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Mariella Sapienza: “Monreale? Tra bellezza e solitudine, solidarietà e indifferenza”

"Nella poesia e nella scrittura la mia parte più intima, Monreale non è un paese per giovani, con loro cerco di mantenere un legame"

Mariella Sapienza, scrittrice, poetessa, è nata 49 anni fa. A Monreale è cresciuta, ha frequentato il liceo classico. Dopo la laurea in pedagogia ha deciso di portare avanti l’azienda di famiglia, lo storico negozio di abbigliamento Martinelli. Una scelta, come spiega nel corso dell’intervista, legata inizialmente alla necessità di lavorare per portare avanti la sua famiglia. 

“Mi sono dovuta rimboccare le maniche. Ma mi è venuto quasi spontaneo impegnarmi in un’attività di famiglia all’interno della quale ero cresciuta. Mi ha consentito inoltre di rimanere vicino ai figli, di seguirli nello studio, di garantirgli un tenore di vita adeguato”.

Donna e lavoro. Alcuni giorni fa Elisabetta Franchi, imprenditrice, ha rilasciato un’intervista nella quale ha spiegato la sua scelta di assumere donne over 40, libere da gravidanze, dalla gestione dei piccoli. Esiste un gender gap nel mondo del lavoro, dove le donne sono in media pagate meno degli uomini. Cosa consigli alle giovani donne che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro?

Quando mi relaziono con i giovani, con le ragazze in particolar modo, spiego quanto sia fondamentale rendersi autonomi. Innanzitutto seguendo un percorso di studi o un corso professionale che possa aprire loro delle strade e renderle autonome. Da noi è ancora presente una visione retrograda per cui si pensa che la donna sia un’appendice dell’uomo. Molte ragazze si illudono inoltre che il matrimonio possa renderle libere. Invece ogni donna deve essere capace di potere scegliere e determinare il proprio futuro. Una situazione non certamente facile in una società come la nostra, tanto che molte ragazze sono costrette a trasferirsi altrove. Se fossimo meno legati a certe convinzioni retrograde l’imprenditoria femminile potrebbero crescere.

Da donna, quali difficoltà hai incontrato nel portare avanti la tua attività imprenditoriale, e come sei riuscita a conciliare l’attività professionale con la gestione dei figli piccoli?

Non ho incontrato grandi difficoltà, forse perché ho imparato sin da giovane a districarmi con energia tra le varie problematiche. Ma ho sempre scelto di dare priorità alle esigenze dei miei figli, di seguirli a scuola. Preferivo chiudere il negozio per qualche ora pur di non perdermi una recita o una riunione a scuola. Perché quelli sono momenti che non tornano più.

Donne e politica. Pensi che la donna possa fornire un contributo differente da quello dato dagli uomini nella crescita di una società?

Come spesso abbiamo notato le donne hanno una marcia in più, riescono a gestire più cose contemporaneamente. Questo non significa che le quote rose costituiscano sempre la giusta soluzione per consentire loro di avere più spazi. Ci sono pro che contro. Consentono alle donne di avere una via d’accesso più facile per raggiungere dei ruoli, ma non è detto che siano le persone più adatte a ricoprirle. Si dovrebbe fare una scelta più oculata nell’assegnarli, specialmente quando si deve andare a gestire la cosa publica. Ma lo stesso discorso vale anche per gli uomini. 

Monrealese doc, sei nata e cresciuta nella città normanna, hai studiato al suo liceo, a Monreale vivi e lavori. Il tuo è uno sguardo molto attento sulla società di questa città. Quali criticità ne rilevi?

Senza dubbio, a vari livelli, manca la capacità di sapere guardare la bellezza che ci circonda, che abbiamo e abbonda in questo territorio. La sciupiamo, la degradiamo, e spesso la sottovalutiamo. Mi dispiace tanto. E chi governa questa città dovrebbe stare più attento alla cura del suo grande patrimonio. Ma bisogna avere delle linee guida da seguire. Monreale ha una storia ben precisa. Non tutto quello che viene proposto va adottato, perché deve seguire dei canoni confacenti le strutture antiche che caratterizzano la nostra città.

A Monreale si respira un senso di comunità o l’indifferenza la fa da padrone?

Posso dire che ho sperimentato entrambe le situazioni. In tante occasioni, quando si sono presentati problemi di salute o momenti di difficoltà per alcuni cittadini, ricordo ad esempio quando abbiamo un’abitazione di San Martino delle Scale è rimasta vittima di un incendio, ho riscontrato molta solidarietà tra i monrealesi. D’altra parte ci manca la solidarietà nella vita di tutti i giorni. Tante persone vivono nella solitudine, hanno necessità di essere ascoltate. Ci sono gli anziani che necessitano di essere accompagnati per emergenze. Nel mio negozio vengono in tanti, si aprono, vi soggiornano, oppure mi telefonano. È come se gli anziani si perdessero.

Monreale è una città per giovani?

Assolutamente no. Mancano, come per gli anziani, anche e forse ancora di più per i giovani, centri aggregativi. Da ragazzi noi avevamo dei luoghi di riferimento. Il muretto, l’antivilla, la villa. Tutto questo è finito. Forse perché la società li allontana dal territorio, i giovani rimangono più a casa chattando. Decisamente Monreale non è una città a misura di ragazzo.

Pensi che sia più difficile essere giovani oggi rispetto a quanto lo era in passato?

Sicuramente oggi.

Qual è il tuo rapporto con i giovani? 

Cerco di non tranciare quel filo che mi lega a loro. Anche se l’età passa c’è sempre in noi un fanciullo che emerge. Se tranciamo il rapporto con i ragazzi, a noi viene a mancare quella cellula vitale che ci fa comprendere quali siano le linee guida di una persona. Da sabato abbiamo cominciato con i giovani un progetto di scrittura creativa nella parrocchia dei Santi Vito e Francesco. Questo mi dà molta gioia, perché comincia nuovamente un rapporto con i giovani.

Mariella Sapienza poetessa e scrittrice. Cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia, come la scrittura, rappresenta il mio modo di rapportarmi sia con la mia parte più intima, quella più vera, sia con voi, quelli che mi leggono, che mi ascoltano. Bisogna dare sempre qualcosa all’altro, attraverso i doni ricevuti, quali che siano. Io penso di riuscire a farlo quando scrivo.

Hai al tuo attivo tre libri, un altro è in lavorazione. Da cosa ti lasci ispirare nei tuoi romanzi?

È un’ispirazione immediata. È come se davanti a me scorresse un film, più o meno completo, e lo porto in scena. Mi rivedo all’interno delle pagine, tra i personaggi, mi relaziono con loro. La mia ispirazione parte dai territori. I miei libri sono ambientati tra Palermo e Monreale. E poi ci sono le caratterizzazione umane, le varie maschere che nelle loro relazioni ci fanno comprendere come percorrere la nostra vita, a cavallo tra il bene e il male, tra eros e tanatos.

Cosa ti rilassa di più?

Scrivere, e poi parlare, relazionarmi attraverso un dialogo sereno, come faccio tutti i giorni con le mie amiche, ma anche con i clienti e persino con le persone sconosciute.

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