Sulla “cessione del 30%” l’amministrazione si spacca: il Mosaico si astiene dal voto, Arcidiacono incassa il sostegno dell’opposizione

Lo Verso: "Atto pericoloso per il futuro senza programmazione", Arcidiacono: "Una decisione epocale"

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MONREALEIeri pomeriggio in consiglio comunale si è registrata una spaccatura in seno alla maggioranza di governo. Oggetto del contendere è stata la delibera sottoposta all’esame dei consiglieri (e approvata, vedi articolo) che abolisce l’istituto della “cessione del 30%” dei terreni edificabili al fine di ottenere la concessione edilizia.

Una decisione epocale, commentava il primo cittadino Alberto Arcidiacono, uscendo dall’aula, dato che è stata cancellata una norma in vigore da 40 anni, da quell’agosto del 1980 che vedeva la nascita del Piano Regolatore Generale. Ma non si può ignorare come ieri, in aula, si sia registrato un momento “epocale” che potrebbe segnare uno spartiacque sul governo della città in quanto è emersa, pubblicamente, una forte frizione all’interno dell’amministrazione comunale. Ed è difficile immaginare che il voto di ieri non possa avere conseguenze politiche future.

“Gli emendamenti che sono stati bocciati dall’aula erano stati presentati per migliorare la delibera – dichiarava Fabrizio Lo Verso, capogruppo del Mosaico, un momento prima del voto -. Riteniamo che questo atto così com’è, con l’abolizione totale dell’istituto della “cessione del 30%”, possa essere pericoloso per il futuro e non segua una logica della programmazione. Per questo motivo, nonostante ne condividiamo la ratio, il gruppo del Mosaico si asterrà dal votarlo”. Una dichiarazione di voto giunta solamente alla fine di una lunga discussione che aveva visto i consiglieri Letizia Sardisco, Francesco La Barbera e lo stesso Lo Verso spiegare e motivare le ragioni degli emendamenti presentati, e chiedere una risposta politica all’amministrazione.

Il Mosaico aveva sostenuto in aula i 5 emendamenti presentati dalla terza Commissione, che avrebbero garantito al comune la possibilità di cedere o di mantenere le singole aree, ma solamente dopo un’attenta valutazione sulla loro utilità pubblica.

“L’eliminazione totale dell’istituto della cessione del 30% – spiegava in aula Francesco La Barbera, presidente della III commissione -, senza opportune distinzioni, comporterebbe per il comune la perdita di alcune aree che invece, in una logica di programmazione a lungo termine, potrebbero essere strategiche per la realizzazione di opere di urbanizzazione utili alla collettività. Sarebbe quindi il caso di evitare che il Comune faccia riscattare delle aree che un domani sarà costretto nuovamente ad espropriare per motivi di pubblica utilità.

L’emendamento punta a mantenere la possibilità di cedere o mantenere il 30%, aggiungendo a questa la possibilità della “monetizzazione” o della “destinazione dell’area ad uso pubblico”, e non sostituendola, nel caso in cui la stessa non sia utile al Comune e non sia necessario mantenerla per il rispetto degli standard urbanistici”.

La Barbera aveva anche illustrato un altro emendamento che avrebbe previsto la possibilità per i cittadini di manifestare l’intenzione di riacquistare le aree in questione o di pagare il corrispettivo, in caso di nuova concessione, attribuendo però sempre al Comune il potere di valutare, caso per caso, l’inesistenza di motivi ostativi alla monetizzazione. E questo tramite una istruttoria fatta sia dall’Ufficio patrimonio, per una valutazione economica e di congruità del valore dell’area, che dall’Ufficio tecnico, per la valutazione sulla possibilità di destinare l’area ad altro utilizzo.

Nel corso della discussione era stata anche lamentata la scelta del dirigente, l’ing. Maurizio Busacca, di dare un parere negativo cumulativo per tutti gli emendamenti, e gli aveva chiesto quindi di esprimersi sui singoli emendamenti. Richiesta accolta dal Presidente del Consiglio Marco Intravaia, per cui da un unico parere contrario si erano ottenuti 5 pareri, di cui 3 favorevoli e 2 contrari.

Lo Verso aveva anche lamentato come i funzionari e i dirigenti, “che dovrebbero solo attenersi a dare un supporto tecnico”, si fossero spinti anche in valutazioni politiche “che non gli competono, a tal punto da stabilire loro cosa andasse inserito e cosa no in una delibera”. “Gli uffici – dichiarava il capogruppo – dovrebbero essere chiamati solo a produrre “manifestazioni di scienza”, e non “manifestazioni di volontà” che spettano invece all’organo politico”.

Ieri si è assistito ad una prova di forza in seno alla maggioranza che avrà certamente delle ripercussioni politiche. La delibera votata rappresenta uno degli atti più importanti di questa amministrazione, e non porta la firma del Mosaico. Anche su un altro atto rilevante che l’amministrazione porterà in consiglio, quello propedeutico alla nascita del nuovo cimitero di piano Renda, il Mosaico ha chiarito la propria posizione, nettamente contraria. Sono due segnali, forse non determinanti, ma certamente significativi di una diversa visione politica relativa alla gestione del territorio.

Arcidiacono intanto sempre ieri ha incassato l’appoggio di 4 consiglieri di opposizione che hanno votato a favore dell’atto. Si tratta di Giuseppe Di Verde e Mario Micalizzi (gruppo misto), di Fabio Costantini (Movimento 5 Stelle), di Antonella Giuliano (Forza Italia) e di Silvio Terzo (Alternativa Civica). Ma le geometrie, in politica, si sa, sono molto variabili.

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2 Commenti
  1. Ghino di Tacco scrive

    Ho letto bene il comunicato che i funzionari che sino ad ora hanno detto sempre che non si poteva fare ora fanno pure commenti politici e danno pareri ma come prima non e ora si ? cosa è cambiata la legge ? non mi risulta . Forse è cambiata la posizione del funzionario ? probabile chissà perchè . alle buone orecchie poche parole

  2. lillosanfratello scrive

    A volte anche le leggi possono avere interpretazioni diverse ma sul piano tecnico mi pare difficile che possa accadere se ci vuole una modifica alla legge ci vuole non basta l’interpretazione del funzionario che può essere di parte come in questo caso . mi dispiace come non sia stato possibile precedentemente sopprimere questo fardello. Magari lo stesso funzionario prima diceva che non si poteva fare . mah

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