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Giammona: “Memoria significa fare rivivere le idee di Falcone e di Borsellino”

Prima il murales su Francesca Morvillo, oggi la piantumazione della talea dell'albero di Falcone: "Avviato un percorso di rinascita nel segno della legalità"

MONREALE – Scriveva Gesualdo Bufalino: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”. E un plotone di maestre elementari, ma anche di insegnanti della scuola primaria di primo grado, si è reso protagonista oggi della commemorazione del 30esimo anno dalle stragi del ’92, alla guida di un esercito di bambini.

La piantumazione della talea (una delle 500 ricavate dall’albero di Falcone) è stata l’occasione per suggellare un percorso sulla legalità che ha coinvolto centinaia di piccoli allievi nel corso dell’anno scolastico.

Ed è la Prof. Francesca Giammona, dirigente dell’istituto Francesco Morvillo, a spiegare cosa significhi parlare di Memoria con i suoi ragazzi.

Prof. Giammona, oggi ricorre il trentennale delle stragi del ’92 e la sua scuola si è fatta trovare puntuale all’appuntamento con una lunga manifestazione che hanno coinvolto i suoi alunni. Ma a cosa servono le giornate come questa? 

Questo è un anno molto importante, che ricorda le stragi del ’92. La celebrazione di oggi rappresenta solamente il momento conclusivo di un lungo progetto sulla legalità che abbiamo voluto simboleggiare con la piantumazione della talea ricavata dall’albero di Falcone.

Nel corso dell’anno sono state svolte delle attività che hanno visto la nostra scuola testimone di un percorso di legalità e soprattutto di rinascita. È questa la parola chiave. Falcone diceva “Gli uomini passano le idee restano”. È importante che queste idee i ragazzi le conoscano e le portino avanti, e diventino parte del loro vissuto quotidiano.

Qual è la differenza tra memoria e semplice ricordo, come evitare che queste giornate diventino solamente un ricordo sbiadito?

Memoria significa fare rivivere le idee di Falcone e di Borsellino. Figure che per questi ragazzi appartengono al passato, alla storia. L’unico modo che abbiamo è quello di fare rivivere le loro idee, ma non con mere manifestazioni di ricordo, ma tramite una partecipazione attiva. I ragazzi partecipano attivamente, scrivono, producono poesie, realizzano i cartelli. E in queste giornate il ricordo non deve essere solo tristezza, ma anche gioia.

Falcone e Borsellino ci ricordano un passato di stragi. Oggi la mafia non colpisce in modo così plateale, feroce. Come si riesce quindi a fare comprendere cosa sia oggi la mafia?

Bisogna spiegare il concetto di legalità in modo graduale, tenendo conto anche delle differenti età dei ragazzini. La comprensione del concetto di nuova mafia avverrà con il tempo. 

Quanto è difficile parlare di legalità, in un contesto scolastico eterogeneo, con bambini di differente estrazione sociale? Contro quali muri vi scontrate?

In questa scuola non ho incontrato difficoltà. Anzi, abbiamo avuto grande collaborazione da parte dei genitori. Tutti hanno partecipato in modo attivo. C’è stato un bel lavoro di squadra, al quale hanno preso parte anche i Carabinieri che hanno sempre aderito alle nostre iniziative.

Nel corso della manifestazione di oggi avete voluto assegnare uno spazio anche agli orrori della guerra.

Quest’anno abbiano collegato il concetto di legalità con quello di guerra. Nella nostra scuola abbiamo una bambina ucraina. La sua presenza ci ha aiutato perché, come dicevo, il vissuto insegna più della parole. Parlare con questa bambina, stare con lei, ha avuto un’altissima valenza formativa per i nostri alunni.

 

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