“26 giorni chiuso in una stanza per cautelare la mia famiglia”, così ho affrontato il covid19

"Pensiamo meno ai festeggiamenti natalizi e di più a proteggere le persone a noi vicine”

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MONREALE – “26 giorni chiuso in una stanza per proteggere la mia famiglia”. Nella storia di Rosario Ferreri, colpito dal covid19, si possono ritrovare tanti di coloro che hanno dovuto affrontare in prima persona questo terribile virus. E che, come lui, hanno convissuto con la paura di potere contagiare i propri cari.

“Nella vita si conducono tante battaglie, quella contro il coronavirus è una di queste”. La malattia non lo ha aggredito in maniera molto pesante. Ma lui ha dovuto seguire tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare gli altri. “Il virus isola dalla famiglia, dagli affetti”. E da quel pomeriggio del 31 ottobre, quando era risultato positivo al covid19, fino al risultato negativo dell’ultimo tampone, avvenuto giovedì scorso, si è chiuso in un rigoroso isolamento.

“Con mia moglie e i miei figli anche a pranzo eravamo divisi, a volte ci collegavamo in video, tramite il cellulare. Ma non poterci abbracciare è stata veramente dura”.

Durante l’isolamento, chiuso nella sua stanza, ha seguito a distanza i suoi compagni di squadra impegnati nella gare di go kart: “Ho contribuito a distanza ai loro buoni risultati”.

“Un’altra cosa che mi è mancato è lo sport, ma mi allenavo nella mia stanza”.

Una stanza divenuta camera da letto, palestra, sala da pranzo, un carcere dal quale poteva collegarsi al mondo esterno solo grazie al cellulare.

Ferreri, consigliere comunale di Monreale, vuole raccontare la sua storia per lanciare un messaggio a chi ancora sottovaluta la gravità della fase pandemica che stiamo attraversando. 

È un operatore sanitario al centro covid dell’ospedale Policlinico di Palermo. Ha visto molta sofferenza tra le corsie dell’ospedale. E con molta probabilità ha contratto il virus sul posto di lavoro, assistendo i suoi pazienti. Ma è lì che continua ad andare oggi il suo pensiero. “Ho preso alcuni giorni di ferie per stare di più con la famiglia, ma non vedo l’ora di rientrare per offrire il mio aiuto a coloro che in questo momento stanno ancora soffrendo”.

Anche Paola Naimi, altro consigliere comunale, è stata colpita dal virus. Lei è stata in quarantena per 42 giorni, fino al 20 novembre, dato che per ben tre volte il tampone ha dato esito positivo. “Questo mi fa capire come dobbiamo attendere necessariamente l’esito del tampone che attesti la nostra negatività prima di uscire di casa”.

“A differenza della prima ondata, quando la nostra comunità sembrava blindata dal virus, adesso anche noi siamo stati colpiti duramente. Adesso ci rendiamo conto che il virus è reale, è tra di noi. Per questo, nonostante l’assegnazione della zona gialla alla Sicilia, invito tutti a continuare a mantenere lo stile di vita condotto finora. Solo così possiamo uscirne”.

“Io mi sento fortunata, il virus mi ha contagiato in maniera leggera. Ma non possiamo sottovalutarlo. Dalle notizie che leggiamo ci rendiamo conto che si è abbassata l’età media alla quale il virus aggredisce in modo grave. Pensiamo meno ai festeggiamenti natalizi e di più a proteggere le persone a noi vicine”.

 

I consiglieri Paola Naimi e Rosario Ferreri positivi al Covid19

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