“Ripresa del turismo? Da giugno in poi, ma il 20% delle strutture ha già chiuso”

La pandemia e la crisi del mondo dei viaggi. Intervista a Gianluca Glorioso

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Gianluca Glorioso da tempo lavora nel settore del turismo. Dal 1994 è titolare dell’agenzia Kalesa Viaggi e oggi è anche responsabile commerciale di Naar tour operator per la Sicilia e la Calabria, di Allianz Globy per le assicurazioni sul turismo e di Ego Airways, nuova compagnia che comincerà a volare dalla Sicilia a marzo 2021. Il suo comparto è stato tra i primi ad aver risentito degli effetti della diffusione del coronavirus. 

Prima della pandemia si lavorava molto bene. Il 2019 aveva soddisfatto tutto il settore e si intravedevano ulteriori incrementi per la stagione turistica 2020. Le notizie che sono iniziate ad arrivare dalla Cina dopo Capodanno hanno subito complicato le cose. In un primo momento, la confusione regnava sovrana. Le informazioni su quali destinazioni fossero aperte alle vendite e quali, invece, irraggiungibili non erano affatto chiare”. 

Alla confusione è poi seguito il blocco totale dei viaggi. Nel momento in cui si è indetto il lockdown le aziende hanno subìto un doppio danno. Oltre alla cancellazione delle prenotazioni già effettuate sul 2020, queste si sono infatti dovute sobbarcare i costi di riprotezione dei passeggeri che si trovavano all’estero e che dovevano rientrare. Rimaneva poi il problema dei rimborsi.

“Quando l’organizzatore del viaggio non può più garantire la prestazione del servizio, la legge prevede che questo rimborsi al cliente il saldo versato. A causa del crollo totale dei fatturati, le aziende sarebbero entrate in crisi se avessero dovuto restituire queste somme immediatamente. Grazie a una trattativa delle associazioni legate al mondo agenziale si è introdotto dunque un meccanismo di voucher con scadenza a 18 mesi, che ha consentito ai tour operator e agli altri vettori di congelare questi importi.” 

Dopo maggio, con il calo dei contagi la speranza era quella che – oltre alle vendite estive, che hanno portato nelle casse del settore “fatturato di poco conto” – ci fosse una ripartenza quantomeno per l’autunno/inverno 2020. Purtroppo, così non è stato. “Il problema del settore agenziale è che non è un negozio dove tu alzi la saracinesca e vendi quello che è in magazzino. Per la vendita dei viaggi è necessaria la programmazione. Già nell’autunno/inverno di un anno viene prenotato un 30% delle partenze dell’anno successivo”.

Tra i problemi principali, l’assenza di un Ministero del Turismo. “È il Mibact che include il turismo, ma inizialmente le nostre richieste non sono state ascoltate. Dopo varie pressioni al Ministero si è riusciti ad avere dei ristori. È stato fatto un decreto ad hoc con il quale sono stati stanziati 680 milioni, che però hanno erogato solo tra Natale e Capodanno 2020. L’importo è stato calcolato sulla perdita di fatturato da fine febbraio fino a luglio 2020 ma, dato che le somme sono state accreditate tardi, le aziende si sono trovate a dover pagare tutte le utenze e le spese varie da sole. Chi ha iniziato a lavorare nel 2020 e chi non era in regola col Durc non ha potuto beneficiare di questi fondi. Adesso chiediamo ristori per il periodo che va da agosto a dicembre 2020 o marzo 2021. Questo perché, ad oggi, non si intravede alcun cenno di ripresa.”

Il non sapere quanto perdurerà questa situazione lascia infatti il settore in un limbo, impedendo di potersi organizzare per le vendite future. In termini di occupazione c’è grande preoccupazione.È stata promessa la cassa integrazione in deroga fino al 31 marzo 2021, ma ancora manca il decreto attuativo. Le associazioni hanno chiesto che venga estesa almeno fino a ottobre 2021. Le previsioni di fatturato cambiano di giorno in giorno e più passa il tempo più queste vanno abbassandosi. Si potrà parlare di una ripresa del turismo da giugno in poi. Ottimisticamente, si parla di un 30-50% del fatturato 2019. Motivo per il quale, qualora non si estendesse la cassa integrazione, nel momento in cui il governo toglierà il vincolo del non licenziamento in tanti perderanno il posto di lavoro.” 

Il più grosso errore nella gestione della crisi? Non avere considerato il settore del turismo come quello più colpito. “Una perdita di fatturato altrettanto alta credo l’abbia avuta soltanto il mondo dello spettacolo. Purtroppo, la Regione Siciliana ha fatto un bando per i ristori unico per tutte le aziende. Abbiamo provato a chiedere, tramite Fiavet Sicilia, dei colloqui con l’Assessore Turano (che non si è mai presentato) per far istituire un fondo esclusivamente per le aziende del settore. Invece, dopo il fallimento del click day, la Regione ha deciso di distribuire un bonus uguale per tutti. Una cosa fatta malissimo. Apprezzabile è invece il bando See Sicily attraverso il quale la regione acquisterà, per la stagione a venire, una serie di servizi da offrire gratuitamente ai turisti. In cambio loro dovranno soggiornare per almeno 2 notti nelle strutture in questione. Anche questo però è strutturato in maniera molto farraginosa, trattandosi di fondi europei. A breve sarà aperto un bando analogo anche per le compagnie aeree, che consentirà ai turisti che sceglieranno di venire in Sicilia di avere delle agevolazioni sui prezzi dei voli. Ma i risultati li vedremo probabilmente solo tra 1/2 anni, mentre le aziende avrebbero bisogno di aiuto nell’immediato.”

La ripartenza non sembra dunque affatto facile. “Si stima che un 20% delle strutture legate al turismo abbia già chiuso. Purtroppo, sono numeri in continuo aggiornamento perché maggiore è la durata della pandemia, minori saranno le coperture economiche che verranno garantite. Molti operatori si stanno già organizzando affinché si possa viaggiare in massima sicurezza e con le dovute garanzie. Le compagnie aeree lavorano su voli covid-free, con pre e post tampone. Questo perché nella prima ripartenza il virus non sarà ancora totalmente debellato. Dovremo cercare di conviverci.” 

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