Monreale, 19 settembre 2016 – Sono già trascorse due settimane dall’azzeramento delle deleghe assessoriali. Una decisione motivata dal primo cittadino dalla necessità di rilanciare una non meglio precisata azione di governo. Risultato? Una impasse, della stessa azione di governo, della quale il primo cittadino è rimasto vittima, se non addirittura carnefice, e dalla quale non riesce a venire fuori, imbrigliato da giochi di partito, tattiche e interessi politici particolari.
Durante i mesi precedenti avevamo parlato più volte della crisi interna al governo monrealese, dovuta forse più alla presenza di qualche elemento ingombrante che frutto di un’analisi obiettiva dei risultati conseguiti, e che ritardava a deflagrare proprio per la difficoltà del sindaco di trovare un assetto alternativo da dare alla compagine assessoriale.
L’annuncio di voltare pagina del primo cittadino faceva presagire che nelle segreterie di partito, finalmente, fosse stato trovato l’accordo propedeutico al battesimo del Capizzi due e, soprattutto, che all’interno della galassia del PD monrealese fosse stato raggiunto un equilibrio interno, quel compromesso necessario alla proposizione dei nuovi nomi. Su Filo Diretto non ci siamo mai spinti a fare previsioni sui futuri assessori, abbiamo mantenuto una posizione prudente, proprio perché, consapevoli delle complesse dinamiche interne al partito, sapevamo che si sarebbe trattato di pura speculazione giornalistica. Avevamo previsto un inevitabile terremoto interno e avevamo più volte sottolineato il percorso tutto in salita che il segretario Zuccaro avrebbe dovuto percorrere per giungere ad una triade accettata da una seppur risicata maggioranza.
Il direttivo del PD di mercoledì scorso ha messo a nudo un partito privo di identità, di coesione, ma soprattutto una politica miope che non riesce a mettere al centro il bene ed il futuro del paese. Durante un consesso convocato per trattare della compagine assessoriale del PD non è stata fatta una attenta disamina sull’operato dei tre assessori in carica, Granà, Russo e Zuccaro, e, nonostante qualche timido tentativo, non si è mai entrati nel merito del lavoro svolto in poco più di due anni da tutto il governo, dei contenuti programmatici, degli obiettivi conseguiti e da perseguire. Non si è compreso, soprattutto, perché gli attuali assessori avrebbero meritato di rimanere in carica o di essere sostituiti.
E se le dimissioni del segretario confermano l’instabilità in casa PD, provano altresì l’ingenuità politica di Capizzi, incapace di misurare il grado di affidabilità dei suoi alleati.
Il sindaco rimane adesso travolto dalle beghe del PD. A lui va anche la colpa di non avere espresso una valutazione sul mandato espletato dai singoli assessori. Avrebbe dovuto farlo, sia per dare contezza del loro operato ai cittadini, che ne pagano le indennità e ai quali devono rispondere, sia per premiare chi di loro si fosse distinto per impegno, competenza e risultati, permettendogli di sottoporsi con un attestato di merito al consesso del partito ed eventualmente con le carte in regola per richiedere una conferma. Invece i tre assessori sono finiti, in maniera indifferenziata, nel tritacarne del direttivo.
Il primo cittadino ha concesso una deroga di pochi giorni al PD per trovare un accordo interno e fornire i nuovi nomi.
Il direttivo del PD rimane in carica ma, senza una guida ed in balìa delle singole ambizioni, difficilmente sarà in grado di fare un passo avanti. Anche perché questo prevede che in tanti siano disposti a farne uno indietro.
Con tutta probabilità sarà la segreteria provinciale a gestire la crisi monrealese e a relazionarsi direttamente con il sindaco.
Intanto Capizzi potrebbe cercare di svincolarsi da una soffocante alleanza con il litigioso PD, e tentare la carta di ritagliare una nuova maggioranza in consiglio comunale. Non dovrebbe essere un’impresa impossibile trovare 6 consiglieri disponibili a concedergli la fiducia in cambio di 3 assessorati. Una proposta allettante, soprattutto per chi, per il bene del paese, è disponibile, o è abituato, al cambio di casacca.
Intanto la città attende.