Monreale, 13 giugno – In questi giorni non si è parlato d’altro in paese. La notizia è stata per tutti sconvolgente. Adulti, ragazzi, studenti si interrogano ancora su come possa una giovane donna desiderare di togliersi la vita. A soli 20 anni. Un’età in cui si vive di progetti, si sogna, si guarda al futuro, si ama la vita. Invece per L.A. i giorni erano diventati tremendamente pesanti, le ore insopportabili. La vita stessa insopportabile.
L.A., che avrebbe dovuto sostenere in questi giorni gli esami di maturità in un liceo monrealese, avrebbe avuto la forza di confidare ad una compagna di classe l’intenzione di suicidarsi. Ma il grido di disperazione, o forse la richiesta d’aiuto, sarebbe stato sottovalutato e, forse, non sarebbe giunto ai genitori.
Una ragazza difficile, con problemi scolastici e di relazione con i suoi coetanei.
Adesso il paese si interroga su come sia possibile che una ragazza nel fior fiore degli anni possa desiderare la morte. Cosa possa averla spinta a questa azione innaturale. Cosa abbia potuto provare L. nel compiere quell’insano gesto. Ma anche come sia stato possibile che la scuola, la famiglia, i parenti, non si siano resi conto del dramma che covava nell’animo della ragazza. È possibile che non siano emerse grida di aiuto dal volto, dai gesti, dalle parole o dai silenzi di questa giovane donna? Nessun segno visibile di una sofferenza portata all’estremo?
Adesso è un susseguirsi di parenti, docenti, amici, tutti al capezzale della ragazza, increduli, per osservare L., per provare a capire, comprendere le cause, le motivazioni, il perché del gesto, e per riflettere su come intervenire su questo dramma, di una giovane e di tutta una famiglia.
Ma anche per provare a capire se e in cosa si sia sbagliato, quali sono, se vi sono, le proprie responsabilità per non avere letto nella ragazza questo forte disagio, per non esserle stati vicini nei tanti momenti di scoramento e di forte difficoltà che certamente avrà vissuto, nell’avere forse sottovalutato la necessità di un intervento di supporto psicologico.
Di fronte ad un fatto del genere entra in crisi tutto un sistema sociale. Famiglia, scuola, comune. Tutti chiamati a dare delle risposte, ognuno per la propria parte, dinanzi a questo dramma, su eventuali inadempienze, sottovalutazioni, superficialità, incompetenze. E’ un’analisi necessaria, per evitare che un caso simile possa ripresentarsi in futuro nell’indifferenza o nella disattenzione di chi ha il dovere e dovrebbe avere la competenza per attivarsi. Ma è anche il momento di intervenire, subito, per recuperare una ragazza che ha il diritto di vivere un futuro normale.
Ci scusiamo per questa riflessione, per il permetterci di entrare nel mistero di una vita, ma riteniamo di farlo perchè ognuno di noi, dinanzi a fatti del genere, ha il dovere di interrogarsi, di porsi delle domande.
Ti dovresti scusare di essere l’ennesimo giornale che per fare notizia scrive un articolo inutile.
Se davvero volessi far porre delle domande ai tuoi lettori circa “il mistero una vita” e di tante come questa ti limiteresti a fare un piccolo riferimento all’accaduto per poi sviluppare il discorso in tutt’altro modo.
Io, ciò che farei, è andare da L.A., come la chiami tu (di certo per privacy e rispetto), e chiedere scusa per la gente come te e per tutti i gran “faccioli” che la sono andati a trovare solo per redimersi e sentirsi egoisticamente in pace con loro stessi. In questo momento l’ultima cosa di cui ha bisogno è il plastico e disgustoso falso affetto e la commiserazione di gente per cui probabilmente prova odio.