Russo: “Il Covid ha dimostrato l’importanza della comunità”

Il preside Russo dell'IC Skanderbeg: “Abbiamo portato avanti la scuola nonostante le mancate risposte, i mancati atti, i disservizi e le paure irrazionali”

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PIANA DEGLI ALBANESI – Ci lasciamo alle spalle due anni che hanno segnato le nostre abitudini. La pandemia ha influenzato il nostro modo di pensare e di agire.

Uno dei cambiamenti maggiormente radicali è stato registrato a scuola a causa dell’introduzione della DAD, l’unico strumento capace di consentire una certa continuità alle attività scolastiche. Ma le difficoltà sono state tante sia in ragione delle limitazioni prodotte dalla “non presenza” simultanea in classe degli alunni e dei docenti, e la conseguente frantumazione dell’hic et nunc dovuto a improvvisi sbalzi della connessione e al fatto che l’hic degli insegnanti e degli studenti non era il medesimo.

Quindi, l’Aura Benjaminiana è venuta meno e la performance/lezione dell’insegnante non è più un flusso del presente ma viene replicata nei mezzi di riproduzione tecnica e sorgono gli stessi quesiti e dibattiti sulla necessaria ed essenziale presenza contemporanea in classe di alunni e docenti.

Un altro problema, forse il più importante, sta nel fatto che parte degli studenti non hanno avuto a disposizione i mezzi tecnologici necessari, oppure non li hanno saputi usare adeguatamente.

Giuseppe Russo, Preside dell’IC Skanderbeg di Piana degli Albanesi, ha risposto alle mie domande circa le “lezioni” che il covid ha dato alle nostre scuole e al modo in cui sono stati affrontati i problemi degli ultimi due anni.

Cosa ha insegnato a lei e a i suoi colleghi il secondo anno scolastico in piena pandemia? 

Credo di poter dire che ci ha insegnato a destreggiarci per portare avanti la scuola nonostante le mancate risposte, i mancati atti, i disservizi e le paure irrazionali. Cito solo il caso delle USCA, fondamentali nel sistema di contenimento della pandemia a scuola: con l’inizio dell’anno scolastico dovevano essere subito attive.

E invece? 

Sono state organizzate in grande ritardo e con personale numericamente inadeguato.

La DAD è stata efficace?

La didattica a distanza ha una sua efficacia relativa, sconta dei limiti legati alla sua natura. Per noi è stata una didattica d’emergenza. Il vero ostacolo non sono stati i dispositivi. Ne abbiamo acquistati di nuovi, i finanziamenti ci sono arrivati in misura sufficiente rispetto ai bisogni, ma non basta fornire in comodato d’uso gratuito, così come abbiamo fatto, un tablet o un portatile se poi chi lo riceve  non lo sa utilizzare, oppure se non lo utilizza per le attività didattiche, ma per altro. L’idea dei cosiddetti “nativi digitali” è spesso retorica, molti ragazzi non sanno utilizzare che le poche elementari funzioni di un cellulare. La pandemia ha esacerbato e accresciuto le differenze, per cui hanno sofferto molto quei pochi bambini i cui genitori non adempiono appieno, per i motivi più vari, al loro ruolo. Sono i bambini più marginalizzati socialmente che vivono contesti di deprivazione culturale. In questi casi il semplice fornire un dispositivo è una misura che si rivela spesso insufficiente senza un genitore che guidi ed accompagni allo studio il bambino.

Ritiene che nel secondo anno di pandemia le scuole abbiano gestito meglio l’emergenza?

Lo scorso anno scolastico, più che gestire la pandemia, abbiamo chiuso le scuole e trasferito la didattica sulla rete, che poi era l’unica cosa che si potesse fare in quel momento. La vera gestione della pandemia è partita da quest’anno scolastico con l’adozione di specifiche misure per il contenimento della trasmissione del virus: distanziamento, banchi monoposto, mascherine, sanificazione quotidiana, sistemi di intervento sanitario e screening.

Quali sono, se ci sono, gli aspetti positivi?

L’affermarsi dell’importanza della comunità.

È favorevole alla vaccinazione degli alunni delle scuole elementari e medie?

Non è mia materia, su quest’ipotesi lascio parlare la comunità scientifica. La storia in generale c’insegna che i vaccini hanno debellato in tutto il mondo malattie come il vaiolo e la poliomielite.

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