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Monreale. Amministrative 2019. Tanti i candidati, pochi i contenuti

Monreale, 19 gennaio 2019 – La piena assoluzione incassata dal sindaco Piero Capizzi con la sentenza di mercoledì scorso lascia cadere le sue ultime riserve sulla ricandidatura a sindaco di Monreale. Già preannunciata, adesso diviene una certezza. Non ci sono altri ostacoli alla sua corsa, per la seconda volta, alla carica di primo cittadino. Una corsa che però non appare certamente in discesa come quella del 2014. 

Allora, il sindaco uscente, Filippo Di Matteo, era reduce da una serie di tagli alla spesa e di un aumento dell’imposizione fiscale (ricorderete la manifestazione contro l’aumento della TARSU), dovuti alla situazione di predissesto del comune, e pagava anche lo scotto dell’emergenza igienico-sanitaria che aveva investito il territorio comunale in seguito alla crisi dell’ATO rifiuti. Si prospettava sin dall’inizio una campagna elettorale tutta in salita, mentre i suoi avversari avevano gioco facile a demolirne l’immagine, già di per sé incrinata, di guida di un comune. La storia è nota. L’ex sindaco non giunse neanche al ballottaggio.

Ma se Di Matteo è stato il sindaco del piano pluriennale (il tentativo di risanamento dell’Ente attraverso la dilazione del debito in 10 anni), Capizzi verrà ricordato come il sindaco del dissesto finanziario dell’ente. E, anche se le responsabilità della crisi finanziaria del comune hanno radici ben più lontane, sarà questa l’etichetta che i suoi avversari non mancheranno in tutte le occasioni di affibbiargli durante la campagna elettorale.

Ma se per Capizzi sarà difficile chiedere agli elettori ulteriore fiducia per altri 5 anni, a suo vantaggio, diversamente da come avvenne per Di Matteo, gioca invece l’attuale panorama politico monrealese nel quale si prospetta una competizione dove non spiccano avversari elettoralmente forti, né tantomeno capaci di fare gioco di squadra. Almeno ad oggi. 

Il panorama è molto frastagliato e, a meno di prossimi colpi di scena, è difficile fare previsioni sul candidato vincente.

Capizzi gode del sostegno del gruppo consiliare di “Alternativa Civica” di Salvatore Gullo e Mimmo Gelsomino e ha sigillato il patto di ferro con il gruppo di Toti Zuccaro che lo sostiene in consiglio comunale e ha in giunta (di nuovo) due assessori. Rimane in bilico la posizione degli altri consiglieri di opposizione del centro destra (Forza Italia e Diventerà Bellissima), rimasti privi di un riferimento politico (e di un candidato sindaco). Un’area ricca di esponenti politici che però difficilmente proveranno a coalizzarsi, rimanendo per questo deboli.

L’ex sindaco Salvino Caputo ha lanciato il guanto di sfida. Non nasconde la sua intenzione a scendere in campo in prima persona. Fino all’ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature lavorerà cercando di demolire gli avversari, Capizzi in primis. Cerca di comunicare agli elettori che lui è il sindaco del fare. Ma se alla fine dovesse riporre i remi in barca, non farà certamente da stampella a nessun altro candidato.

Il consigliere comunale Giuseppe Romanotto, con una storia politica di centro destra, ha ufficializzato la sua candidatura dopo essersi iscritto alla Lega. Il movimento di Matteo Salvini ha il vento in poppa, ma difficilmente il dato nazionale potrà replicarsi a livello locale, nonostante il voto trascinante delle europee (a maggio ci sarà l’election day, si voterà lo stesso giorno sia per le amministrative che per le europee). A Monreale il voto di opinione conta davvero poco. A dimostrarlo le elezioni di 5 anni fa, quando il Movimento 5 Stelle ottenne il 30% dei consensi per le europee e un risicato 7% per le amministrative.

E anche quest’anno il M5S ha ufficializzato l’intenzione di correre da solo, almeno al primo turno. L’accordo Salvini/Di Maio non si replicherà a Monreale. E il consigliere comunale Fabio Costantini sarà nuovamente il candidato sindaco dei pentastellati.

Il centro sinistra è disgregato, il PD con molta probabilità non sarà neanche in grado di presentare agli elettori una sua lista. Altri esponenti di quest’area hanno optato per un progetto civico in grado di raccogliere trasversalmente maggiori risorse. E così fioccano le liste civiche con altrettanti candidati sindaci, anche se, tra questi, con buona probabilità nelle prossime settimane si vedrà chi riterrà di avere i numeri per continuare la corsa o sceglierà di ritirarsi. Massimiliano Lo Biondo è il primo ad avere ufficializzato la sua intenzione di candidarsi, sostenuto dalla lista civica #Oltre. Roberto Gambino, portavoce della lista “Il Mosaico”, ha inaugurato una campagna elettorale caratterizzata da incontri pubblici incentrati sulle criticità del comune e sulla condivisione delle tematiche da affrontare per il futuro del paese, piuttosto che sui nomi. Due gruppi che potrebbero alla fine trovare una sintesi assieme alla lista “Monreale bene comune”, portavoce Francesco Macchiarella, intorno ad un unico candidato sindaco.

Anche l’ex Presidente del Consiglio, Alberto Arcidiacono, da mesi ha aperto la campagna elettorale e da alcuni giorni ha ufficializzato la creazione della lista civica “La nostra terra”. Non ha sciolto però la riserva sulla sua candidatura a sindaco.

Insomma, la proposta è abbastanza ampia. Se gli attuali candidati dovessero presentarsi in massa al nastro di partenza si rivelerebbero deboli, a tutto vantaggio di Capizzi che vedrebbe in questo caso aumentare le sue quotazioni. Arriverebbe quasi certamente al ballottaggio, dove poi si aprirebbe una nuova partita, ancora tutta da scoprire.

Un dato di questa, seppur tiepida, campagna elettorale emerge con insistenza. L’assenza di contenuti e di proposte concrete.

A soli tre mesi dalla presentazione ufficiale delle liste elettorali, e dei relativi candidati sindaci, ancora poco c’è dato sapere su chi ha le carte in regola, cioè competenze e idee chiare, per guidare nei prossimi cinque anni una complessa città come Monreale.

Siamo ancora alla sola analisi o polemica sulle criticità, peraltro molto evidenti, che i cittadini vivono quotidianamente, o, tutt’al più, all’appello al senso di responsabilità e all’impegno personale. Ma la reale capacità di andare oltre le buone intenzioni è ancora tutta da dimostrare.

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