Ganci assolto dal reato di diffamazione contestato da un consigliere comunale

Il fatto non costituisce reato, la Corte d'Appello dà ragione all'ex comandante della Polizia Municipale

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La Corte d’Appello di Messina ha assolto Castrense Ganci perché il fatto non costituisce reato, ribaltando così il giudizio di primo grado che lo aveva condannato all’ammenda di 1000 €.

La sentenza è stata emessa ieri, 18 gennaio 2021, dal Presidente di Corte d’Appello, dott. Alfredo Sicuro (consigliere dott. Carmelo Blatti e consigliere estensore Dottoressa Maria Teresa Arena).

Ganci, rappresentato dall’avv. Carmelo Occhiuto, aveva presentato appello contro la sentenza emessa il 21 giugno 2019 dal Tribunale di Patti nel quale era stata affermata la sua responsabilità penale per il reato di diffamazione commesso nei confronti di un consigliere comunale di Patti, Pasqualino La Macchia.

Ganci nel 2014 rivestiva il ruolo di Comandante della Polizia Municipale di Patti. In un post pubblicato sul suo profilo Facebook il 29 novembre 2014 scriveva: “un consigliere comunale chiede al sindaco la testa del Comandante, subito e non a fine incarico, il 31.12! Il consigliere deve stare tranquillo perché da qui a fine anno non ci saranno controlli a bische causa mancanza di soffiate”.

Il riferimento, secondo il tribunale, era al consigliere comunale Pasqualino La Macchia, che durante la seduta del 27 novembre aveva invitato il sindaco a revocare l’incarico all’allora comandante dei vigili urbani senza aspettare la naturale scadenza dell’incarico. La Macchia era stata anche l’unica persona ad essere sottoposta ad un procedimento per il reato di gioco d’azzardo, conclusosi con assoluzione piena. La Macchia aveva quindi denunciato Ganci costituendosi parte civile. Come detto, il Tribunale di Messina aveva condannato l’ex comandante a 1000 € di multa oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile.

Con la sentenza di ieri è stato ribaltato l’esito del primo grado.

Secondo la Corte d’Appello il post di Ganci era stato scritto in seguito ad una accusa ingiusta e gratuita mossa dal consigliere La Macchia in sede di consiglio comunale.

L’incarico al comando della polizia municipale – si legge nella sentenza  – era stato affidato a Ganci dopo i numerosi arresti determinati dell’ambito dell’operazione Fake (relativa al reato di associazione per delinquere finalizzata a falsi e voti di scambio) che aveva tra l’altro decapitato il vertice del comando di polizia municipale di Patti e nella quale era rimasto coinvolto anche il consigliere La Macchia. Secondo la Corte le espressioni furono diffamatorie nei confronti di La Macchia (unico consigliere comunale a chiedere la rimozione di Ganci immediata), ma ricorre la causa di non punibilità, poiché le stesse espressioni furono la diretta conseguenza dello stato di ira determinato dall’aver appreso dell’attacco mosso nei suoi confronti dal consigliere.

“Credo sempre nella giustizia con la G maiuscola – ha dichiarato Ganci appena appresa la notizia -. Ringrazio l’avvocato Carmelo Occhiuto e tutte le persone che mi hanno mostrato in questo frangente la massima stima malgrado le ingiustizie subite”.

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