Modou e il suo mentore, a Monreale una storia di solidarietà

La traversata in barcone dalla Libia a Palermo. "Mi chiama papà", il racconto di Francesco Macchiarella

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MONREALE – Lo chiama papà, e in quella parola c’è racchiuso il rispetto, la riconoscenza e tanto affetto nei confronti del suo mentore. Francesco Macchiarella e Modou si incontrano a febbraio per la prima volta e da lì nascerà un’esperienza che restituirà ad entrambi qualcosa di inenarrabile.

Lui avvocato civilista palermitano, l’altro un giovane ventenne gambiano con alle spalle un bagaglio che pesa: dentro c’è la traversata in barcone dalla Libia alle coste italiane. “Tutto è partito da un clic – racconta Francesco – mi sono imbattuto in un articolo che parlava di ‘Refugees welcome’, ho dato la mia disponibilità e così è iniziato il mio percorso”.

Essere un punto di riferimento per un giovane migrante o rifugiato, affiancandolo e sostenendolo nel suo percorso di crescita personale e di inclusione sociale. È questo lo spirito del progetto ‘Fianco a fianco’: cittadini insieme a giovani migranti, un progetto sostenuto dall’UNICEF in collaborazione con il Comune di Palermo.

“Ho svolto due giorni di formazione, insieme a circa venti persone, prima però ho fatto un colloquio conoscitivo”, racconta il mentore impegnato da oltre sei mesi con il ragazzo. Il loro percorso è stato uno dei primi a partire a Palermo. “La prima volta ci siamo incontrati a metà febbraio, in seguito ci siamo visti spesso perché viene a trovarmi a casa. Tra un pranzo e una cena cerco di conoscerlo meglio, di sapere qualcosa in più sul suo vissuto, ma non è semplice. Sicuramente soffre la lontananza dalla sua famiglia”.

Prima di portare a termine il suo cammino insieme a Modou, l’avvocato ha un altro obiettivo da raggiungere, far prendere la patente auto al ragazzo. “In questo periodo gli ho procurato qualche lavoretto – dice – per fargli fare esperienza e ora sono sulla buona strada per fargli ottenere un contratto di lavoro”. Del resto la mission dell’iniziativa è proprio quella di mettere a disposizione le proprie risorse – sociali, relazionali, professionali – e un po’ del proprio tempo per aiutare ragazzi stranieri, arrivati in Italia da soli, a realizzare il proprio progetto di vita nel nostro Paese.

Modou in qualche modo la sua avventura con Francesco l’ha terminata: ha ritrovato il sorriso. “Insieme a Francesco sono felice, mi aiuta tanto – racconta Modou – ho lavorato in un bar e anche in un maneggio. In questo periodo sono cresciuto, sono cambiato, così come è diverso il mio stile di vita. Spero di trovare un lavoro perché voglio rimanere a Palermo. Sono scappato dalla guerra e adesso qui sono tranquillo”.

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