. “Le baredichiara Antonio Abbonato, portavoce del comitato “Quelli di San Martino”non si trovano nei loculi perché spostati. In questo periodo si è venuta a creare un’enorme tensione a seguito della notizia fondata della scarcerazione degli indagati”.

Nel frattempo, infatti, sono tornati a piede libero a San Martino delle Scale i membri dell’associazione che avrebbe gestito, in maniera abusiva, il cimitero di proprietà dei monaci Benedettini. Revocati, quindi, i divieti per Giovanni Messina, Salvatore Messina, Salvatore Messina e Antonino Campanella. I quattro erano stati tratti in arresto a seguito di Ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini preliminari di Palermo per i reati di associazione per delinquere e per reati contro la pietà dei defunti. Poi a giugno 2018 scarcerati, nella stessa ordinanza il Gip non aveva accolto la richiesta di arresto per il reato di estorsione perché non configurabile attesa la natura privatistica del cimitero di San Martino. Il Tribunale per il Riesame di Palermo, in parziale accoglimento della domanda di riesame, presentata dall’avvocato Salvino Caputo, legale dei Messina, aveva concesso gli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico e il divieto di dimora nel territorio del comune di Monreale. Il tribunale per il Riesame aveva anche respinto la richiesta di sequestro del patrimonio mobiliare e immobiliare nei confronti di Morbini Erminia e Messina Giovanni. Adesso si attende la fase della chiusura delle indagini preliminari.

Svuotavano i loculi e li rivendevano”, quella del cimitero degli orrori è una vicenda che ha dell’incredibile e che ha scosso l’opinione pubblica per i fatti incresciosi messi in luce a maggio del 2018 dai Carabinieri della compagnia di Monreale. Purtroppo, a distanza di un anno, non si sono ancora concluse le operazioni d’identificazione delle salme spostate, e in qualche caso distrutte, all’interno del camposanto degli orrori. 

Chiede aiuto Abbonato, che ha persino scritto a Papa Francesco, affinché si riaccendono i riflettori sul caso del cimitero dei Benedettini. “Chi ha violato le tombe ha interrotto il rapporto idealistico tra il caro istinto e l’estinto. Dal 26 maggio del 2018 non abbiamo avuto più notizie. Abbiamo raccolto 350 richieste di visualizzazioni dei loculi senza nemmeno una risposta di cortesia. La bara di mio zio si trova in un deposito a Monreale, ma noi parenti, nonostante la richiesta di seppellimento, non abbiamo avuto nessuna risposta. Silenzi e porte chiuse. Nessuno ha dato seguito alle nostre legittime richieste e denunce. Mi chiedo se la bara di mio zio sia stata trovata nell’intercapedine, nel loculo di mio zio chi c’è? A chi abbiamo portato i fiori in questi anni? Chi deve pagare il costo di un futuro seppellimento?”

I primi sospetti sull’attività di Messina erano emersi nel 2015, quando l’ex abate Umberto Paluzzi, appena insediatosi presso l’abbazia di San Martino delle Scale, sporge denuncia ai Carabinieri della locale Stazione: “Il cimitero – si legge nella denuncia – di fatto era gestito in completa autonomia da Giovanni Messina, il quale nel corso degli anni era riuscito a esautorare l’abbazia dal controllo della gestione, occupandosi materialmente dell’apertura e chiusura del cimitero, della manutenzione delle sepolture, seguendo ogni fase di contatto con i richiedenti”. A maggio 2018 scoppia il caso. I fatti risultano accertati e avvenuti presso il cimitero di San Martino delle Scale. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’intero meccanismo posto alla base della gestione illegale e illecita del cimitero di San Martino delle Scale, portato a termine per ottenere ingenti profitti dalla compravendita di sepolture. 

Le attività investigative, che hanno portato fuori l’organizzazione, sono partite dalla raccolta di alcune denunce relativamente a un’apparente “mala gestio” del cimitero. Adesso i familiari tornano a chiedere che non sia vanificato il lavoro svolto in questi anni.

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