Scandalo cimitero, l’avv. Caputo: “A Rincione e La Parola non contestato di avere ricevuto soldi da privati”

Si attende l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio degli indagati, che potranno richiedere di essere ascoltati per spiegare la propria posizione

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PALERMO – Potrebbero trascorrere dai 3 ai 4 mesi prima che venga fissata l’udienza preliminare che vede coinvolti 27 soggetti nell’inchiesta che ha scoperchiato una gestione poco trasparente all’interno del cimitero di Monreale. Una gestione che gli inquirenti hanno passato al setaccio a partire dal 2015.

Spetterà al Giudice per l’Udienza Preliminare accogliere le richieste di rinvio a giudizio presentate dal Pubblico Ministero e quelle avanzate dai legali degli indagati. Questi intanto potranno chiedere di essere sottoposti ad un interrogatorio per spiegare la propria posizione. Il GUP potrebbe infatti anche decidere di non rinviare i singoli indagati al giudizio, per l’estinzione del reato, perché il fatto non sussiste, ma potrebbe anche accogliere la richiesta di un rito alternativo.

Riceviamo e pubblichiamo una precisazione inviata dal legale di Giorgio Rincione e Rosaria La Parola, l’avv. Mario Caputo, in merito al nostro articolo pubblicato ieri mattina.

“Nel caso dei miei assistiti, come si legge dal capo di imputazione, non è stato contestato che avrebbero chiesto e ricevuto soldi da privati o da familiari per consentire la tumulazione di una salma. Si precisa che il danno contestato al signor Giorgio Rincione e alla signora Rosaria La Parola nelle rispettive qualità è un ingiusto profitto a danno della pubblica amministrazione, proprietaria del cimitero e titolare dei diritti di concessione e gestione dello stesso”.

“L’ingiusto profitto – precisa l’avv. Caputo – sarebbe il mancato introito da parte del comune in violazione della procedura contestata. Non si contesta, come potrebbe ipotizzarsi, che abbiano ricevuto somme da privati, condotta estranea ai miei assistiti”.

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