“…coraggio e pazienza. Io muoio convinto”. Biagio Giordano e la Liberazione

Una ricorrenza anacronistica? Il 25 aprile è la data di nascita della democrazia in Italia

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Domenica prossima si celebrerà il 76° anniversario della Liberazione e da più parti ci si chiede che senso ha festeggiare ancora una ricorrenza che agli occhi di alcuni appare quasi anacronistica.

La risposta a questa domanda si può trovare nelle parole che Giorgio Bocca, giornalista e scrittore, uno dei più lucidi intellettuali italiani scomparso nel 2011, scrisse in un articolo sull’Espresso in occasione del 50° anniversario del 25 Aprile: “…i francesi si chiedono se sia giusto o no celebrare il 14 luglio la presa della Bastiglia, la fine dell’Ancien Régime. E’ come celebrare il proprio compleanno, il giorno della nascita della Francia moderna. Dovrebbe essere così in Italia anche per il 25 aprile, compleanno della democrazia italiana”. 

Ecco cosa vuol dire festeggiare il 25 aprile: è la data di nascita della democrazia in Italia che risorse a nuova vita dopo vent’anni di dittatura fascista. Un periodo, quello fascista – ed è bene ricordarlo alle nuove generazioni spesso amalgamate ai proclami mediatici di infimi personaggi – e checché ne dica una parte della storiografia ufficiale, costellato da continue violenze, arresti arbitrari, deportazioni, confinamenti e, spesso, omicidi. Uno per tutti quello dell’onorevole socialista Giacomo Matteotti che era rimasto l’unico oppositore in Parlamento alle vessazioni politiche del gruppo parlamentare fascista.

Un compleanno, anche in questo tempo contrassegnato dalla pandemia, va sempre e comunque festeggiato, anche se la prevalenza della cultura negazionista e controriformista, specialmente in questi ultimi anni, si è andata insinuando sempre più in una parte non piccola di italiani, i quali pensano che la lotta di liberazione sia più uno scandalo da dimenticare che una pagina di Storia da far conoscere.

La Resistenza non fu, come molti eminenti studiosi in un passato anche recente hanno affermato, una guerra civile. Fu innanzitutto e soprattutto lotta di liberazione contro la tirannia nazifascista che tante stragi e tanti eccidi aveva compiuto nei confronti di cittadini inermi. Fu il consenso della gente, che prese a cuore le sorti dei partigiani e li sostenne nella lotta di liberazione, a far sì che l’invasore tedesco, coadiuvato e supportato dalle milizie fasciste aderenti alla Repubblica di Salò, venisse definitivamente sconfitto. Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Boves, Fosse Ardeatine, a molti risuonano come ridenti località della nostra Penisola. Ai più, purtroppo, ricordano luoghi di massacri efferati compiuti dalle SS e dalle Camice Nere contro vecchi, donne e bambini che avevano la sola colpa di aver ospitato o dato del vitto a dei gruppi partigiani.

Il contributo dato dai siciliani alla guerra di liberazione fu notevole. Non è vero, come si è insinuato nel pensiero comune, che la Sicilia rimase immobile alla guerra di liberazione rispetto alle regioni del Nord Italia dove si combatté per venti lunghi mesi. La Sicilia si era ritrovata l’8 settembre del 1943 già liberata, da parte delle truppe anglo-americane, dal nazifascismo. Ma essa non mancò di dare il suo apporto in termini di uomini e di idee. Vanno a combattere i nazifascisti i vecchi oppositori della dittatura, alcuni grandi leader formatisi nella politica antifascista (diventati in certi casi leggenda: come Pompeo Colajanni, il comandante Barbato o come Mommo Li Causi), ma a questi «grandi» si aggiungono schiere di giovani e di gente comune, che al Nord e all’estero scelgono di continuare la lotta nel campo della democrazia piuttosto che dell’oppressione o che hanno scoperto la guerra come inganno e come crudeltà, e quindi assumono le ragioni dell’antifascismo.

Uno di questi giovani fu il nostro concittadino Biagio Giordano. Biagio era un giovane operaio meccanico impiegato presso i Cantieri Navali di Imperia. Dopo l’8 settembre, a 18 anni da poco compiuti, scelse di diventare partigiano e si arruolò nelle Brigate Garibaldi. Dalla sua scheda di smobilitazione, che ho richiesto e ricevuto tramite l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, conosciamo che venne assegnato, dal 29 settembre 1943, alla 2^ Divisione d’Assalto “F. Cascione” – 4^ Brigata “E. Guerri” – 2° battaglione “RODI” – 5° distaccamento “F. Pagliari”. Il nome di battaglia da lui scelto fu “Insalata”.

Partecipò ad alcuni combattimenti, in località Molini di Prelà nelle vicinanze di Imperia, contro truppe tedesche che stavano effettuando rastrellamenti nel borgo.

Successivamente, nel luglio del ’44, prese parte ad uno scontro a fuoco contro una colonna motorizzata nazifascista. In quell’occasione il suo distaccamento riuscì a distruggere alcuni mezzi e infliggere al nemico numerose perdite tra morti e feriti.

Biagio venne catturato la mattina del 31 gennaio 1945 durante un rastrellamento nazifascista in Val Maurina nella località Iniconi. Biagio non riuscì ad accodarsi alla maggior parte dei suoi compagni in fuga e venne fatto prigioniero insieme ad altri tre suoi commilitoni.

Trasportato presso il carcere di Imperia venne sottoposto a torture e sevizie ma, nonostante la giovanissima età, Biagio non tradì gli amici. Venne fucilato alle prime luci dell’alba del 15 febbraio. Prima di morire scrisse una lettera ai genitori esortandoli ad avere “…coraggio e pazienza. Io muoio convinto”. Si dice che i suoi aguzzini, dopo la fucilazione, abbiano esclamato: “…non ci si trova soddisfazione nell’uccidere simili uomini”.

 

 

Oltre Biagio Giordano altri quattro giovani monrealesi parteciparono alla lotta di liberazione tutti nella zona della Val Sesia e Val d’Ossola in Piemonte: Andrea Patellaro, anni 21, combattente della 1^ Divisione Garibaldi “Fratelli Varalli”, 82^ Brigata “Osella”, nome di battaglia: Sicilia; Giovanni Romano, anni 23, capo squadra della Divisione “Beltrami”; Salvatore Sciortino, anni 25, combattente della 7^ Divisione Garibaldi – 6^ Brigata, nome di battaglia: Palermo, caduto in combattimento il 6 novembre 1944; Benedetto Schiera, anni 23, combattente della 1^ Divisione Garibaldi “Fratelli Varalli”, 82^ Brigata “Osella”, nome di battaglia: Palermo.

È necessario, pertanto, far conoscere alle nuove generazioni e ai cittadini le decisioni operate da questi giovani, i quali preferirono la scelta di libertà di unirsi alle neonate formazioni partigiane che quella di far parte di un esercito tiranno e oppressore.

Un doveroso grazie a questi uomini che hanno reso possibile la nascita di una nuova Nazione e delle Istituzioni democratiche.

Una stele-ricordo per i 259 giovani monrealesi caduti della I Guerra Mondiale (I NOMI)

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