Il SS. Crocifisso di Monreale è patrimonio comune

Il SS. Crocifisso è comunione, e può essere un'occasione per suscitare quello spirito di comunità in una città che appare sempre più priva di una identità

Ricordo come nel corso delle precedenti edizioni della festa del SS. Crocifisso, giungessero da vari continenti, durante le varie dirette trasmesse attraverso la pagina Facebook di questa testata, likes, complimenti, commenti colmi di apprezzamento e di gioia da parte dei monrealesi residenti all’estero, per il fatto di poter prendere parte, anche solo virtualmente, ad un evento, tanto importante quanto atteso e partecipato, anche dall’altra parte del Globo.

Attraverso il nostro canale, hanno avuto la possibilità di seguire i momenti più importanti della processione del 3 maggio e degli eventi culturali, religiosi o anche di semplice folklore che li avevano preceduti. Dagli Stati Uniti, da vari paesi europei, finanche dall’Asia, centinaia di concittadini hanno avuto l’opportunità di provare l’emozione di partecipare, in tempo reale, ai festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso. Tanti altri avevano goduto delle dirette di Monreale News, tanti altri di quelle di Monreale Press. Un gioco di squadra che aveva contribuito unicamente ad avvicinare al Cristo in Croce le migliaia di devoti che non erano potute essere presenti.

Il SS. Crocifisso è di tutti i cittadini monrealesi, o quantomeno di tutti i fedeli, che sono tanti, tantissimi. Pensare che possa essere appannaggio di qualcuno, il quale può disporne come meglio crede, appartiene ad una concezione anacronistica, ad un certo tipo di sottocultura religiosa vecchia e stantia. Perché il SS. Crocifisso “non appartiene”, ma è un patrimonio di tanti, innanzitutto religioso, ma anche culturale, sociale.

La gestione di una manifestazione così importante, come quella che richiama migliaia di monrealesi sparsi per il mondo, necessita di una organizzazione all’altezza. Affermare che un solo organo di stampa abbia lo stesso potenziale di 4, che da solo possa raggiungere lo stesso numero di utenti al pari di 4 testate giornalistiche è, perlomeno, da ingenui. 

Ma basterebbe guardare i dati sui follower delle singole testate sulla piattaforma facebook, un parametro che spiega la capacità di “penetrazione” di ciascuno dei siti online monrealesi nel social network più diffuso al mondo (un elemento certamente importante nella scelta di un media partner), per comprendere come le considerazioni del presidente siano piuttosto blande. Sollevano qualche perplessità e qualche interrogativo.

Soprattutto in una edizione non ordinaria, a causa delle limitazioni dettate dalla pandemia e dalle conseguenti prescrizioni ministeriali sul contagio, sarebbe stato opportuno, piuttosto che escludere, chiedere il contributo di tutte le testate locali.

Una soluzione percorribile dal punto vista tecnico, che non avrebbe comportato la presenza di ulteriori operatori in chiesa (in ottemperanza alle normative ministeriali), dato che sarebbe stato sufficiente per le altre testate replicare il segnale.

Il Crocifisso è patrimonio di tutti. E certamente nessuna testata, nessun giornalista monrealese, se invitato (e ne abbiamo di grande esperienza in città), si sarebbe rifiutato di prestare il proprio contributo anche durante gli eventi culturali che hanno preceduto la funzione del 3 maggio. 

E se si crede in un Crocifisso che è comunione, quale occasione migliore per suscitare quello spirito di comunità in una città che appare sempre più priva di una identità, più intenta ad alzare steccati che a creare ponti, vittima di gelosie e di invidie che, in tanti campi, ne impediscono una reale crescita? A meno che non si creda che il SS. “appartenga” alla sola confraternita, o, ancora peggio, a qualcuno che possa decidere, in piena e totale autonomia, le modalità di gestione. 

Se una simile ipotesi risultasse veritiera, e noi tutti auspichiamo il contrario, credo che venga a disperdersi, in meandri francamente poco intellegibili e che nulla hanno a che fare con l’idea di “costruire una vera comunità”, il messaggio più importante veicolato dal Cristo in Croce: lo Spirito di autentica Fratellanza. Un monito che diventa il presupposto fondamentale per una condivisione equa e giusta di qualsiasi evento possa riuscire a coinvolgere l’intera collettività, senza alcuna barriera personale o sociale, in un territorio, come quello monrealese, in cui la condivisione stessa, come principio prioritario, appare quanto mai necessaria, molto di più di una sterile logica a “compartimenti stagni”.

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