Chiude (per ora) Bricco e Bacco, ennesima vittima della pandemia

"Incassi ridicoli, assurdo tenere aperto" E Sorrentino apre a Londra: “In Inghilterra il delivery va a gonfie vele e arrivano gli aiuti per sopravvivere anche dall’alto”

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MONREALE – “Abbiamo chiuso il nostro ristorante. Almeno per il momento. Non ci sono i presupposti per tenere aperto. Non ci danno nessun aiuto, è tutto sulle nostre spalle e così non si può andare avanti. Rimaniamo in attesa di capire cosa accadrà in futuro”.

Inizia così il lungo sfogo di Gianni Sorrentino, proprietario del rinomato ristorante monrealese Bricco e Bacco, che ha dovuto chiudere i battenti a causa delle nuove disposizione anti coronavirus. E così rischiamo di perdere uno tra i più famosi locali del paese mentre lo stesso proprietario apre negli stessi giorni a Londra. “In Inghilterra è tutto un altro mondo, il delivery va a gonfie vele e arrivano gli aiuti per sopravvivere anche dall’alto”.

“Non ha alcun senso rimanere aperti – dichiara Gianni Sorrentino -, è assurdo tenere un locale aperto con incassi ridicoli. È tutto sbagliato, dalle decisioni generali a quelle relative al mondo della ristorazione. Una gestione pessima della situazione che non porterà a nulla. A mio parere dovevano decidere per un lock down totale, con assistenza alle famiglie e alle imprese per accelerare la risoluzione della pandemia o, in alternativa, lasciare tutto aperto. Così, con questa soluzione di mezzo, non si risolve niente: le persone continuano ad uscire di casa prima del coprifuoco continuando a diffondere il virus, e nel contempo le attività sono costrette a subire dei danni incalcolabili.”

“Così facendo ci hanno tagliato le gambe – continua Sorrentino – non abbiamo avuto gli sgravi fiscali che ci erano stati prospettati e i nostri lavoratori, che siamo stati costretti a mettere in cassa integrazione, sono rimasti senza soldi per mesi. E poi, oltre il danno, la beffa: dopo la riapertura dei mesi scorsi infatti abbiamo dovuto investire per adeguarci alle normative anticovid acquistando i dispositivi necessari ma non è servito a nulla. Per di più ci hanno chiuso da un giorno all’altro e abbiamo dovuto buttare via tantissima merce con perdite gravissime. Ho calcolato che ho dovuto eliminare merce per circa 10.000 euro, a totale carico dell’azienda. In più ci sono delle tasse altissime da pagare entro la metà del mese di novembre e non sappiamo davvero come. Di contro cosa abbiamo ricevuto dallo Stato? Solo elemosina. Cosa credete che si riesce a fare con due rate di aiuti da 600 euro ciascuna quando solo le prossime scadenze fiscali per quanto mi riguarda arrivano a circa 15.000 euro?  I numeri parlano da soli, non serve neanche commentare. Per fortuna il nostro progetto londinese continua e le nostre speranze si concentrano per il momento proprio lì. Fuori dall’Italia infatti abbiamo gli aiuti per sopravvivere e a breve apriremo un locale che funzionerà non solo con l’asporto (in una città dove il delivery è alla base della cena di molti cittadini) ma anche con la caffetteria e con la vendita di ceramiche e prodotti siciliani. Se faccio un confronto anche per ciò che concerne l’asporto, non c’è partita: a Monreale non arrivano neanche i servizi strutturati di delivery come ad esempio Social Food e comunque non vale la pena di rimanere aperti per l’asporto, almeno per quanto riguarda i nostri ristoranti di famiglia, sia di carne che di pesce. Non si arriverebbe neanche a coprire le spese quotidiane. Siamo bloccati, congelati, rimaniamo in attesa di capire se per lo meno riusciremo a sopravvivere.”

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