In soggetti in evoluzione, come bambini e adolescenti, il confine tra realtà e fantasia è labile

Le trappole disseminate nel web: quando il gioco si trasforma in una tragica dimensione avulsa dalla realtà

0

La notizia della tragica morte della piccola Antonella ha lasciato tanto sconforto e sgomento in tutta la comunità italiana; a soli dieci anni la bambina è rimasta vittima della cosiddetta “Blackout Challange”: una sfida, tragicamente accolta nell’ambito del popolarissimo social Network Tik Tok, all’insegna del superamento della paura della morte; una pratica di soffocamento estremo suggerita da questo canale, ne ha determinato tragicamente la morte per via di un arresto cardiocircolatorio, dovuto all’asfissia provocata dallo strangolamento della cintura usata dalla minore per partecipare alla macabra sfida. 

I familiari, che hanno disposto l’espianto degli organi della bambina, sono avvolti dal dolore indicibile per una tale struggente perdita e chiedono silenzio e rispetto, respingendo le pesanti critiche e i giudizi secondo cui non avrebbero sufficientemente vigilato sull’uso improprio che Antonella avrebbe fatto del cellulare e del web.

Il lutto familiare e collettivo, momento doloroso ma necessario all’elaborazione di una perdita tanto assurda quanto insensata, ci induce inevitabilmente a fare un’attenta riflessione sulla modalità con cui giovani e adulti utilizzano la rete e i canali interattivi; si tratta di strumenti della comunicazione che, in quanto tali, necessiterebbero di una più attenta regolamentazione sul piano legale e quindi psicosociale, affinché i soggetti più fragili possano essere adeguatamente tutelati. 

L’azione messa in atto dal Garante della Privacy, con cui ha bloccato l’uso dei dati degli utenti del social Tik Tok per i quali non è stata accertata l’età anagrafica, ci induce a riflettere sulla facilità con cui troppo spesso vengono raggirati i limiti di età per accedere all’iscrizione ad alcuni dei più famosi social network, quali facebook ed Instagram.   

Ritengo infatti che la superficialità con cui troppo spesso l’immaginario collettivo si approccia al web ed all’uso dei social network, derivi principalmente dalla loro natura virtuale: una  dimensione da attenzionare e controllare, onde evitare la perdita di contatto con la realtà, così come accaduto in occasione di questo tragico evento. 

Immaginiamo come tale aspetto possa essere allarmante in soggetti la cui crescita è in piena  evoluzione come bambini e adolescenti, dove il confine tra realtà e fantasia è davvero labile; sebbene il gioco e il divertimento rappresentino fattori di crescita indispensabili, volti all’espressione di sé e alla scoperta del proprio essere, essi non possono essere lasciati al caso, privi di sufficienti forme di tutela e monitoraggio da parte degli adulti. In tal senso un bambino non può essere affidato alle trame della rete come se questa fosse una sorta di “Baby-Parking”, un contenitore atto ad accoglierli ed accudirli. 

Il processo di responsabilizzazione di bambini ed adolescenti infatti deve potere poggiare su “passaggi di consegna” non indifferenti, attraverso cui l’adulto trasmette al giovane le istruzioni d’uso dello strumento interattivo, le regole del gioco che non smettono mai di aderire alla realtà relazionale e che necessitano di un continuo apporto alla vita sociale, allo scambio comunicativo autentico del quotidiano vivere. 

Nel cercare di uscire da questo gap unanime, occorre un necessario passaggio dall’ottica dell’attribuzione della colpa, alla prospettiva dell’assunzione di piena responsabilità da parte dell’adulto: ciò ci consentirà di considerare la rete quale strumento la cui validità e bontà deriva principalmente dalla misura con cui la utilizziamo, dalla sua aderenza con il mondo reale all’insegna del rispetto di se stessi e dell’altro. Perché sebbene il canale sia virtuale, il corpo, la mente e le relazioni veicolate sono assolutamente autentiche e reali, esistono davvero e non sono prodotti della fantasia.  

È innegabile che questo compito spetti prevalentemente alle figure genitoriali, agli insegnanti, agli educatori e a tutti coloro che a pieno titolo contribuiscono attivamente alla crescita formativa delle persone più bisognose di punti di riferimento.  

La coscienziosità sull’uso adeguato delle tecnologie della comunicazione è un valore da perseguire soprattutto in questa fase pandemica: sebbene il web non possa sostituire le relazioni in presenza, esso non va neppure demonizzato; la rete infatti ci ha tenuti più vicini, ha eluso la solitudine derivante dal distanziamento sociale anti-covid, ha consentito di dare prosieguo alla formazione dei nostri ragazzi attraverso la didattica a distanza mediata dalle piattaforme interattive.

Similmente a tutti i comportamenti adottabili, l’uso moderato e coscienzioso del web ci preserverà dal rischio di incorrere in quelle forme di compromissione ad esso associate, quali dipendenza da internet, gioco d’azzardo patologico, condotte auto-lesive, a cui sono soggetti in particolar modo gli individui in fase di crescita o che presentano forme di particolare fragilità identitaria.

*Dott. Giovanni Ferraro
Psicologo Psicoterapeuta
Dottore di Ricerca in Psicologia

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.