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Pennisi: “30 anni fa a perdere non fu la giustizia ma la mafia”

Pennisi: “Mafia e vita cristiana incompatibili, don Pino Puglisi, ucciso perché attraverso la sua opera educativa sottraeva manovalanza a cosa nostra”

MONREALE – “30 anni fa a perdere non fu la giustizia ma la mafia. E oggi la vostra presenza così numerosa lo testimonia”. A 30 anni dalla strage di Capaci e di via D’Amelio, Mons. Pennisi, vescovo di Monreale, parla di lotta alla mafia alle centinaia di ragazzi e ragazze arrivati da tutt’Italia nella città normanna 

L’occasione è data dal Festival della Legalità e della Gioia, organizzato dal Parlamento della legalità internazionale, presso la Casa del Sorriso di Monreale. Qui si sono radunati ragazzi e ragazze arrivati da tutt’Italia. Ed è a loro che Pennisi si rivolge: “Falcone come Borsellino e tanti altri ci hanno testimoniato cosa significa vivere per la legalità e la giustizia, compiendo il proprio dovere orientati al bene comune.

La loro testimonianza è stata quella di uomini di speranza che attraverso il loro impegno quotidiano e il dono della vita hanno dimostrato che è possibile lottare e sconfiggere la mafia, che è un fenomeno umano e non un fatto inevitabile”. 

“La promozione della legalità – ha spiegato il prelato – ispirata da alti valori morali, che mettono al centro la dignità della persona, implica il contrasto alla mafia e ai fenomeni devianti ad essa collegati: il pizzo, l’usura, lo spaccio della droga, i guadagni illeciti. 

La lotta alle mafie (cioè a “cosa nostra” ma anche alla “camorra”, “all’ ndrangheta”, alla “sacra corona unita”) passa attraverso un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità.

Per contrastare questi fenomeni criminali è necessaria una mobilitazione delle coscienze che, insieme ad un’efficace azione istituzionale e ad un ordinato sviluppo economico, può ridurre e sconfiggere il fenomeno criminoso. 

Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. La sua affermazione e la sua crescita sono affidati alla collaborazione di tutti, ma in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alla Chiesa. Alle istituzioni, ma soprattutto a voi, cari giovani!”

Pennisi ha poi sottolineato come la comunità cristiana sia impegnata in prima fila nella promozione della legalità, della gioia e della speranza per creare una mentalità alternativa a quella della subcultura in cui alligna la mafia.

MAFIA E VITA CRISTIANA INCOMPATIBILI

“La coscienza di una radicale incompatibilità tra mafia e vita cristiana è stato suggellato a Palermo dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso solo perché fedele al suo ministero e perché attraverso la sua opera educativa sottraeva manovalanza a “cosa nostra”.

La memoria di questo martirio come quella del giudice Rosario Livatino e di tanti altri martiri per la giustizia è impegnativa per tutti i cristiani e le persone di buona volontà. 

Urge, oggi, formare una nuova mentalità in grado di creare una reale cultura per la legalità.

La vostra presenza gioiosa ne è un segno evidente”.

Imprenscindibile poi, per educare alla legalità, l’educazione alla socialità e ad una cittadinanza responsabile, nell’ambito di una educazione globale alla pace.

Quindi l’invito ad una legalità reale, “non fatta di slogan ma di nostre azioni concrete, passiamo dall’idea al fatto”. 

“Non abbiamo bisogno di eroi ma di persone per le quali, come disse Giovanni Paolo II “il quotidiano diventi eroico, e l’eroico diventi quotidiano”.

A volte i giovani possono insegnare agli adulti, possono portare segni di speranza e voi lo dovete dimostrare ogni giorno iniziando dall’ambiente scolastico e nella vita ordinaria”.

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