Monreale, 19 febbraio 2019 – Si è tenuto questa mattina, presso l’Aula Magna dell’Istituto Basile-D’Aleo, un importante incontro tra gli studenti e l’assessore regionale Roberto Lagalla. All’evento erano presenti, oltre all’assessore alla Formazione, la preside dell’Istituto ospitante Concetta Giannino, il Vicesindaco Giuseppe Cangemi, l’assessore alla Pubblica Istruzione Serena Potenza, il consigliere comunale Giuseppe Guzzo, il segretario del PD di Monreale Manuela Quadrante, Don Nicola Gaglio dell’Arcidiocesi di Monreale, nonché il dirigente del liceo classico Umberto I Vito Lo Scrudato, la dirigente delle D.D. P. Novelli e Guglielmo II Chiara Di Prima e la preside dell’Istituto Alberghiero Paolo Borsellino. Quest’ultimo Istituto, insieme al Basile-D’Aleo e all’Umberto I, sta portando avanti un progetto sulla sicilianità.
Cangemi ha portato i saluti del Sindaco Piero Capizzi e ha ricordato l’importanza di parlare di scuola a Monreale, specialmente perché “la scuola monrealese rappresenta oggi un’eccellenza, anche e soprattutto per merito dei progetti che abbiamo portato avanti in questi anni”.
“Io faccio l’assessore da pochissimo a Monreale – ha detto Serena Potenza, oggi in visita per la prima volta, in veste ufficiale, presso l’Istituto Basile-D’Aleo -, ma ho trovato una bellissima realtà fatta di sinergie tra amministrazione, scuole e associazioni. Abbiamo fatto tanti progetti e continueremo a farne. È importante che le eccellenze non vadano via, come purtroppo spesso accade nella nostra terra”.
“Bisogna attenzionare moltissimo la scuola e il mosaico – ha detto Don Nicola Gaglio -, e questo è compito soprattutto delle autorità locali e regionali. Quest’anno vantiamo la presenza di alcuni studenti della scuola d’arte a un importante meeting che si terrà a Rimini. La professoressa Giannino farà parte del comitato scientifico, e i ragazzi faranno una dimostrazione di come si realizza un mosaico. Questi progetti vanno coltivati al fine di valorizzare le scuole eccellenti del territorio”.
Dopo una prima introduzione è stata data parola a Roberto Lagalla, che ha spiegato: “Non esiste popolo evoluto e avanzato che non sia assistito con sacrificio dal percorso della conoscenza, non c’è libertà e dignità del lavoro e della partecipazione attiva se queste non si basano sulla consapevolezza dell’importanza della conoscenza e della competenza. Abbiamo bisogno di creare competenze, una società che sappia reagire e che sappia essere competitiva, e ciò avviene solo attraverso un percorso individuale e collettivo di maturazione intellettuale. Ecco perché la scuola è la fondamentale palestra di crescita della società, anche rispetto al tema della legalità e del contrasto alla malavita. Non sono solo le autorità a combattere la lotta contro l’illegalità, ma deve essere responsabilità di ciascuno di noi”.
Per quanto riguarda specificamente l’Istituto Basile – D’Aleo, l’assessore ha dichiarato di essere “disponibile a realizzare con voi un progetto pilota sulla sperimentazione didattica per potere rafforzare il tempo scuola dedicato alla valorizzazione del mosaico. Non sono disponibili grandi risorse, tutti conosciamo le difficoltà della Regione, ma va riconosciuta la sensibilità del Governo e del Parlamento; è stata accolta infatti la mia proposta di non ridurre i fondi destinati alla scuola”.
Lagalla ha risposto alla questione dei “cervelli in fuga” sollevata dall’assessore Potenza, ribattendo: “Nell’epoca della globalizzazione la mia preoccupazione non è tanto per i ragazzi che scelgono liberamente di svolgere la propria vita lavorativa in altre parti d’Italia o del mondo, il concetto di mobilità è intrinseco a quello di globalizzazione. Mi preoccupa invece quando i nostri ragazzi più qualificati sono costretti ad andare via, e ancora di più quando, a fronte delle uscite volontarie o costrette, non ci sono entrate, quindi ragazzi che pensano di poter venire in Sicilia per spendere la propria vita professionale e il proprio impegno civile. La Lombardia è la regione italiana con la maggior mobilità in uscita, ma questo dato non fa impressione perché è anche una regione caratterizzata da una grossa mobilità in entrata. Mentre noi invece manteniamo quei gruppi di giovani che, avendo abbandonato la scuola, rientrano nella sfera dei NEET (Not Employment, Education or Training), ragazzi che non fanno nulla e che rischiano di alimentare l’illegalità”.
Altro tema molto attuale trattato da Lagalla è quello dell’immigrazione e dell’integrazione. “Stiamo facendo, secondo me, un grande errore storico nell’immaginare che si debba pregiudizialmente essere contrari all’integrazione interetnica, perché noi abbiamo una grande opportunità che si chiama Mediterraneo, della cui area la Sicilia è il nord geografico. Dire “no” all’accoglienza può significare dire “no” al nostro futuro. Abbiamo scuole in cui si attesta la volontà degli immigrati di diventare parte della nostra comunità, le decisioni affrettate sono pericolose, soprattutto per una terra di confine come la Sicilia. Su questo si deve lavorare favorendo le occasioni di integrazione nelle scuole. Sto apprezzando molto il lavoro che stanno svolgendo i CPIA, la cultura di arrivo non deve cancellare la cultura di provenienza. D’altro canto la nostra terra ne è la dimostrazione storica”.
Nella seconda parte dell’incontro agli studenti è stata data la possibilità di esporre le proprie domande all’assessore. Sofia, del Liceo Scientifico di San Giuseppe Jato, ha espresso le sue perplessità per quanto riguarda il numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari, chiedendo se questo resterà in vigore. “Condivido la preoccupazione sul numero chiuso – ha risposto Lagalla -, potrebbe sembrare quasi una negazione del principio costituzionale del libero accesso agli studi. Ma io sono stato rettore per 7 anni e vicepresidente della Conferenza italiana rettori, e ho interloquito con continuità su questi temi. Ogni corso di laurea deve avere un rapporto numerico specifico tra docenti e allievi, tale rapporto non consente di moltiplicare a dismisura il numero degli allievi. Bisognerebbe in caso dilatare il numero dei docenti, ma questo impatta su dinamiche di finanza pubblica. L’Italia è uno dei pochi paesi rimasti a prevedere 13 anni di scuola invece che 12, mentre nella maggior parte dei paesi occidentali l’ultimo anno viene gestito insieme dalla scuola e dall’università per favorire il potenziamento dei saperi essenziali e per mettere i ragazzi in condizione di svolgere i primi esami universitari. Sulla base delle valutazioni conseguite alla fine di questo anno si fa una scrematura di chi ha diritto a entrare in determinati corsi di laurea. Ovviamente è una proposta che può fare solo il ministro alla Pubblica Istruzione, io non sono in condizione di proporre alcunché, ma è un modello che mi piace molto”.
Federica, del Basile, ha chiesto: “In un paese come l’Italia la regionalizzazione non potrebbe portare a

investire solo nelle regioni più ricche, accrescendo il divario che oggi ancora vediamo tra nord e sud?”. “Il regionalismo differenziato – ha risposto Lagalla – è previsto dalla nostra Costituzione, ma essa presuppone anche il principio di solidarietà, equità e parità. Nel momento in cui si dovesse configurare una finanza locale privilegiata, cosa fin ora formalmente smentita, è chiaro che questo acuirebbe il gap tra nord e sud. Bisognerà vigilare su questo punto, ma è anche vero che noi abbiamo fatto un pessimo uso del nostro regionalismo. Dobbiamo interrogarci sulle modalità con cui abbiamo applicato il nostro statuto autonomo, cioè male e sicuramente non nell’interesse collettivo”.
“Il nuovo esame di stato, introdotto quest’anno, è in grado di valutare meglio le competenze degli alunni rispetto a quello precedente?” ha chiesto Ambra, del Basile. “Ho visto tante modifiche dell’esame di maturità, tutte peggiorative. Mi auguro che questa lo sia meno delle altre. Credo che forse si sarebbe potuto avviare dall’anno prossimo, perché non si devono mai cambiare le carte mentre si gioca la partita. Sarebbe stato più rispettoso nei confronti degli studenti e dei docenti. Evidentemente questo nuovo esame affronta la possibilità di valutare saperi trasversali per abituare alla gestione di processi”.
Non poteva mancare un’osservazione sulla recente dichiarazione del ministro Bussetti, che ha recentemente affermato che al sud si debba rimboccarsi le maniche e lavorare. Clarissa, del liceo classico di Monreale, ha chiesto a Lagalla cosa ne pensasse della dichiarazione di Bussetti, soprattutto in virtù delle numerosissime attività proposte dalla scuola di Monreale. “Io conosco personalmente il ministro Bussetti, abbiamo un rapporto molto leale sul piano istituzionale. Mi hanno meravigliato quelle frasi, anche se bisognerebbe capire in che contesto sono state dette. Certamente ha sbagliato, perché tutti possiamo documentare l’impegno della scuola siciliana. Condanno la frase, ma il ministro, almeno fino a questo momento, non è mai stato avaro di interessamento e di risorse verso la Sicilia”.
“Noi ragazzi del sud abbiamo più difficoltà rispetto quelli del nord per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro, e non perché non ci siano aziende che ci accolgono, ma perché i fondi sono inferiori e non possono garantirci l’assunzione. Come può intervenire l’assessorato?” chiede Emanuela, di San Capirello. “Sono d’accordo sul fatto che bisogna potenziare l’alternanza scuola-lavoro, abbiamo finanziato 7 milioni di euro per l’apprendistato e attualmente è in fase di conclusione l’incrocio tra le richieste delle scuole e le imprese per poter dare il buono assunzionale in apprendistato ai ragazzi”.
Sofia, dell’Istituto D’Aleo, ha chiesto quali investimenti la Regione erogherà alle scuole per garantire la sicurezza delle strutture. “Stiamo ragionando anche su questo, abbiamo 300 milioni di investimento più filoni di finanziamento per l’adeguamento antincendio e le verifiche sismiche, porteremo tutto al tavolo della cabina di regia per la sicurezza e l’edilizia scolastica, che si terrà il 5 marzo e a cui parteciperà anche il Direttore regionale dei vigili del fuoco”.
Infine Giuseppe, del D’Aleo, ha chiesto: “Che senso ha avuto unire in un’unica classe di concorso l’insegnamento del mosaico affidandolo agli insegnamenti di discipline pittoriche? Crede che questo valorizzi la disciplina?”. “L’unificazione della classe di concorso è un fatto nazionale – spiega Lagalla -, le classi di concorso sono state accorpate in aree concorsuali. È evidente che non tutti i docenti hanno la stessa esperienza rispetto alle varie forme espressive, il mosaico poi è per definizione un’espressione relativamente di nicchia. La strada da intraprendere è quella di sensibilizzare i docenti a costruire percorsi di accompagnamento all’interno del piano dell’offerta formativa che potrebbero integrare quelle ore anche in orario extrascolastico. Abbiamo prodotto un bando che potrebbe dare la possibilità di avere 60 ore aggiuntive su determinate attività tematiche, ma sono disposto, per questa

scuola, a recuperare una quota sufficiente per garantire la corsualità aggiuntiva di mosaico. Per quanto riguarda la continuità, in Sicilia esiste un’istituzione finanziata dalla Regione, gli Istituti Tecnici Superiori, cioè fondazioni che si costituiscono tra l’università, le scuole e i soggetti privati con un indirizzo specifico. Ragioneremo per vedere se possiamo costruire uno specifico percorso per mosaicista, realizzando il terzo livello della formazione in istruzione tecnica superiore”.
Una mattinata sicuramente fruttuosa e interessante per gli
studenti che hanno partecipato e per i dirigenti e gli insegnanti presenti. Dopo gli interventi e le domande, gli alunni dell’Istituto hanno omaggiato l’assessore Lagalla con una targa in mosaico. La preside Giannino ha successivamente guidato l’assessore tra i corridoi della scuola per mostrargli i lavori eseguiti durante i laboratori.