Monreale, 17 marzo 2019 – Poco, troppo poco tempo dedicato a convincere gli elettori titubanti a credere ancora nel “cambio di logica”, quella proposta di cambiamento lanciata 5 anni fa e ripresentata ieri pomeriggio senza soluzione di continuità.
Pochi i risultati di cinque anni di lavoro presentati dal candidato sindaco Piero Capizzi alla stampa e alla folla, pigiata all’interno della troppo piccola e certamente inadeguata sala Millunzi del Collegio di Maria. Una folla giunta in gran parte per osannare il proprio candidato, in minima parte per ascoltare cosa aveva da dire e come avrebbe motivato un elettorato in cerca di un bravo amministratore.
Pochissimi i minuti destinati a presentare il resoconto di quel percorso politico lungo 5 anni che avrebbe dovuto rivoltare come un calzino la città di Monreale.
Pochissimi gli elementi forniti agli elettori per infondere in loro quella convinzione necessaria a dargli fiducia per altri 5 anni di mandato.
Pochissime parole per spiegare il perché tanti punti programmatici del progetto presentato 5 anni fa sono ancora da realizzare.
Risanamento finanziario, Amat, scuola innovativa, differenziata portata al 42. Oltre questi dati il primo cittadino non è riuscito, o piuttosto credo che non abbia volutamente preferito, snocciolarne altri, addentrandosi e ripetendosi invece più volte sul valore dell’amicizia.
“Alcuni errori sono stati commessi, e da loro ho imparato, non li ricommetterò”. Forse con questo breve mea culpa sulle promesse non (ancora?) mantenute, Capizzi ha voluto distogliere l’attenzione e cancellare dalla mente dei presenti le perplessità su una candidatura che avrebbe dovuto spiegare tanti perché. Un’occasione sprecata, o il timore di depotenziare la giusta carica da trasmettere agli elettori?
E così non c’è stato alcun cenno alla crisi del settore commerciale, del settore turistico che, nonostante il riconoscimento UNESCO, non cresce, alle richieste inevase dei commercianti, alle strade di periferia sporche, buie e piene di buche, all’assenza di mense scolastiche nelle scuole, alla sicurezza e all’impianto di videosorveglianza più volte richiesto dai commercianti, all’impianto sportivo, quello della Ranteria, di proprietà comunale e abbandonato, alle frazioni che mantengono le stesse sembianze di cinque anni fa, ai giovani che non hanno spazi culturali o di ritrovo, al cinema Imperia la cui ristrutturazione è ferma da anni, ai locali del CRES abbandonati a ladri e vandali, ai tassisti monrealesi che avevano creduto alle confortevoli rassicurazioni di un sindaco che vanta ottimi rapporti con Leoluca Orlando, alla precaria situazione lavorativa dei dipendenti della ACS, la ditta che si occupa della gestione dei parcheggi comunali.
Tanti temi sui quali avrebbe potuto spendere (e in alcuni casi sicuramente a suo vantaggio) più di una parola, in un contesto, quello dell’apertura di una campagna elettorale, nel quale si spiega il perché di una candidatura, nel tentativo di accreditare nuovamente la fiducia degli ascoltatori.
Ed invece il candidato Piero Capizzi ha preferito destinare gran parte di questi 25 minuti di presentazione della nuova campagna elettorale al valore dell’amicizia, riconosciuto come elemento distintivo delle donne e degli uomini della squadra di governo, dei consiglieri, e di chi l’ha sostenuto in questi anni. All’amicizia ha dedicato molto tempo, forse troppo.