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A Los Angeles selezione tra i pazienti, rimane a casa chi non può farcela

"Mi spiace, signora lui non potrà farcela, rimane qui". Una realtà che non avremmo mai immaginato di raccontare

Da ieri il personale medico e paramedico del distretto di Los Angeles ha ricevuto disposizioni chiare nella loro esplicita crudezza: lasciare al proprio domicilio gli ammalati di covid che presentano scarsissime possibilità di riuscire a spuntarla, ovvero di superare la crisi nonostante gli eventuali aiuti ospedalieri.

Una pragmatica atroce, una selezione agghiacciante che diventa priorità di sopravvivenza e che deve operare una scelta tra esseri umani.

Cercare di indossare i panni di questa gente, dei malati gravi e delle loro famiglie, in un contesto che si delinea sempre più duro e disumano, è un esercizio deflagrante. Quali parole sarà costretta ad ascoltare la vecchia signora col marito boccheggiante guardando quei sanitari con aria supplichevole e speranzosa?
-“Mi spiace signora… lui non potrà farcela, lo lasciamo a casa, è inutile trasportarlo in ospedale”.
Cosa faranno esattamente quegli infermieri ed operatori sanitari, stretti in una morsa dolorosa di desolazione e di impotenza, prima di avviare l’ambulanza per andarsene?Dove troveranno il coraggio di spiegare a madri, padri, figli, mogli e mariti quello che stanno facendo, quello che sta succedendo?

Eppure dovranno riuscire in qualche modo a emettere la terribile sentenza: “Ci duole dovervi comunicare che lui (lei) non ha scampo, arrivederci”.
Questa è la realtà che non avremmo mai voluto apprendere, che non avremmo mai immaginato di raccontare.
L’ambulanza che si ferma davanti a un’abitazione dove è attesa con speranza dall’ennesimo paziente grave. I medici e gli infermieri, che dopo qualche tentativo per rianimare il paziente, non riescono a ottenere effetti che indichino una pur flebile ma chiara possibilità di ripresa e quindi devono, col cuore gonfio di pena e frustrazione, attenersi alle disposizioni: il paziente con esigue possibilità di ripresa va lasciato a casa, perché per lui negli ospedali non c’è più posto.
Una tragedia senza appello, le formalità, il rispetto delle norme insieme a un’ambulanza che sarà condotta altrove.
Immagino lo strazio, le carezze pietose e le bugie lancinanti dei sanitari: “Non si preoccupi signora, non vi preoccupate ragazzi…torneremo presto, per adesso è meglio che lui (lei) rimanga qui”.
Non so per voi, ma per me questa è la più atroce tra le innumerevoli sconfitte dell’umanità.
La civiltà che ritorna alla rupe del monte Taigeto.

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