Le restrizioni ci rendono paradossalmente più liberi

Le restrizioni governative hanno compromesso la qualità delle relazioni sociali ma rappresentano la nostra vera possibilità, dotandoci di una più efficace autonomia di movimento ed azione

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La ripresa in presenza dell’anno scolastico, sebbene pregna di consultazioni e mediazioni spesso complesse e conflittuali, è portatrice di ampie speranze e aspettative; attualmente ci si pone l’obiettivo di giungere ad accorgimenti e disposizioni volte ad un ritorno in classe il più possibile in sicurezza. 

Oggi si è giunti ad apposite misure, pensate ed attuate per contrastare il più possibile il rischio Covid: al consueto impiego di mascherine, igienizzazione, distanziamento interpersonale e costante aerazione degli ambienti scolastici, assistiamo all’introduzione del piano di monitoraggio di circa 55mila alunni ogni 15 giorni attraverso appropriati test salivari. 

Tale misura si aggiunge alla recente introduzione dell’obbligo di green pass per tutto il personale scolastico, e tutti i collaboratori esterni all’istituzione scolastica; l’odierna estensione di tale disposizione anche alle figure genitoriali, sebbene con non poche polemiche, ha l’intento di promuovere una più ampia sicurezza all’interno degli istituti scolastici. 

La riflessione sull’importanza di queste disposizioni ministeriali, nonché sulla responsabile osservazione delle stesse da parte di tutti, mi porta inevitabilmente a ripensare alle riflessioni del filosofo Mario Ceruti ne “Il vincolo e la possibilità: l’attenta consapevolezza dei vincoli dettati dalla ostile pandemica realtà esterna, ci porta alla prudenza, nell’intento di appropriarci dei nostri spazi sociali, inclusi quelli dell’istituzione scolastica. La conoscenza dei vincoli esterni dettati dall’emergenza virale, ci permette quindi di spingerci più fiduciosi, mentre ci atteniamo scrupolosamente alle misure protettive indicate dalla comunità scientifica: spesso sottovalutiamo il fatto che queste restrizioni rappresentano la nostra vera possibilità, dotandoci di una più efficace autonomia di movimento ed azione, rendendoci così paradossalmente e sorprendentemente più liberi di dare prosieguo ai nostri intenti sociali.

Garantire la sicurezza all’interno dell’istituzione scolastica, dando prosieguo all’attività didattica ed agli obiettivi che questa si propone, tenuto conto della complessità dei sistemi e dei contesti di appartenenza, significa concedersi un’ulteriore libertà: quella di vivere a pieno l’insostituibile dimensione relazionale che caratterizza la didattica in presenza e lo scambio formativo.

Lavorando tra gli sportelli scolastici di supporto psicologico e tra i servizi di assistenza all’autonomia didattica nel Comune di Monreale, ho potuto prendere contatto diretto delle fatiche e le frustrazioni che i nostri studenti ed i loro insegnanti hanno dovuto affrontare quotidianamente: se da un lato la didattica a distanza ha sopperito alla trasmissione di contenuti atti a garantire il raggiungimento di obiettivi formativi preposti, dall’altro non ha potuto far fronte a quella che potremmo definire fame di relazione in presenza, sete di scambi all’interno dei contesti sociali e di appartenenza.

Alla luce di ciò, sebbene vincolati da frustranti restrizioni che ci possono apparire ingabbianti, la messa in atto di misure di sicurezza ci consente oggi di rimettere al centro di tutto la relazione, e nello specifico quella scolastica, fortemente limitata nel corso dell’anno scolastico precedente.

Le restrizioni governative messe in atto ad oggi, hanno inevitabilmente compromesso la qualità delle relazioni sociali: la fascia adolescenziale, più delle altre ha sofferto delle limitazioni, seppur necessarie e salvifiche, manifestando forme di disagio da attenzionare.

Pertanto la presa di consapevolezza che il limite si configura quale possibilità, ci consente di proteggere noi stessi per proteggere la comunità più ampia:  mettendo in atto comportamenti prosociali, capaci di farci resistere al richiamo di quelle “sirene” che propinano ogni giorno pseudo teorie complottiste ed antisociali (quali ad esempio quelle negazioniste, no vax etc), possiamo scongiurare atti irresponsabili che potrebbero mettere ulteriormente a rischio la salute pubblica, e conseguentemente limitare la libertà collettiva con restrizioni ancor più rigide.

Dott. Giovanni Ferraro

Psicologo e psicoterapeuta

Dottore di ricerca in psicologia

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