L’ex sindaco Di Matteo assolto con formula piena da tutti i capi di imputazione 

La Procura aveva chiesto 5 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio

PALERMO – L’ex sindaco Filippo Di Matteo è stato assolto con formula piena dall’accusa di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna di 5 anni e 7 mesi di reclusione. 

Per il Tribunale di Palermo, presieduto dal dott. Fabrizio La Cascia, l’abuso d’ufficio non c’è stato. L’ex primo cittadino non ha commesso il fatto. Mentre per il falso in atto pubblico secondo il magistrato il fatto non costituisce reato. 

Di Matteo era finito sotto inchiesta in seguito ad alcune informative della Polizia Municipale di Monreale, a firma del Commissario Salvatore La Mantia e comprese nel periodo che va dalla fine dell’anno 2013 all’inizio dell’anno 2014, con le quali si segnalavano fatti ritenuti in qualche modo illegittimi e riconducibili ad una attività istituzionale dell’allora Sindaco Filippo Di Matteo. 

Il Pubblico Ministero aveva avviato il procedimento contro l’ex primo cittadino. La Procura aveva chiesto la condanna per più di trenta contestazioni per abuso e falso, una per ogni autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale rilasciata dal sindaco nonché per le vicende più significative della vita sociale ed economica del comune, dal mercatino di natale a quello del contadino, fino alle bancarelle storiche in piazza e per la festa del SS. Crocifisso.

All’ex sindaco, nello specifico, venivano contestati plurimi reati di abuso di ufficio perpetrati mediante il rilascio di alcune autorizzazioni amministrative per l’esercizio commerciale sul suolo pubblico di cui avrebbero beneficiato i commercianti richiedenti.

Secondo il PM gli atti emessi da Di Matteo esorbitavano la competenza funzionale ed usurpavano un potere e una competenza degli organi burocratici. All’ex sindaco in un capo di imputazione veniva addirittura contestato il reato di falso.

Il Pubblico Ministero, al termine della requisitoria aveva chiesto per Di Matteo una condanna per 5 anni e 7 mesi.

I difensori dell’allora Sindaco, Avv. Angelo Brancato e Rosaria Messina, hanno evidenziato e ricostruito durante i quasi sei anni di procedimento come Di Matteo, eletto nella tornata elettorale del 2009 ed in carica fino al mese di giugno 2014, si era trovato fin dai primi mesi della sua elezione a dovere fare i conti con una situazione di particolare disagio economico e sociale del paese.

Nel corso dell’istruzione dibattimentale è emerso, inoltre, che il Comune di Monreale e gli uffici preposti, benché vi fosse un regolamento relativo al Piano Commerciale con il quale venivano individuate aree in cui esercitare il commercio a posto fisso e i relativi “posteggi”, non si erano determinati a completare le procedure mettendoli a bando. Lasciando così gli utenti nell’impossibilità di esercitare le proprie attività commerciali, pur avendo i requisiti di legge per ottenere una assegnazione.

I legali hanno dimostrato che, in ogni caso, l’operato dell’ex sindaco, sotto il profilo delle prassi amministrative, non si era discostato dal modus operandi dei predecessori ma che “misteriosamente” soltanto nella sua sindacatura tali comportamenti erano stati connotati come penalmente significativi.

Soddisfazione è stata espressa da parte dei suoi legali per questa assoluzione con formula piena giunta dopo 5 anni di indagini.

Nell’ambito dello stesso procedimento sono stati assolti Mario Cusimano, Vice comandante del Corpo della Polizia Municipale di Monreale, e il commerciante Ignazio Gebbia. Erano difesi da Salvino Caputo, Francesca Fucaloro e Giada Caputo (ne parleremo dettagliatamente in un successivo articolo).

Assolti Mario Cusimano, Vice comandante della Polizia Municipale di Monreale, e il commerciante Ignazio Gebbia

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