Dead Can Dance, il giardino delle delizie arcane

Il loro sound abbraccia e rielabora dalla musica medievale a quella etnica e orientale, ammantando il tutto con la loro impalpabile aura goth

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Monreale, 30 luglio 2017 – Perdersi in un bosco abbandonato la notte, con i rami degli alberi millenari che paiono protendersi minacciosamente verso di te, la brezza un po’ tetra delle tenebre, mentre si attende quel momento in cui gli spiritelli, le fatine e tutte le creature delle selve narrate nelle storie folk facciano la loro apparizione con le loro danze ipnotiche e terrifiche. Poi svegliarsi, rendersi conto che era solo l’ennesimo sogno, con la sensazione di quelle immagini soffuse ancora nella mente. Così, molto a fatica, posso provare a descrivere cos’è per me la musica dei Dead Can Dance. Si tratta di un duo formatosi a Melbourne, Australia, nel 1981 da Lisa Gerrard e Brendan Perry, la cui attività continuò tra scioglimenti e reunion fino al 2011 circa.

Il gruppo mostra da subito la matrice dark della sua musica, ma non è difficile notare quanto il suo stile sia diverso da quello di altre bands del periodo che vantavano un sound “oscuro”, come i Joy Division o i Cure. Una delle prime cose che salta all’orecchio è la voce di Lisa, una voce calda da contralto, che lei “suona” come fosse uno strumento, senza quasi mai articolare parole. Una voce capace di evoluzioni eteree e di incursioni nei meandri più “bui” del suono. La seconda cosa di cui ci si accorge è l’incapacità di poter inserire il duo in qualche definizione stilistica: il loro sound abbraccia e rielabora con una competenza da filologi musicali dalla musica medievale a quella etnica e orientale, ammantando il tutto con la loro impalpabile aura goth. Il disco di cui voglio parlare in questa recensione è il loro terzo album, Within The Realm Of A Dying Sun (1987).

L’album, a mio parere, si presenta come l’album gotico per eccellenza: i soli chitarra, basso e batteria non bastano ad esprimere le visioni musicali che Lisa e Brendan sentono, e così in questo disco fanno da protagonisti strumenti quali oboe, violoncelli, viole, tromboni e altri comunemente non convenzionali. L’album è diviso in due parti, la prima dominata da Perry e la seconda da Gerrard. Le sonorità solenni e profonde di questo lavoro ci accolgono morbidamente sin dalla prima traccia, Anywhere Out Of The World, dal titolo ispirato ad una poesia di Charles Baudelaire, e il cui strumento dal suono cristallino dona un ritmo cadenzato sullo sfondo di un sound tetro ed etereo insieme. In primo piano la voce da baritono di Perry, piena ed elegante.

Xavier è un’altra vetta della prima parte del disco, una melodia goth magnetica, impreziosita dagli archi, con la voce di Perry sempre più ammaliante. Si apre con una sezione di tromboni e percussioni Dawn Of The Iconoclast, il primo brano della seconda parte del disco, dedicata a Lisa Gerrard: ed è proprio la sua voce qui introdotta nel disco a stordire e incantare, pura e ambigua, capace di metamorfosi camaleontiche come in Cantara, una delle perle del disco. In Persephone invece, accompagnata dall’andamento cadenzato dei violini, si immerge nelle profondità lugubri prima di elevarsi in un coro etereo, con i violini al loro apice.

Mi dispiace non saperne tecnicamente di musica, avrei potuto illustrare meglio i ricami e gli intrecci perfetti che i due artisti fanno compiere alla più variegata tipologia di strumenti in questo album. Un album gotico nel vero senso della parola, che richiama cattedrali medievali e paesaggi dalla poesia inesprimibile. Confido nella curiosità di chi sta leggendo questa recensione e spero che le mie parole non siano andate sprecate, perchè io ci metto il cuore, e col cuore vi dico: Dead Can Dance è magia.

1 Commento
  1. Anonimo scrive

    Complimenti per l’articolo scritto su quello che secondo me siano uno dei più grandi gruppi di etno-gothic. Non nascondo che mi ha colpito vedere questo articolo riguardante i Dead can dance che personalmente conosco da oltre 25 anni. Credo che siano poche le persone a comprendere a pieno il vero significato della loro musica e di ciò che profondamente trasmettono a l’anima. Mi piacerebbe scambiare pareri e pensieri su artisti come loro e chi sa magari andare a finire su i Cure o altro .

    Salvatore

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