Broadcast – I fiori, gli Uomini e i cuori rossi

Morì a 42 anni Trish Keenan, cantante e autrice della band

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Monreale, 27 agosto 2017 – Ce ne sono state tantissime, nella Storia, di date nefaste. Per la Storia della Musica, anche se nel nostro caso si tratta di musica indipendente, una delle date infelici può tranquillamente essere il 14 Gennaio del 2011. Quel giorno, a causa di una grave polmonite, morì a 42 anni Trish Keenan, cantante e autrice, insieme a James Cargill, della band da loro nominata Broadcast.

I Broadcast nascono ufficialmente nel 2000 in Inghilterra e l’album di cui parlerò in questa recensione è il loro terzo album del 2005, Tender Buttons. Anche se non è il loro primo, a mio parere è l’album più adatto da ascoltare per chi li vuole conoscere. Parliamo di musica elettronica, con influenze rock e pop, ma si capisce già dal brano di apertura quanto i Broadcast siano unici, anche se il loro stile è spesso accostato a quello di band come gli Stereolab.

Il disco si apre con “I Found The F: una scala ripetuta di note ascendenti e discendenti che introducono una linea di basso e batteria e la voce quasi immateriale ma piena di Trish, a creare, man mano che il brano prosegue, un tappeto sonoro straniante e bellissimo. “Ho trovato la fragranza separata dal fiore/ Mi sono persa in tutta la logica” canta la Keenan.

Sono le melodie di sinth e chitarre, invece, a far da base alla magnetica voce di Trish in “Subject To The Ladder“, eterea al massimo nel brano “Corporeal”, un mix di elettronica e melodie orecchiabili ma mai banali, a mio parere una delle migliori del disco: “Siamo manichini/ Con o senza pensiero/ Con o senza Darwin” . “You And Me In Time” è una dolce ballata che a tratti ricorda una ninna nanna, “Arc Of A Journey” inizia con un intro di note dissonanti per poi trasformarsi in un brano dall’atmosfera trasognata grazie all’onnipresente e affascinante voce di Trish.

E adesso, com’è inevitabile, troviamo la fine del disco, letteralmente con “I Found The End” (Ho Trovato La Fine), brano strumentale di chiusura che sembra riprendere l’intro del brano di apertura ma con uno stile ancora più rarefatto.

Dopo aver ascoltato questo album per intero ci si ritrova spaesati, come risvegliati improvvisamente da un torpore, come se si fosse tornati di colpo da un viaggio onirico in una metropoli un po’ surreale e un po’ decadente. E con dei brividi su e giù per la schiena.

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