Monreale, 9 ottobre 2016 – One Teacher … One Child … One Travel can change the world.
I viaggi sono un po’ come le persone, essi mostrano, da subito e senza equivoci, la loro personalità al viaggiatore. A seconda della situazione, del percorso intrapreso e condiviso, nasce sempre tra viaggio e viaggiatore un amore reciproco, o un’antipatia, un’affettuosa condivisione, una vera e propria inimicizia, oppure un vero indimenticabile idillio. Come con le persone, solo affidandoci completamente al viaggio possiamo scoprire dove è possibile trovare qualcosa che ci appartiene oppure no, in quale luogo ci sentiamo amati o al contrario rifiutati.
Il viaggio, dunque, può risultare come l’espressione più elevata di conoscenza di sé stessi e condivisione con i propri simili, una metafora della vita, una prassi archetipica che permette la conoscenza del mondo esteriore e di quello interiore, quello, cioè, che ha origine in ciascuno di noi, nel rapporto ancestrale con il nostro autentico ego: l’odissea di tutti noi, novelli Ulisse, che dinnanzi ai flutti inquietanti dei problemi quotidiani, decidiamo di non fermarci alle Colonne d’Ercole.
Il viaggio autentico, come fuga oppure ricerca di situazioni complesse, per poterci confrontare, alla pari, con le nostre difficoltà o per conoscere le nostre risorse, diviene un’esperienza educativa davvero profonda e significativa.
Ciò che intendo narrare è una sorta di cronaca emotiva di un breve ma prezioso viaggio, un viaggio che diventa una sfida … quella di un bambino speciale, della sua famiglia, dei suoi insegnanti. La specialità si chiama “deficit pervasivo dello sviluppo psicologico” … ergo “sindrome autistica”: il simbolo di un percorso a ostacoli, quello che la disabilità impone, ma anche emblematica metafora della ricerca di libertà dai pregiudizi, dai limiti imposti da un assetto sociale che rischia di asfissiare le persone, specialmente quelle con bisogni speciali, un insieme di cliché sociali poco inclini all’integrazione. La particolarità di tale esperienza è rappresentata dall’armonia generata proprio dal viaggio stesso, oltre ogni rosea immaginazione, oltre ogni cupo pregiudizio, spesso occultato da una coltre di buonismo, da una bieca trama fatta di pietismo e preoccupazioni eccessive e immotivate.
Ma andiamo con ordine. F. è un bimbo autistico ad alto funzionamento, “molto fortunato”, la sua fortuna è rappresentata dall’avere una famiglia coraggiosa e attenta, insegnanti che credono in lui, una dirigente scolastica priva di pregiudizi e desiderosa di sperimentare esperienze formative profonde e proficue, un’insegnante di sostegno sulla stessa “lunghezza d’onda”. La parola d’ordine è “accettazione”, accettazione dinamica, non passiva, delle modalità espressive di un bambino, un figlio, un alunno che ha modi comunicativi personali, a tratti difficili da comprendere, ma speciali, profondamente suoi. L’occasione che genera l’esperienza: l’invito rivolto dal MIUR, a una delegazione di insegnanti e alunni della Pietro Novelli, la più antica scuola primaria del comprensorio monrealese, a partecipare all’inaugurazione dell’Anno Scolastico, svoltasi a Sondrio il 30 settembre. Sin da subito l’ipotesi del viaggio mostra risvolti che non tutti accetterebbero di affrontare: F. non ha mai viaggiato in aereo ed è giustamente scettico, non ha mai affrontato un viaggio lungo, con pernottamento senza i genitori, tutti elementi che farebbero desistere molti … ma non la sua maestra, non la sua dirigente scolastica, non la sua famiglia: è deciso, il viaggio si fa.
Il primo ostacolo da superare è l’aereo: come reagirà F.? Si entra a bordo col fiato sospeso: la mamma ha preparato un bel po’ di gadget per distrarlo, poi c’è nell’aria una grande opportunità, una sorpresa entusiasmante, la possibilità di visitare la cabina di pilotaggio, una volta atterrati: perché è proprio vero che, per alcune situazioni, i sogni si realizzano facilmente, se congiunture positive fanno sì che tutto ciò che avevi sperato, che avevi semplicemente ipotizzato trovi il suo risvolto concreto, grazie alla fortunata collaborazione con persone di ormai rara sensibilità, che si offrono e spendono il loro tempo per aiutare a rendere speciale un “momento importante” per un bimbo spaventato ma speranzoso di concedersi un po’ di più alla realtà … alla vita. Il decollo genera un attimo di panico sul volto di F., subito sostituito da un’espressione di “beato stupore”, un’espressione di meraviglia così evidente da rendere i suoi occhi decisamente attenti e curiosi, quella curiosità che raramente è possibile cogliere nel suo fluttuante sguardo. Questa “insperata meraviglia” è la deliziosa costante dell’intera tratta. Atterrati ci attende la vera, incredibile sorpresa: il capitano annuncia che F. e i suoi compagni sono i benvenuti per un fuori programma davvero speciale: un “brevissimo tour” in cabina di pilotaggio. Se la felicità potesse assumere sembianze umane, quelle potrebbero facilmente essere gli occhi sorpresi, insperatamente “presenti” ed emozionati di F., se potesse esprimersi con le parole, esse sicuramente sarebbero quelle dell’incredibile frase pronunciata dal piccolo: “questo è il giorno più bello della mia vita”.
La giornata da viaggiatori si evolve in un agevole susseguirsi di step che trovano F. splendidamente a proprio agio: dal viaggio in autobus, costeggiando il Lago di Como, all’arrivo a Teglio, cuore della Valtellina, dalla passeggiata immersi e rapiti da un contesto diversissimo dal nostro, alla deliziosa scoperta dei “pizzoccheri” e di altre prelibatezze culinarie. Esperienze affrontate da F. con sorprendente serenità, spesso in autonomia e solo a tratti con l’ausilio consolatorio della manina stretta con fiducia a quella della “sua maestra”.
L’evento in sé risulta essere un turbine di emozioni, di visi di personaggi conosciuti solo in tv, performance artistiche, sorrisi, emozioni, foto. F. non si fa travolgere da questo delirio di esperienze ed affronta tutto esattamente come gli altri bimbi. L’ora tarda prevista per il rientro in Sicilia, ci consente un po’ di tempo per realizzare un altro fuori programma: una breve visita al centro di Milano. Piazza Duomo diventa una meravigliosa sorpresa per i piccoli. F. vuole immediatamente concretizzare il suo status da “turista” con l’acquisto degli immancabili souvenir. Un tranquillo decollo notturno, cullato, a tratti, dalle braccia di Morfeo, caratterizza il nostro sereno rientro. Il viso soddisfatto di F. è la trasposizione semplice ma vera del motto “Tutto è possibile per chi caparbiamente vuole”, e del fatto che molto spesso gli ostacoli sono solo frutto di paure, di preoccupazioni immotivate, di tristi barriere dettate dall’ottusità di preconcetti, duri a morire. Le più robuste, le più difficili da eludere sono quelle mentali, perché generate dal più convinto oppositore dell’esperienza umana senza limiti pretestuosi imposti da errate convinzioni, dal sobillatore per eccellenza di ogni barlume di speranza per una vita finalmente appagante e serena, una vita “diversa” ma ugualmente degna di essere profondamente vissuta in ogni sua infinitesimale sfaccettatura, dal nemico numero uno per l’evolversi della civiltà, quel pregiudizio che diventa fertile terreno per l’ignoranza, per l’alienazione della libertà, per la valorizzazione della più autentica umanità.
Ecco questa è la breve storia di un viaggio che è solo il preludio di altri viaggi … perché le Colonne D’Ercole dell’ovvietà non siano mai un problema e perché nuove mete, sempre più ambiziose, ci attendono all’orizzonte.
“Le persone giudicano sempre gli altri avendo come modello i propri limiti – e a volte l’opinione della comunità è piena di preconcetti e timori.”
Paulo Coelho