Monreale, 19 febbraio 2019 – “Mi permetto di dissentire dal punto di vista e dalla considerazione espressa dal consigliere Fabio Costantini. Non lo dico solo da sindaco o da cittadino, ma soprattutto da avvocato penalista. La giustizia non va a peso o a misura”.
Il sindaco di Monreale, Piero Capizzi, entra a gamba tesa nei confronti del consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle e candidato alla poltrona di sindaco.
Capizzi, rileggendo le affermazioni rilasciate ieri da Costantini nel corso dell’intervista su queste colonne sull’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Matteo Salvini sul caso Diciotti, è saltato dalla sedia.
“La posizione di Costantini e il suo voto contrario all’autorizzazione a procedere mi potrebbero anche trovare d’accordo. Ha espresso il suo punto di vista su una prerogativa costituzionalmente garantita che è quella di autorizzare un’indagine o un provvedimento nei confronti di un parlamentare” – spiega Capizzi.
“Non posso accettare quando lui afferma che Salvini non ha commesso un reato, e condiziona la sua scelta di votare contro l’autorizzazione a procedere su questo presupposto”.

Costantini nel corso dell’intervista aveva dichiarato: “Ritengo che non sia stato commesso un reato, e se mai un reato dovesse esserci non è in capo al Ministro dell’Interno”.
“Costantini non può valutare se Salvini ha commesso o meno un reato – replica Capizzi -. Ed è grave che questa considerazione provenga da un soggetto che si candida a governare una comunità. Non è accettabile. Costantini può dire che è d’accordo con il principio dell’immunità parlamentare, che rispetta i principi costituzionali, e mi può trovare parzialmente d’accordo, ma la sua valutazione sul fatto che non sia stato commesso un reato non la posso accettare, soprattutto da chi rappresentata le istituzioni, come un consigliere comunale che ha l’ambizione a diventare sindaco di questa città”.
“L’ordinamento costituzionale italiano – continua Capizzi – prevede la suddivisione dei poteri, e attribuisce al potere giudiziario il compito di stabilire se un determinato fatto costituisce reato. Chi rappresenta le istituzioni deve rispettare i principi costituzionali del nostro paese. Costantini non è nessuno per stabilire se è stato commesso un reato”.
“E lo affermo – prosegue Capizzi – da avvocato penalista che nel corso del suo ruolo istituzionale, da sindaco, fu sottoposto ad un processo penale, per un fatto che poi è stato riconosciuto come insussistente (l’inchiesta sull’impianto di videosorveglianza, ndr)”.
Quando si ricoprono ruoli istituzionali e si ambisce a ricoprirne altri di maggiore livello, bisogna avere una visuale rispettosa delle regole della nostra Costituzione.
“Se si ritiene – conclude Capizzi – di avere operato nel rispetto della legalità, non ci si trinceri dietro l’immunità ma si dia l’autorizzazione a procedere affinché i magistrati verifichino se è stata rispettata la legge. Spetta ai magistrati stabilire se c’è un reato”. Senza scudi, così come avviene per un sindaco o per un deputato regionale.