Il più autentico tra i Saggi: il bambino

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Monreale, 9 agosto 2016 – Non c’è saggio più saggio di un bambino. In tanti anni di carriera come insegnante ne sono assolutamente convinta. I piccoli nascono liberi, curiosi, aperti agli altri e tali rimangono fino a quando gli adulti non provvedono a inquinarli…a incattivirli con le loro stereotipie e i loro pregiudizi.

Malgrado ciò rimangono gli unici cui i condizionamenti vanno comunque “stretti”, sono gli unici che nella spontaneità coltivano perle di saggezza e spunti di profonda riflessione. Viviamo in una società fondata sulla fallacia di rapporti umani “mordi e fuggi”, sull’incapacità di comprendere l’altro, sulla sfrenata tendenza a disconoscere chi la pensa diversamente, ad attaccare, spesso, “l’ipotetico nemico” con ingiustificabile volgarità.

Le probabilità di comportarsi “in modo scorretto” pubblicamente, non sono più  relegate a una dimensione pressoché familiare, a un evento più o meno privato, ma a un sistema capillarmente diffuso e sdoganato: si sta estinguendo, infatti, l’attitudine a quel pudore normale, a quel senso del limite che scaturiva dal confronto diretto con le persone. La possibilità oggi di divulgare, via social, ciò che si pensa, senza filtri, senza le barriere dettate dall’etica delle buone maniere, protetti da uno schermo, senza mai incontrare lo sguardo dell’interlocutore, facilita il ricorrere all’ingiuria, al turpiloquio più sfrenato, a tutte le declinazioni di un’assenza di rispetto ormai conclamata. Spesso, però, sono i più puri e ingenui ad aprire gli occhi e il cuore, davanti a un mondo “incarognito”, i nostri bambini. I teneri esseri che cerchiamo in tutti i modi di “modellare” rendendoli impermeabili ai valori più autentici, alla vita vera, con i nostri preconcetti, risultanti da un utilizzo delle sinapsi a senso unico, da una scarsa sensibilità verso il mondo che ci circonda, dalla grave crisi di Amore.

Molte volte ci si trova di fronte alla semplicità spiazzante della loro tenerezza e si rimane inermi e affascinati davanti alla scoperta delle loro incontestabili verità, tanto semplici, evidenti e logiche quanto scomode nella loro assoluta autenticità. Qualche tempo fa chiesi ai miei alunni cosa significasse per loro il termine “Gentilezza”… dopo un inizio caratterizzato da definizioni un po’ scontate, mentre cercavo di farli sentire a proprio agio per “far venir fuori” i loro pensieri autonomi, una bimbetta tra le più timide esordì: “Sai maestra Gentilezza mi fa pensare alla parola Gente”. A otto anni, con semplicità, aveva centrato l’anima di una parola, spesso abusata a sproposito dagli adulti.

Ecco perché quella del docente è la professione più bella del mondo, perché frequentemente può succedere che gli insegnanti si scoprano “educandi” e che il “signum” siano gli alunni a tracciarlo, in un reciproco scambio educativo arricchente e formativo per tutti.

“Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino.”

Arthur Schopenhauer

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