Solidarietà, amore, lotta e paura: ecco cosa ci insegna Bartolo sugli sbarchi a Lampedusa

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MONREALE – Si è svolto ieri mattina, in modalità telematica, l’attesissimo incontro tra gli studenti di alcune classi del liceo Basile – D’Aleo e Pietro Bartolo, noto medico ed europarlamentare, nonché autore dei libri “Lacrime di sale” e “Le stelle di Lampedusa”. Proprio quest’ultima pubblicazione è stata oggetto dell’appuntamento organizzato dalla libreria palermitana Modusvivendi e da alcuni insegnanti dell’istituto scolastico monrealese. Una testimonianza, quella di Bartolo, volta alla sensibilizzazione sul tema dell’immigrazione attraverso le parole di chi, come lui, è da sempre in prima linea nel soccorso ai naufraghi. Presenti all’incontro la preside Lauricella e le docenti Spallino, Di Leo e Vaglica.

Bartolo ha alle spalle una lunga carriera da medico a Lampedusa, dove si è sempre dedicato, anima e corpo, agli immigrati. Era lì nel 1991, anno del primo fortunoso sbarco; ed era ancora lì nel 2013, quando il tragico naufragio di un’imbarcazione libica causò centinaia di vittime tra adulti e bambini. Proprio lui, che prima di studiare medicina è stato naufrago e pescatore, sa bene quanto il mare, fonte di vita, sostentamento e bellezza, possa talvolta diventare insidioso e crudele, fino a trasformarsi in un cimitero di morte. I suoi occhi, che anche attraverso lo schermo si sono fin da subito mostrati lucidi e commossi, ne hanno viste tante: donne, uomini e bambini devastati dai lunghi viaggi, cadaveri segnati dall’ipotermia e dalla disidratazione, segni di tortura su corpi giovani e forti, eppure già così martoriati. Rivolgendosi agli studenti, il medico non ha potuto fare a meno di rivelare i sentimenti e le emozioni contrastanti che lo hanno guidato e accompagnato in tutti questi anni: l’impotenza davanti a tragedie inaccettabili; i mille dubbi di fronte a situazioni devastanti; la voglia di gettare la spugna dinnanzi all’ennesima ispezione cadaverica sul corpicino di un bimbo. Tutto questo, certo; ma anche la responsabilità e il privilegio di poter salvare delle vite umane
e di poter ridare un’identità e una dignità, attraverso il suo lavoro, a chi non è sopravvissuto.

Dall’esigenza di raccontare sé stesso e quelle vite incontrate sul suo cammino umano e professionale, con la speranza di cambiare le cose e di diffondere narrazioni alternative a quelle dominanti propinate dai mass media, è scaturito prima il suo “incontro tardivo con la cultura” (la realizzazione del film “Fuocoammare” e la pubblicazione di due libri) e poi l’entrata, diventata vera e propria missione, al Parlamento Europeo nel 2019.

“Le stelle di Lampedusa”, sebbene affibbi alla sua piccola protagonista un nome di fantasia – Anila – è la vera storia di una bambina che ha attraversato deserti e difficoltà inenarrabili, imbarcandosi da sola per ritrovare sua madre e ricostruire, aiutata proprio da Bartolo, il nido familiare. Una fiaba amara ma a lieto fine, che suona come un inno alla vita, all’amore, alla speranza, alla lotta, alla solidarietà e al rispetto di quelle che, lungi dall’essere meramente definiti immigrati, rifugiati o richiedenti asilo, sono, prima di tutto, persone. Persone che, come spiega il medico, incalzato dalla curiosità di un alunno, sono come stelle: “Punti di riferimento che danno la forza per andare avanti, luci da seguire per chi non ce l’ha fatta”. Le parole toccanti e l’umanità di Bartolo non hanno potuto fare a meno di attirare le domande e i commenti di ragazzi e insegnanti, colpiti dal coraggio e dalla determinazione di un uomo che è per tutti un esempio da seguire.

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