Palermo, 1 febbraio 2019 – Si è tenuto mercoledì, presso la Casa della Cooperazione, l’ultima delle tre giornate della conferenza internazionale sulla tratta di esseri umani. La conferenza ha consentito per la prima volta l’incontro tra istituzioni e società civile, sia europee che nigeriane, e lo scambio di dati, pratiche e modelli per implementare una rete transnazionale che lavori in modo coordinato a nuove forme di cooperazione per la tutela congiunta dei diritti umani.

“Insieme ad AOI, l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, chiederemo un incontro con i rappresentanti di Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea, per presentare una proposta concreta grazie a quanto emerso in questi giorni di lavoro – ha detto Sergio Cipolla, presidente di Cooperazione internazionale sud-sud (Ciss) -. Abbiamo riunito un enorme patrimonio di partenariati e chiediamo indistintamente a tutte le organizzazioni che hanno partecipato di aiutarci a trasformare quanto fatto in questi giorni in un programma di cooperazione per la lotta alla tratta con attività contemporaneamente in Nigeria e in altri paesi europei”.
Secondo quanto emerso dalle ricerche le reti criminali nigeriane hanno sviluppato una sorprendente capacità di organizzarsi traendo profitto dall’assetto normativo e dal quadro politico europeo. “Il viaggio – spiega Cipolla – è pagato direttamente dalla vittima attraverso il suo sfruttamento, che avviene già durante il viaggio. Mentre fino a qualche anno fa solo dopo l’arrivo in Europa queste donne si trasformavano in potenziali vittime della tratta, di fatto adesso sono vittime conclamate già in partenza, perché i gruppi criminali arruolano le donne tra i fluir migratori. Col il decreto sicurezza inoltre scompaiono gli strumenti che consentivano di intervenire a tutela di queste donne, venendo meno il riconoscimento della donna migrante come vittima di tratta. Saltano i presupposti umanitari, e il rischio più grave è che queste donne siano ancora più vulnerabili”.

“In queste giornate abbiamo raccolto dati, analisi e punti di vista per conoscere a fondo ciò che spinge a migrare dalla Nigeria e ciò che intrappola chi desidera un futuro migliore in forme di sfruttamento e mercificazione – dice Margherita Maniscalco, coordinatrice dell’evento -. Abbiamo condiviso testimonianze forti, l’esperienza di chi lavora dal basso, in aree urbane e rurali, a fianco delle vittime della tratta. In queste giornate abbiamo appreso che in Nigeria vi è una società civile, dinamica e seriamente impegnata nel contrasto e nella prevenzione della tratta, sebbene gli sforzi fino a qui fati non bastano; da Palermo, città schierata contro la tratta, nasce una rete di lavoro transnazionale impegnata nella prevenzione della tratta nigeriana”.