Gli Osage Tribe, band italiana degli anni caldi del rock

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Monreale, 4 febbraio 2018 – Se è vero che il rock non è di certo nato nel nostro paese, è anche vero che l’Italia, durante gli anni “caldi” del rock (‘60/‘70), non è stata con le mani in mano. Gli Osage Tribe ne sono un esempio. Fondati nel 1971 da Bob Callero, Nunzio Favia, Marco Zoccheddu e Franco Battiato, che intraprenderà dopo poco una fruttuosa carriera solista, possono tranquillamente essere inseriti nel filone del miglior progressive rock di quegli anni.

La band esordisce nel 1972 con Arrowhead, un disco in cui si fondono musica sperimentale, rock duro e sonorità che ricordano la musica dei nativi americani, come possiamo notare dallo stesso nome del gruppo, riferimento alla Nazione Osage, popolo di nativi americani delle Grandi Pianure. Possiamo ascoltare il frutto di queste ispirazioni nel brano che apre il disco “Hajenhanowa” (Dio della vita dai luce alle menti/Dio della vita dai luce alle menti/Tu, Dio del sole, dai pace, dai amore). Lo stile delle successive tracce si basa su un intreccio di melodie più leggere e melodie “aggressive”, intreccio che donò al gruppo una potenza senza precedenti, ancora non raggiunta fino a quel momento dalle band prog più famose come la PFM.

Emblematiche in questo senso Cerchio Di Luce e Soffici Bianchi Veli, che non hanno nulla da invidiare ai lavori dei colleghi americani (a mio parere, in certi punti Soffici Bianchi Veli può ricordare i Black Sabbath più rock’n’roll). Una delle più famose del disco è Un Falco Nel Cielo, uscita precedentemente e inserita dopo come bonus track, dove la collaborazione di Battiato è più marcata e in cui le sonorità tribali sono accompagnate a uno stile più orecchiabile e leggero. Arrowhead è un disco da non ignorare, la dimostrazione di come il rock può essere trasgressivo e sperimentale anche al di fuori della terra natia. 

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