Nella serata di ieri, a Palermo, nel marciapiede antistante la libreria Tante Storie di Giuseppe Castronovo, in via L. Ariosto, si è tenuta in video conferenza con l’autrice, la presentazione del libro di Valeria Scafetta, “Storie di vittime innocenti di mafia”, condotta e moderata dallo stesso Castronovo.
Il libro racconta le vicende di 16 bambini e ragazzi uccisi dalla mafia su un totale a tutt’oggi di ben 109, molti dei quali a tutt’oggi non hanno trovato giustizia.
Scopo del libro è ripercorrerne le memorie affinché le loro storie non vengano dimenticate e servano da monito per le generazioni future.
È bene precisare che il libro è nato nell’ambito del progetto denominato “Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” finanziato dalla Regione del Veneto e distribuito come strumento didattico/educativo nelle scuole del territorio e che per la prima volta veniva presentato in un’altra regione.
Alla presentazione erano presenti e sono intervenuti i genitori del piccolo Claudio Domino, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 ottobre del 1986, alla vigilia del maxiprocesso celebrato a Palermo. Dopo ben trentasei anni non si ha certezza sui mandanti: la mafia o i servizi segreti deviati tramite Faccia di Mostro che ritroviamo in altri oscuri delitti inspiegabili, che sono stati trattati durante la video conferenza.
Graziella Accetta e Ninni Domino, i genitori, da anni conducono una battaglia nelle scuole di tutt’Italia per ricordare la memoria del figlio affinché la stessa non venga oscurata dal tempo, auspicando una chiara risposta dalle istituzioni che tarda ancora a venire.
Erano presenti alla presentazione Valentina Chinnici, consigliere comunale di Palermo, ed il vice sindaco Fabio Giambrone, Massimo Sole, fratello di un altro assassinato innocentemente dalla mafia, l’associazione Liberi di Lavorare presieduta da Biagio Cigno, l’Osservatorio alla Legalità Giuseppe La Franca presieduto da Claudio Burgio, Wanda Fabbri che cura a Pallavicino il Giardino della memoria, ove nelle aiuole sono collocati sassi con i nomi dei bambini uccisi, e tanti altri rappresentanti di associazioni.

