Pennisi: “Non possiamo portare Cristo crocifisso sulle spalle per un giorno ma dobbiamo averlo nel nostro cuore sempre”

“Coloro che uccidono e opprimono gli altri con la violenza di stampo mafioso, non possono dirsi seguaci devoti di Cristo Crocifisso ma schiavi dell’Anticristo”

Monreale, 6 maggio 2019 – “Il nostro mondo ha bisogno di persone che con la loro vita e con le loro scelte e a costo di essere messi in Croce, come il beato don Pino Puglisi, il capitano Basile, il capitano D’Aleo e tanti altri martiri della fede e della giustizia, denunzino le logiche contrarie a quelle dell’amore che si dà fino alla Croce”.

L’omelia dell’Arcivescovo della Diocesi di Monreale, Mons. Michele Pennisi, tenuta nel corso della processione del SS. Crocifisso svolta ieri a Monreale, è stata centrata sulla condanna al fenomeno mafioso. Ed è stata una esortazione all’amore di Cristo come rispetto della legalità e del prossimo.

Coloro che uccidono e opprimono gli altri con la violenza di stampo mafioso, con il pizzo e con l’usura, con lo spaccio della droga, con vili gesti di intimidazione nei confronti di chi compie il proprio dovere, non possono dirsi seguaci devoti di Cristo Crocifisso ma schiavi dell’Anticristo”.

La condanna nei confronti dei mafiosi, che si celano dietro le manifestazioni religiose, è un tema altre volte affrontato da Mons. Pennisi in questi anni, nel corso del suo percorso pastorale alla guida della difficile diocesi di Monreale. E in più occasioni Pennisi ha esortato i responsabili delle confraternite ad effettuare un maggiore controllo sui soggetti inseriti.

“Non possiamo portare Cristo crocifisso sulle spalle per un giorno ma dobbiamo averlo nel nostro cuore sempre. Non possiamo offrire al Crocifisso le rose che rappresentano le cinque piaghe del Signore se non siamo disposti a toccare con mano le piaghe del Signore toccando la carne sofferente dei nostri fratelli, infermi e emarginati”.

L’arcivescovo si è poi soffermato sulle “pene, le angosce, le speranze e le illusioni dei giovani, la solitudine e le sofferenze degli anziani, i problemi e le preoccupazioni delle famiglie, le difficoltà e le incertezze sul futuro dei lavoratori e di coloro che cercano un lavoro, il desiderio di giustizia, di libertà e di pace del mondo intero”, affidandosi a Gesù Cristo Crocifisso e risorto.

Quindi la richiesta conclusiva di grazia: “E che bedda sta jurnata, ‘u Signuri è pì la strata, grazia patruzzu amurusu, grazia!”

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