Mons. Chimenti, oggi il funerale del sacerdote: il suo impegno e come ha inciso nella società

L’impegno per i braccianti, nella FUCI, con i figli di carcerati, l’avvio del Cammino neocatecumenale, le missioni in Eritrea

PARTINICO – Si terrà oggi il funerale di Mons. Salvatore Gaetano Chimenti, presso la parrocchia del SS Salvatore, alla presenza di Sua Ecc. Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, di tanti suoi fratelli sacerdoti, dei fratelli e dei nipoti, e dell’intera comunità ecclesiale partinicese che non lo ha mai dimenticato. 

Il sacerdote nacque a Partinico il 16 luglio 1929, in una famiglia contadina, fondata sulla fede e sui valori cristiani. Grazie anche alla testimonianza delle due zie suore di Sant’Anna, Suor Anna Giovanna e Suor Anna Rosa, e del rettore della Chiesa di San Gioacchino Canonico Antonino Cataldo, già all’età di 11 anni aveva deciso di entrare in seminario e si era trasferito a Monreale per iniziare la prima ginnasiale. 

Conclusi gli studi teologici con due anni di anticipo, venne ordinato sacerdote il 22 dicembre del 1951, con una deroga sull’età canonica prevista, che era di 24 anni.
Ha iniziato la sua attività pastorale come viceparroco in diversi paesi dell’Arcidiocesi: San Giuseppe Jato (Gen. – Ott. 1951) Chiesa Madre di Partinico (1952), Cinisi (Ott. 1953-1954). 

Le esperienze pastorali che caratterizzarono la vita del giovane sacerdote furono, però, l’impegno come assistente spirituale della “Casa del Fanciullo” (1953-1963) , della Federazione Universitari Cattolici Italiani” – FUCI (1955-63), e della pia unione dei braccianti (1955-63).
Nel primo caso affiancò il lavoro prima di Don Giuseppe Failla, e poi di Don Antonino Ofria, che insieme ai maestri e alle operatrici della Pontificia Assistenza, si occupavano dell’educazione e della formazione culturale e religiosa di bambini, figli di carcerati o abbandonati dalle famiglie, dediti alla piccola delinquenza e a bivaccare al teatrino e sulla gradinata della Chiesa Madre. 

Alla FUCI proseguì il lavoro avviato da Don Gioacchino La Franca, già nel 1949, con la migliore gioventù partinicese, che tra i suoi esponenti aveva gente del calibro di Ciccio Guarisco, Gigia Cannizzo, Lina Russo, Nina Adamo, lavorando con una generazione di giovani vivaci che tra le sue fila annoverava Tommaso Aiello, Elio Chimenti, Michele Cipolla, Salvatore Passannanti, Toti Costanzo, Enza Vitale, Ina Speciale, Nanni e Mommo Giuliana, Pino Toia e tanti altri giovani vivaci, capaci di incidere nell’ambiente. 

In quegli anni si pubblicava regolarmente un giornalino “la Sveglia”, si organizzavano cineforum e festival musicali, si realizzavano convegni e si partecipava a quelli nazionali.
Con la Pia Unione dei braccianti Don Tanino, così era chiamato affettuosamente da tutti, si inventò un ingegnoso escamotage per far arrivare alle famiglie dei braccianti la parola di Dio. Praticamente, siccome la presenza alle riunioni era propedeutica all’acquisizione del diritto a ricevere derrate alimentari, egli dava ai braccianti un foglietto, dove era sintetizzata la catechesi che faceva, in modo che questi portassero a casa e facessero leggere, dai bambini, che andavano a scuola, a tutta la famiglia. In pochi anni in più di 750 famiglie partinicesi entrarono la spiegazione del Credo, dei 10 comandamenti e dei Sacramenti. 

Una svolta nella sua vita fu la nomina ad Arciprete di Balestrate nel settembre del 1963. In pochi anni in quel paese, oltre a doversi barcamenare nella difficile situazione politica che vedeva contrapporsi due correnti della DC, diede un forte impulso alle attività parrocchiali pensando alla formazione dei giovani e alla promozione dell’asilo parrocchiale che entrò in competizione con quello statale. 

L’esperienza balestratese durò solo quattro anni, perché il 3 dicembre 1967 fece il suo ingresso nell’appena eretta Parrocchia del SS. Salvatore che lo vide protagonista per ben 42 anni.
Trovata una comunità parrocchiale praticamente inesistente, in quanto formata dai quartieri più lontani della Chiesa madre e dal nuovo quartiere che si stava formando dietro il campo, fatto da emigranti di ritorno e da persone che, provenienti dai quartieri storici del paese, si trasferivano per costruire la casa nuova, dovette pensare a nuove soluzioni per l’evangelizzazione del territorio. 

Le iniziative e le attività pastorali realizzate nella Parrocchia SS Salvatore furono innumerevoli. Partito con l’Azione Cattolica, nel 1978, tra i primi in diocesi diede il via al Cammino neocatecumenale, ancora oggi attivo nella Parrocchia, e negli anni successivi accolse anche i gruppi del Rinnovamento nello Spirito. 

Storiche sono le Sacre Rappresentazioni della Passione di Cristo, che organizzò negli anni settanta (1975-76-78) con la partecipazione dei giovani delle parrocchie partinicesi e che avevano come protagonista Venerino Cucinella, oggi Diacono.
Nel 1984 diede origine alla fiaccolata del giovedì verso il Santuario della Madonna del Ponte. 

Nel 1985 fondò l’A.V.U.L.L.S., un gruppo di volontariato socio-sanitario che per tanti anni prestò servizio presso la Casa di Riposo. 

Negli anni Novanta, poi, in collaborazione con Giovanni Marabeti, diede vita all’Associazione Speranza Onlus, attraverso la quale si prese cura delle missioni in Eritrea, dove si trovava da tantissimi anni la zia Suor Anna Rosa. Sono stati adottati a distanza tantissimi bambini, sono stati costruiti ambulatori, scavati pozzi, donate ambulanze, mantenendo sempre vivo anche dopo la dipartita della zia la corrispondenza con le suore di Asmara. 

Nel 2009 lasciò la parrocchia del SS Salvatore al neo parroco Don Carmelo Migliore e diventò a tempo pieno assistente della Casa di Riposo “Canonico Cataldo”, dove si trasferì nel 2015, dopo un brutto infortunio che ha limitato i suoi movimenti, ma che non ha fermato la sua attività di evangelizzazione, prendendosi cura quotidianamente, da un lato dei suoi coinquilini della casa di riposo, e dall’altro dei fruitori di facebook ai quali non faceva mancare mai il suo pensiero spirituale. 

È salito alla casa del padre il 4 agosto 2020, dopo diversi mesi di sofferenza, dovuti ad un’infezione che non l’ha mai lasciato, dopo l’uscita forzata dalla Casa di Riposo “Canonico Cataldo”, chiusa al culmine di una querelle che ha caratterizzato gli ultimi anni della politica partinicese. 

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