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Ora di religione, laicità della scuola, simboli religiosi in aula. Interviene l’Arcivescovo di Monreale, S.E. Mons. Michele Pennisi

Monreale, 26 novembre 2017 – Crocifissi e Madonnine fuori o dentro le scuole? Laicità e rispetto delle differenti identità religiose degli alunni significa calpestare le tradizioni cattoliche del paese? E la preghiera, un rituale scontato per tanti genitori, è ammissibile? 

In questi giorni, dopo il caso sollevato dal Fatto Quotidiano sulla scuola Ragusa Moleti di Palermo, si è infuocato il dibattito sul concetto di scuola laica e sulla ingerenza della chiesa cattolica.

Ad intervenire sull’argomento l’Arcivescovo di Monreale, S.E. Mons. Michele Pennisi

Laicità deriva da Laos – spiega Mons. Pennisi – che significa popolo. La laicità positiva è quella che rispetta tutte le identità. Che rispetta la storia, la tradizione. A differenza di quella negativa che comporta una neutralità assoluta.  La tradizione cattolica fa parte della cultura italiana. Certamente la scuola è un luogo laico, non confessionale. Bisogna quindi contemperare il rispetto della tradizione italiana, anche religiosa, con la laicità della scuola, cioè il rispetto delle varie identità”.

Il rispetto di tutte le identità religiose può passare dall’eliminazione di tutti i simboli cattolici, oppure dalla presenza di quelli di tutte le religioni. Mons. Pennisi opta per la seconda ipotesi.

“Inserire a scuola tutti i simboli di tutte le religioni presenti, come può essere il Corano per l’Islam, serve a garantire la pluralità religiosa. Se poi il Corano o altri simboli sono difficilmente presenti è dovuto al fatto che da noi il 98% degli alunni sono cattolici”.

Un rituale ancora diffuso in molte classi è quello di recitare la preghiera prima di cominciare la lezione. Dov’è il limite con il fare catechismo in classe?

L’ora di religione non è catechismo – spiega Mons. Pennisi. Questa lezione deve assumere un valore culturale. Però si possono prevedere nel pomeriggio, o solo per le persone che lo desiderano, particolari gesti di natura religiosa”. 

“E’ strano vedere celebrare nelle nostre scuole la festa di Halloween e contemporaneamente vietare di fare il presepio, che appartiene alla nostra tradizione culturale.

Una scuola aperta al territorio deve aprirsi alla Chiesa. Io vado nelle scuole, non per fare pregare ma per rispondere alle domande dei ragazzi, come ad esempio fanno anche i carabinieri”.

La qualità del lavoro svolto in classe dipende essenzialmente dalla preparazione dell’insegnante di religione che viene nominato dalla Diocesi. Potrebbe esserci un rischio di insegnanti piuttosto estremisti? Come vengono scelti?

“Gli insegnanti devono avere conseguito una laurea in scienze religiose. Qualche volta – conclude Pennisi – ci sono due o tre bigotti del laicismo, come li definiva Sturzo, che vogliono impedire agli altri di manifestare la propria identità. Questo limita la libertà religiosa delle persone”.

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