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La nave Diciotti, quando la storia si ripete e conoscerla aiuta a capire

Monreale, 24 agosto 2018 – Si discute di navi, di sbarchi, di fine della “pacchia”, di profughi, di porti chiusi, di linea intransigente, di umanità negata… Sembrerebbe una faccenda attuale oltre che controversa (e del resto lo è), frutto esclusivo degli “imponenti” flussi migratori della nostra epoca. In realtà tale pensiero non coincide del tutto con la verità, il fenomeno migratorio (fenomeno sempre esistito, globale e inarrestabile) ha riguardato e riguarda, in larga parte, la speranza di una moltitudine di esseri umani, relativa alla possibilità di trovare altrove realtà economiche più giuste e forme di sostentamento più adeguate per sé stessi e per i tanti nuclei familiari, di cui tale moltitudine è costituita. Anche fuggire per salvarsi da guerre e da situazioni di estremo pericolo non è certo un fenomeno nuovo o riguardante esclusivamente il Continente Africano e l’Europa.

La comprensione di certe situazioni di oggi (che affondano le loro radici in contesti di sofferenza storicamente rilevata) ritengo non siano liquidabili a suon di slogan e strali, amplificati e ripetuti come un mantra da molta gente che non vuole o, peggio, non riesce a informarsi con senso critico, ad andare oltre le frasi fatte, le fakes news o i dieci secondi della lettura di un brevissimo post su fb. Sarebbe più proficuo cercare (e le nuove tecnologie in questo risultano di grande aiuto) articoli, leggere pagine di storia, romanzi o semplicemente ascoltare i racconti dei nostri nonni per arginare la voglia di sfogare la rabbia (per altro molto spesso giustificata) su capri espiatori, che di solito sono altri individui sofferenti, diseredati, esseri umani ai margini, presunti colpevoli di tutte le sofferenze e guai oggettivi, comuni alla maggior parte della collettività.

Per capire il presente, bisogna, a mio avviso, rivolgere sempre uno sguardo attento al passato, alla storia, vera maestra di vita, e alla riflessione, in quanto la storia stessa è fatta di corsi ma anche di ricorsi, che si alternano dalle epoche più remote, pertanto la loro analisi diventa fondamentale per far sì che certe tremende situazioni documentate dalla storia non debbano più ripetersi.

In questo breve articolo voglio raccontare di una nave, ma questa nave non si chiama Aquarius nè Diciotti, bensì trattasi del transatlantico St. Louis. Questa enorme imbarcazione riesce a salpare il 13 maggio del 1939 da Amburgo alla volta di Cuba, con a bordo più di 930 profughi, in stragrande maggioranza ebrei tedeschi, in fuga dalle persecuzioni naziste (quindi dalla sofferenza e dal dolore più atroce). Al suo arrivo, dopo un viaggio lunghissimo, fino alla tanto agognata meta, il governo cubano decide di non concedere ai passeggeri il permesso di sbarcare. Solo circa una ventina riescono a scendere a L’Avana, gli altri continueranno a bordo una rocambolesca traversata, priva, purtroppo, di esito positivo. Pure gli Stati Uniti e il Canada, infatti, respingono la St. Louis, che così non ha altra scelta che quella di fare ritorno nuovamente in Europa, affrontando un altro lungo viaggio, questa volta ancora più duro e debilitante del primo. Alla fine di questa “crociera” la Gran Bretagna decise di accogliere duecentoottantotto profughi, i rimanenti seicentodiciannove furono, invece, accolti rispettivamente dalla Francia, dal Belgio e dai Paesi Bassi. 

La storia della St. Louis continua tutt’oggi a commuovere, soprattutto la raccolta di foto dei passeggeri, presenti nei musei della “Memoria”, ciascuno dei quali “racconta” che cosa gli sia successo dopo…molti di essi dichiarano: sono morto ad Auschwitz.

Il viaggio della St. Louis è ricordato in alcuni musei, sparsi in tutto il mondo, ha ispirato libri e anche un film “Il viaggio dei dannati”. Alla fine della seconda guerra mondiale Schröder, il comandante della St. Louis, che, come tutti i più grandi ed eroici comandanti della storia, fece di tutto per trarre in salvo i suoi passeggeri, cercando di farli approdare in luoghi sicuri, ricevette l’Ordine al merito di Germania.

Per riflettere, per pensare e soprattutto per non dimenticare…mai.

#restiamoumani  #naveDiciotti

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