Grande successo per “Elettra, la purezza del dolore”, in scena all’Antiquarium Case D’Alia

Grande successo di pubblico e numerosi applausi per la Compagnia Teatrale Contemporanea I Policandri

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Venerdì 25 Settembre è andato in scena lo spettacolo “Elettra, la purezza del dolore”, riadattamento teatrale di Maurizio C. L. Vitale sul testo originale di Sofocle. Grande successo di pubblico e numerosi applausi per la Compagnia Teatrale Contemporanea I Policandri. Lo spettacolo messo in scena venerdì 25 settembre avrebbe dovuto svolgersi presso l’antico teatro di Ietas, ma è stato spostato all’interno dell’area dell’Antiquarium al fine di garantire la sicurezza del pubblico presente, a causa dell’aumento di contagi presso il comune di San Giuseppe Jato e San Cipirello.

La rassegna “Teatri di Pan” sembrava non essere cominciata nel migliore dei modi, a causa degli spostamenti di alcuni spettacoli per via del maltempo e dell’aumento dei casi nei territori interessati. La suddetta rassegna, fortemente voluta da Stefano Zangara, direttore dei parchi archeologici di Himera, Solunto e Monte Iato, e da Antonio Librizzi e Giuseppe Giammalva, è stata indetta per valorizzare i parchi archeologici sopracitati al fine di riavvicinare le varie comunità verso questi siti. Ma su Monte Iato sembra gravare sarcasticamente una maledizione: tutto era pronto per far tornare il teatro all’antico splendore, ma le condizione avverse di quest’anno funesto ne hanno impedito la riapertura. Tanta la delusione che trapela dalle parole di Zangara, il quale, però, non perdendosi d’animo ha assicurato una stagione teatrale per il prossimo anno proprio nell’Antico teatro di Ietas. Il lavoro che sta portando avanti il direttore Zangara è lodevole, da anni si attendeva una figura così decisa ed interessata a valorizzare un territorio che ha molto da offrire.

“Elettra, la purezza del dolore” è stato accolto dal pubblico con grande entusiasmo: alla Prima a Solunto si è registrato il sold out, operazione ripetuta anche per lo serata dello scorso venerdì. La rappresentazione teatrale è un riadattamento del testo di Sofocle, reso contemporaneo dalla maestria registica di Maurizio Vitale, che opera da numerosi anni nel territorio iatino, avvicinando numerosissimi giovani al teatro. L’Elettra portata in scena si apre con una lunga melodia, che lentamente si trasforma in lamento e pianto, eseguita da Giulia Tarantino, nel personaggio di Crisotemi. Poco dopo compare sulla scena Elettra, interpretata magistralmente da Gloria Alfano. Il personaggio di Elettra ha una forza statica, alla disperazione delle disgrazie che affliggono la sorella di Oreste si oppone una compostezza regale; l’attrice riesce a mostrare tutte le sfumature del dolore, la fierezza di chi vuole ribellarsi a delle leggi non giuste e si trova a far i conti con consanguinei dissennati. Gloria Alfano riesce a portare sul palco un personaggio degno di nota, da cui trapela un amore smisurato per il fratello Oreste e un odio insito per la madre Clitennestra. Elettra è sola, ma sembra trovare conforto in un unico amico, un taccuino in cui annota tutti gli eventi e i sentimenti, il quale diventa protezione da ciò che la circonda, una coperta di Linus svelata sin da subito.
Lo scontro è inevitabile quando compare Crisotemi (Giulia Tarantino), sorella di Elettra. Crisotemi si presenta come una guerriera, un soldato forte, che si scioglie nell’amore per i suoi cari. Combattuta tra l’assecondare le volontà della madre e il rispettare le leggi familiari, decide di aiutare la sorella, ma non ne sembra veramente convinta fino in fondo. Un’illusione che si spezza è quella presentata; l’immagine di una donna forte, che con il suo portamento regale sembra avere in pugno la situazione, si frantuma nell’incapacità di prendere una decisione e di portarla avanti. Non basta l’immagine di un’amazzone bellissima a camuffare la fragilità di un personaggio diviso in un mondo probabilmente inadatto ad un animo di questo tipo.

Interpretazione impeccabile di Rosetta Iacona, nel ruolo di Clitennestra. Una madre sciagurata, coinvolta in crimini indicibili, che deve fronteggiare l’odio di una figlia che in fondo ama. Clitennestra si mostra adirata contro un marito defunto che non la rispetta, che decide di uccidere la loro figlia come sacrificio al fine di raggiungere la vittoria per il fratello. Ci si trova davanti ad una donna potente, avvolta da sentimenti d’odio e rabbia che vengono interpretati magistralmente. Lo scontro tra le due attrice (Rosetta Iacona e Gloria Alfano) rappresenta un momento di grande pathos, in cui, come in una partita di tennis, non si riesce a distogliere lo sguardo e l’orecchio dalla scena, fino a quando non arriva il messaggero/nutrice magistralmente interpretato da Giuditta Perriera.
La Perriera con grande maestria riesce a catturare l’attenzione del pubblico, rendendolo complice del piano che dovrà portare a termine: far credere che Oreste sia morto. Un racconto straziante, raccontato con dovizia di particolari da un’attrice che mai si risparmia per il suo pubblico. E poi un cambio di rotta, uno straniamento dettato dal racconto tragico e dall’intenzione che emerge dall’espressione del Messaggero: se inizialmente si è portati a credere alla morte di Oreste, immediatamente, attraverso un sorriso maligno e uno sguardo cattivo, ci si ricorda del piano iniziale, e il pubblico non può fare a meno di sentirsi complice di questa trappola tesa nei confronti di Clitennestra.

Nel ruolo della Corifea si trova Elda Giuntini. Il personaggio che interpreta è una presenza costante che continuamente interrompe la quarta parete e rappresenta la coscienza del pubblico ma anche l’alter-ego di Elettra. L’attrice si muove con eleganza nei panni di un personaggio anomalo, che sembra ricordare una dea bambina, la quale, districandosi tra i cambi d’umore tipicamente infantili, sembra essere l’unica a muovere le fila del destino. Una presenza scenica di forte impatto, che si muove leggiadra a tratti nei panni di una marionetta, a tratti in quelli di una ginnasta; un folletto in costante movimento che cattura il pubblico con le sue pose e con il suo sguardo vivo e folle. L’unica presenza maschile è quella di Oreste, rappresentato da un manichino realizzato dalla scenografa Rosa Vitale. Si tratta di un elemento facilmente riconoscibile nelle opere di De Chirico, forse eccessivamente didascalico. Interessante notare come il personaggio maschile sia stato relegato nel ruolo di pezzi di stoffa e legno, senza anima, senza vita. Pare essere solamente una fantasia presente nella mente della Corifea, che è l’unica a decifrare il suo silenzio e a trasformarlo in parole da comunicare ad Elettra. Poco originale, purtroppo, la scelta dei costumi. Non pesa, invece, la scarsa scenografia, in quanto le attrici sono state totalmente abili nel riempire con la loro bravura una spazio spoglio.

Il riadattamento teatrale proposto da Maurizio Vitale è una storia di donne forti, combattenti, dedite alle loro cause, che mostrano una vitalità insita nell’animo femminile. Il regista ha condotto le attrici verso direzioni opposte tra di loro, fornendo al pubblico uno spettacolo dal forte impatto emotivo.

L’allestimento della rassegna in un periodo scosso dalla pandemia non è stato privo di intoppi, ma tutta l’equipe teatrale e l’organizzazione hanno mostrato che anche in condizione avverse è possibile lavorare in sicurezza e offrire alla comunità un momento di svago e riflessione veramente importante. L’ultima replica sarà presentata il 3 Ottobre al parco archeologico di Himera.

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