Palermo, il Presidente del Senato in visita al Danisinni

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Palermo, 21 gennaio 2019 – “Sono qui per rendermi conto di persona di questa realtà che trovo davvero un simbolo della città di Palermo che prosegue nella sua rinascita”. Sono state queste le prime parole del Presidente del Senato Elisabetta Casellati, al suo arrivo nella Fattoria Solidale. L’opera sociale che don Mauro Billetta e tutta la comunità della parrocchia di Sant’Agnese a Danisinni porta avanti rendendo vivibile e piacevole un luogo che fino a quattro anni prima era una discarica.

La visita, dopo il saluto alle autorità civili e militari che erano giunte ad accoglierla, si è snodata tra i quattro settori in cui è diviso l’ettaro di terreno, donato in comodato d’uso da una parrocchiana che nell’occasione ha ricevuto le felicitazioni del Presidente. Nel primo si coltivano ortaggi di stagione con l’impegno di alcuni volontari e di ex detenuti in reinserimento sociale, anche loro presenti all’incontro. Vi è poi un’area ludica per le attività dei più piccoli e delle loro famiglie. Nel terzo spazio si allevano agnellini, asini, galline, conigli. Per ultimo, da poco tempo ha trovato collocazione un tendone creativo ove si snodano attività di vario genere. Dall’attività circense al teatro, dal Karate alla lotta greco-romana, dai laboratori di manipolazione a quelli di pittura. Al suo interno periodicamente vengono organizzati eventi, spettacoli o momenti di riflessione comunitaria.

“Avevamo pensato all’inizio – ha spiegato fra Mauro – di collocare in quello spazio un campo da calcio, anche perché l’unico spazio disponibile per i bambini è lo spiazzo di fronte alla scuola chiusa da anni, che però è sempre occupato dai cassonetti dell’immondizia e dalle automobili. Ma poi abbiamo riflettuto che era meglio offrire uno luogo di espressione per tutti ove tutti potessero trovare opportunità di dimostrare i propri talenti. Così è aumentato di giorno in giorno il numero di quanti si cimentano in questa attività al punto da andare anche fuori Palermo per esibirsi”.

La Parrocchia oltre alle normali attività: catechesi, liturgia, carità, svolge un prezioso lavoro di aggregazione e promozione umana dei suoi abitanti soprattutto attraverso la “Fattoria Comunitaria”. Essa rappresenta un contesto di accoglienza e quindi di inclusione sociale che si traduce innanzitutto nella possibilità di visitare il luogo e poi di partecipare alle varie proposte quali laboratori, eventi, o di sostenere con il proprio operato la sua cura la coltivazione delle piante e l’allevamento degli animali.

La Casellati è rimasta molto colpita anche dai murales che si trovano intorno alla Fattoria e in particolare da quello posto sulla parete esterna dell’abside della chiesa che rappresenta una coppia che spezza il pane, segno della condivisione e della comunione. “È il frutto del lavoro della gente – ha spiegato fra Mauro – che fa della propria storia un’offerta e non un possesso da difendere e che scopre, con sorpresa, tale dono restituito quale cibo che lega il cielo e la terra. Riconosciamo in questa immagine la sintesi di un percorso che fa della esistenza personale una vita di comunione, l’unica che dà senso e valore ai nostri giorni. “È bello non solo artisticamente – ha commentato il Presidente – ma anche per quello che ci comunica: questa volontà di condividere un pezzo di vita da passare assieme, perché nella comunicazione ci si arricchisce”.

Durante la visita, tra la visione di un agnellino che era nato da pochi giorni e le oche che starnazzavano nello stagno, c’è stato modo di raccontare la storia del quartiere e della parrocchia di Sant’Agnese che è l’unico luogo di aggregazione e di vita sociale di una zona posta al centro storico di Palermo, ma da sempre dimenticata perché si trova in un avvallamento del terreno, risultato della cava di pietra da cui furono estratti i blocchi quadrati di calcarenite con cui furono edificati i bastioni di Palazzo dei Normanni e del Teatro Massimo. Questo sfruttamento ha fatto sì che essa si trovi al di sotto del livello dei quartieri circostanti e la cela alla vista di quanti vi passano accanto. Giunti dinnanzi al pollaio con galline e pulcini la Casellati ha chiesto: “Cosa fate di questi animali? E fra Mauro ha risposto: “Hanno tutti la certezza che se qui sono nati qui moriranno”.

Il corteo è poi giunto nel piccolo teatro sede delle tante attività portate avanti dalle mamme e dalle volontarie del quartiere. Lì ha incontrato alcuni parrocchiani “reduci” dalla Messa appena conclusa, compreso un buon numero di bambini, che certo non immaginavano che l’invito rivolto poco prima dal parroco desse loro la possibilità di incontrare da vicino il Presidente del Senato.

Nell’incontro breve e molto cordiale, in cui vi è stato modo di illustrare i bisogni più urgenti del quartiere a partire dalla riapertura della scuola materna chiusa da 11 anni, il Presidente del Senato ha espresso ancora una volta lo stupore e la bellezza dell’avvenimento appena accaduto. “Nei discorsi che avete fatto ci sono due parole ricorrenti: amore e sogni – ha commentato il Presidente – voi qui fate attività di ascolto, di recupero attraverso il dialogo continuo con tutte le realtà presenti. L’amore può realizzare quel sogno che lei, fra Mauro, prima identificava in questa progettualità che viene a mancare nei ragazzi che per una loro condizione di vita si trovano emarginati dal resto della società”.

“Quello che voi fate è un’opera grandissima-ha aggiunto – facendo incontrare e dialogare questi ragazzi che erano rimasti ai margini della società. Le persone si vedono in radiografia delle piccole cose, perché nelle grandi cose tutti si cimentano; ma nelle piccole noi vediamo realmente chi siamo e vediamo realmente la nostra realtà quello che siamo dentro non quello che mostriamo fuori. Sono stata molto colpita dal titolo dato alla vostra opera: ‘Fattoria comunitaria’. Comunica questa voglia di comunanza, di mettere insieme le persone, di recuperarle, di far sì che tutti abbiano l’obiettivo di un futuro migliore, questa volontà di condividere un pezzo di vita da passare assieme. Questa visita lascerà in me un segno. Venendo qui è molto di più quello che si prende rispetto a quello che ciascuno ritiene di poter dare. Molti dicono di me che sono un politico anomalo: prima faccio e poi dico. È vero, per questo non vengo a promettere nulla. Ma vi porto nel mio cuore, certa che la nostra amicizia possa continuare”.

 

 

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