Abolito il limite dei due mandati, apertura alle alleanze, cosa distingue il M5S dagli altri partiti?

Costantini: "Il Movimento continua ad avere una forte identità"

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Il voto sulla piattaforma Rousseau del Movimento Cinque Stelle ha abolito il limite dei due mandati per gli eletti. Sia per la carica di sindaco che per quella di consigliere comunale. Cade un paletto che contraddistingueva il Movimento fondato da Beppe Grillo e Roberto Casaleggio dai partiti tradizionali. Fabio Costantini si trova al suo secondo mandato da consigliere comunale.

Lei per cosa ha votato?

Ho votato per il si.

Un voto disinteressato? Consideriamo che si apre per Lei la possibilità di un terzo mandato da consigliere, ma anche di una terza ricandidatura a sindaco. 

Il mio voto non è stato assolutamente condizionato dalla possibilità di una mia ricandidatura a sindaco, una ipotesi al momento assolutamente lontana dai miei progetti. La ratio della norma originaria era legata ad evitare la creazione di centri di potere, o di situazioni economicamente interessanti per gli eletti. Ma a livello comunale, soprattutto nel caso di piccoli comuni, il pericolo che si vengano a creare grandi posizioni di potere, anche per i sindaci, è davvero lontano.

Ma la norma che avete approvato si estende anche per i capoluoghi di provincia, o di regione.

Di questa ipotesi se ne parla da più di un anno. Io avevo aperto una discussione e mi ero fatto promotore della proposta di fare una distinzione tra le grandi e le piccole città. Però poi la norma è stata uniformata, ed io in linea di massima ero favorevole.

Dall’antipolitica, dal periodo dei distinguo dei vostri rappresentanti dai politici di professione, dalle dichiarazioni “mai con il PD”, sembra essere passata un’eternità. Adesso il M5S governa con il PD, ha politici di “professione”. Cambia la visione del Movimento perché ha dovuto fare i conti con la concretezza che l’azione politica richiede. Si può parlare ancora di Movimento 5 Stelle o sarebbe più appropriato parlare di un partito a 5 stelle?

Si parla sempre di Movimento 5 Stelle perché alcuni dei paletti che hanno contraddistinto la nostra discesa in campo stiamo cercando di mantenerli. Ad esempio, anche se possono apparire meno evidenti all’opinione pubblica, cerchiamo sempre nell’ambito delle alleanze di mantenere il candidato del movimento o di soggetti a lui vicini. E l’esperienza nazionale con il premier Giuseppe Conte ce ne dà prova. Il Presidente è stato indicato dal movimento. Seppur non iscritto al movimento era un soggetto esterno che godeva della fiducia del movimento.

Cos’altro rimane del vecchio movimento 5 Stelle e in cosa si distingue da altri partiti?

In quanto soggetti fallibili possiamo commettere degli errori, ma sicuramente si cerca di mantenere un forte rigore interno. I soggetti discutibili, o soggetti a procedimenti penali, vengono allontanati o non ammessi all’interno del movimento. Un aspetto che non appare nei partiti tradizionali, dove spesso i filtri sono assenti e le porte spalancate. Spesso il faro che illumina il loro cammino è solo il consenso e non il rigore. Ed ancora a contraddistinguere la nostra identità è la forma di partecipazione, noi siamo per la democrazia partecipata. Può essere un sistema discutibile, perfettibile, ma nel Movimento le decisioni vengono demandate agli iscritti, non esiste un sistema oligarchico. È avvenuto così ad esempio sulla scelta di apertura al terzo mandato per i consiglieri, o per l’apertura alle coalizioni. Un altro elemento che ci distingue è la scelta di restituire parte dei compensi ricevuti dalla politica. Le remunerazioni percepite, se al di sopra della retribuzione media del singolo cittadino, vanno restituite.

Il Sottosegretario ai Trasporti, Giancarlo Cancelleri, annuncia accordi con PD e liste civiche a Termini Imerese e Barcellona Pozzo di Gotto. È l’inizio di un nuovo percorso? Nasce un asse di forze progressiste?

Non so se si può definire tale, conosco da vicino la situazione a Termini Imerese. Il nostro candidato sindaco, Maria Terranova, è un consigliere uscente, ed è un esponente del Movimento 5 Stelle. Intorno al candidato sindaco del movimento si è costruita una coalizione con il Partito Democratico. Quindi si tratta di un’apertura, e soprattutto della convergenza di altre liste verso il nostro candidato o verso un candidato indicato da noi.

A Monreale il M5S potrebbe andare a braccetto con il PD?

Non è un problema che ci stiamo ponendo. Si tratta di valutazioni che si fanno durante la fase elettorale basate su programmi di governo. Non facciamo valutazioni in itinere per inserirci in una compagine in corso.

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