Monreale, 17 ottobre 2016 – Sono un’insegnante di sostegno da ventiquattro anni…un’insegnante abituata a ricercare strategie, a sperimentare situazioni educative, a favorire riflessioni che accorcino le distanze ideologiche e concettuali tra diversità e normalità, tra realtà e pregiudizio, tra razionalità e sentimento.
Amo il mio lavoro al punto tale che credo sia ormai indissolubilmente esplicativo del mio modo di essere e di agire, costantemente alla ricerca e alla valorizzazione dell’individualità, della particolarità, della diversità nella normalità che favorisca, in chi muove i primi passi nella vita e nella società, un progressivo superamento di pregiudizi, al fine di maturare una flessibilità di pensiero che renda il più possibile i cittadini in fieri, uomini e donne liberi dal condizionamento sociale e dalla discriminazione su basi stereotipate. Grazie al mio lavoro ho conosciuto dal vivo ogni risvolto, sia negativo che positivo, legato alla diversità evidenziata dallo stato di disabilità. Ho dolorosamente compreso cosa significhi realmente non essere in grado di muoversi, ascoltare e parlare come la gente comune, quella considerata per convenzione “normale” e venire respinti o, peggio, essere ignorati a causa della propria diversità. Al contrario ho imparato che a volte la disabilità stringe la mano alla genialità e ciò che appare irrimediabilmente imperfetto è in grado di generare bellezza, armonia e suggestioni uniche.
Il mondo artistico e scientifico è costellato di personalità “anomale”, alle quali la disabilità non ha impedito, anzi ha enfatizzato la genialità di virtuosismi talentuosi. D’altronde ogni cosa o individuo può celare aspetti endogeni decisamente sorprendenti: il fiocco di neve, ad esempio, è uno degli elementi naturali più fragili ed eterei: minuto, indifeso, esile nella sua rarefatta inconsistenza. Eppure, osservato attentamente al microscopio, lo stesso insignificante fragile agglomerato di cristalli svela un’altra identità, evidenzia la sua elegante natura estetica e appare complesso, prezioso…quasi un gioiello di delicata fattura e bellezza. Esattamente come un fiocco di neve molte cose e un buon numero di individui non sono sempre come appaiono ad un occhio superficiale, ma si svelano solo agli sguardi più acuti, attenti e desiderosi di andare oltre la coltre della mera apparenza.
In realtà la società ci abitua sin da piccoli al mito ostentato e visibile dell’efficienza a tutti costi, della perfezione standardizzata, della potente efficacia offerta da nervi saldi e da un carattere forte, opportunamente temprato e spavaldo, che allontani ogni barlume di possibile fragilità. Spesso però questa “forza” è il sorprendente frutto di reiterati condizionamenti, che celano o mistificano quella che potrebbe essere l’autentica e profonda essenza dell’essere umano, attraverso un costante e artificioso adeguamento a canoni rigidi, aridamente predefiniti. La diversità riveste, quindi, nell’immaginario collettivo, un’accezione abbastanza negativa, deficitaria, sofferente, di evidente fragilità. In realtà non ci si sofferma quasi mai a riflettere sulla constatazione di una condizione comune a tutti indistintamente, che sottolinea come, almeno una volta nella vita, capiti a ciascuno di noi di sentirsi diverso per un verso o per un altro, ma a volte è proprio questo percepirsi inadeguati l’input che conduce alla ricerca di altre vie, alla sperimentazione di situazioni mai vissute, perfino alla realizzazione di innovativi progetti, utili per la collettività, magari scegliendo di percorrere non l’unica strada immediatamente disponibile, la più ovvia e semplice, ma quella più complessa, dai tratti non perfettamente lineari, spesso sconosciuta o alternativa.
Si pensi come i tumulti e le passioni creative legate all’arte prescindano dalla perfezione o “normalità” di chi la esercita. Sono davvero tanti i protagonisti dell’arte, della letteratura, della scienza che, nella loro evidente diversità, hanno prodotto Capolavori Assoluti, dimostrando uno strepitoso talento. Lo stesso Giacomo Leopardi se fosse esistito in quest’epoca, in pieno delirio di efficienza corporea e mentale, legata a enfatizzare soprattutto la prestanza fisica e la “furbizia” caratteriale, sarebbe stato etichettato come un disadattato, un individuo fragile e strano di cui “diffidare”. Tra gli artisti, letterati e scienziati del passato o contemporanei con disabilità conclamata, vorrei citarne qualcuno, giusto per confutare ciò che ho sostenuto fino adesso.
Ecco allora alcuni grandi personaggi, che hanno reso questo nostro Mondo un posto migliore:
–VINCENT VAN GOGH
Van Gogh è un pittore di origine olandese la cui vita complessa e tumultuosa è famosa a tutti grazie a delle lettere scritte al fratello. Divenne celebre solo dopo la sua morte: in vita ebbe pochi riconoscimenti e riuscì a sopravvivere grazie all’apporto economico di suo fratello Theo. Il fratello faceva il mercante d’Arte e cercò in ogni modo di stimolare l’attività artistica di Van Gogh. Affetto da un perenne stato di alterazione, a tratti anche violenta, dovuta alla malattia mentale, Van Gogh, ormai in preda a dei veri e propri deliri, si recise addirittura un orecchio. Questo episodio è diventato famoso in un dipinto che lo ritrae con tale orecchio fasciato. La sua vita dedicata all’Arte lo ha condotto ad un’ irreversibile instabilità mentale, anche perchè alla sua preziosa arte non veniva mai riconosciuto il reale valore. Morì giovanissimo, a soli 37 anni. Oggi le sue opere hanno un valore inestimabile.
–DINO CAMPANA
Dino Campana fu uno dei grandi protagonisti della poesia italiana del XX secolo. Fin da piccolo mostrò disturbi comportamentali che comunque non gli impedirono di seguire regolarmente i vari cicli scolastici. I suoi disturbi furono causati soprattutto da un difficile rapporto con la madre. Il poeta durante la sua giovinezza cercò di fuggire dal paese natio e dalla famiglia compiendo dei viaggi che lo condusse fino in Argentina. Questi viaggi non fecero altro però che aggravare la sua salute mentale. Malgrado tutto il grande poeta riuscì a lasciarci pregevoli opere, raccolte nei famosi “Canti orfici”.
–MICHEL PETRUCCIANI
Michel Petrucciani è stato un grande pianista jazz di nazionalità francese. Era nato in una famiglia appassionata di questo genere musicale, infatti il padre era un chitarrista jazz molto conosciuto in Francia. Michel nasce con una grave malformazione che limita il suo sviluppo fisico. Nonostante la disabilità fisica Petrucciani riesce a diventare un grande pianista e dimostra sempre, durante i concerti, una grande padronanza della tastiera. L’handicap fisico Michel lo ha considerato come un vantaggio perchè lo ha costretto a concentrarsi solo sulla musica.
–GLENN GOULD
Glenn Gould fu un altro grande pianista. Assolutamente geniali sono le sue interpretazioni delle opere di Bach. I suoi comportamenti eccentrici sono da riferirsi a delle anomalie a livello psichiatrico: il musicista soffriva, infatti, della sindrome di Asperger. Questa sindrome, a differenza dell’autismo a basso funzionamento, non contempla dei deficit cognitivi.Tanti individui Asperger, infatti, riescono ad emergere e ad avere successo, anche perchè steretipicamente ossessionati dai loro stessi interessi.
–STEVIE WONDER
Stevie Wonder è un eccellente e famosissimo musicista americano, cieco dalla nascita. Durante gli anni settanta ha effettuato delle interessanti sperimentazioni musicali molto originali, mentre negli anni novanta è diventato più commerciale e decisamente più popolare. Stevie ha ispirato molti musicisti contemporanei e i suoi brani, ancora attuali, sono diventati dei veri e propri cult.
–JOHN NASH
John Nash è un famoso matematico che ha vinto il premio nobel per l’economia nel 1994. Attraverso i suoi studi di matematica è riuscito a proporre dei metodi che potevano migliorare l’economia mondiale. Nash ha sofferto per lungo tempo di una forma di schizofrenia che gli ha impedito di proseguire i suoi studi. Ha subito diversi ricoveri ospedalieri ed è riuscito solo in parte a guarire la sua schizofrenia grazie all’appoggio di sua moglie Alicia.
Concludo con una riflessione molto personale, quindi opinabile: non credo, come tutti, che, nel mondo reale, esistano o siano mai esistite due vite uguali, delle idee perfettamente sovrapponibili o opinioni completamente identiche, così come è acclarata l’ipotesi scientifica che non possano esistere due impronte uguali, due capelli o due pietre perfettamente speculari. Pertanto non è sicuramente l’omologazione indifferenziata, ispirata da una composta perfezione formale, la forza che muove le leggi della natura e del mondo, non è l’ostentazione di una efficienza inoppugnabile che genera l’armonia e la bellezza, non sono i percorsi accuratamente studiati e progettati quelli che enfatizzano i veri presupposti di un’autentica innovazione. La più vera e creativa forza universale è quella in grado di mettere in crisi l’ovvietà, in grado di avviare vibranti moti del cuore, di macerare la mente e l’anima: essa sa, infatti, riconosce il tormento e l’estasi, sa mescolare i più sublimi accordi della vita con le sofferenze più acute, le uniche leve umane capaci di sovvertire certe ipocrite finzioni chiamate esistenze, le più potenti energie catalizzatrici capaci di rappresentare l’identità costruttiva del più creativo agire dell’uomo, tra semplicità e contraddizioni…quella ineludibile, preziosa, arricchente diversità che ci rende profondamente e irrimediabilmente umani e che ci permette di legarci indissolubilmente gli uni agli altri senza la necessità di inutili gerarchie basate sulle prestazioni e su fuorvianti chimere sostenute solo dalla sterile necessità di affermazione sociale di quello “status” di prestigio che spesso si dimostra insensibile e distratto verso le situazioni umane più precarie e verso le più ingiuste, dolorose e penalizzanti barriere mentali.
“Tutto questo parlare di uguaglianza. La sola cosa che le persone hanno davvero in comune è che dovranno tutti morire.”
Bob Dylan
Cara professoressa, sono un collega ( in pensione ! ) e ho avuto modo di lavorare, durante la mia lunga carriera, con molti insegnanti di sostegno. Alcuni li ricordo per il grande amore col quale si rapportavano con gli alunni, altri per la grande professionalità nell’approcciare e risolvere situazioni molto problematiche, altri perché svolgevano la propria funzione come se fosse un lavoro come un altro. Con questi mi è capitato di litigare. Ho molto apprezzato il tuo scritto perché ho trovato in esso quella sintesi perfetta tra ” cuore e ragione ” della quale tu stessa parli. Ho amato anche la freschezza ( rasenti quasi la poesia quando scrivi dei fiocchi di neve! ) del tuo argomentare. Penso proprio che i tuoi alunni siano fortunati ad averti. BRAVA! BRAVA!
Gentile professoressa ho letto con grande interesse il suo scritto e lo condivido completamente. Nella nostra bella isola ancora dobbiamo combattere per la piena integrazione a livello scolastico nonché l’integrazione ed inclusione sociale delle persone con disabilità. Pur essendo il Garante della persona disabile in Sicilia una carica quasi invisibile , sono convinto che facendo rete si possa raggiungere un buon risultato. La ringrazio per la sua bellissima riflessione. Salvatore Porrovecchio